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Scuola, stravolte le graduatorie

 LIVORNO. Arriveranno in 140, da altre provincie d’Italia, e saranno inseriti all’interno delle graduatorie dei precari che insegnano nelle scuole di ogni ordine e grado. I loro nomi non saranno in coda a queste liste da cui lo Stato pesca per affidare le supplenze, ma incastonati tra quelli dei docenti “indigeni”, sulla base del punteggio raggiunto. Con il rischio che i 140 “stranieri” scavalchino gli insegnanti nostrani.
L’operazione è nazioneale ed è collegata a una decisione del Consiglio di Stato che nelle scorse settimane ha accolto le richieste di alcuni insegnanti, decretando illegittimo il sistema delle code per le graduatorie delle supplenze. In pratica, fino ad oggi un docente precario di qualunque parte d’Italia poteva richiedere di essere inserito nelle “liste di attesa” non solo per le scuole della sua provincia, ma anche per quelle di altre tre provincie italiane. In questo modo, in provincia di Livorno come altrove, i nominativi dei docenti di altre zone del Bel Paese venivano automaticamente aggiunti in coda a quelli dei colleghi del posto.
 Cosa cambia. Adesso che entrano in vigore le nuove regole il duello tra docenti sembra assicurato. L’Ufficio scolastico provinciale (ex Provveditorato), dovendo rispettare la decisione del Consiglio di Stato, ha avviato le procedure di inserimento “a pettine” dei docenti di altre province. «Stiamo procedendo con la verifica dei nomi - dice il Provveditore Elisa Amato - e delle classi di concorso a cui questi docenti appartengono. I quantitativi sono ancora da valutare, ma dovrebbe trattarsi di circa 140 insegnanti, lo sapremo con certezza entro fine maggio, quando termineremo gli inserimenti».
 Le paure dei sindacati. «Abbiamo paura che si scateni una vera e propria caccia al posto libero». Patrizia Villa, segretaria Cgil scuola, spiega che il rischio è la guerra tra poveri. «Così gli insegnanti precari locali - prosegue - si possono veder passare avanti colleghi di altre zone che però hanno un punteggio maggiore». Potrebbe verificarsi, insomma, che prof livornesi che da anni fanno supplenze e che, essendo ai primi posti nelle graduatorie, attendono con ansia di passare di ruolo, si vedano scavalcare da colleghi appena arrivati da Bolzano piuttosto che da Taranto. «I ricorsi che hanno portato a immettere a pettine i docenti nelle graduatorie - dice Villa - sono fatti da sssociazioni che si autodefiniscono sindacati, ma fanno solo gestione dei contenziosi, senza tavoli di concertazione che poi sarebbero utili per dare regole generali». Per risolvere il possibile contrasto fra i precari della scuola Cgil propone di «mantenere il vecchio modello delle graduatorie ad esaurimento, creando poi una lista nazionale da cui attingere per eventuali supplenze».
 Le storie dei precari. Ilda Fantasia insegna come precaria nelle scuole di infanzia: «Sono di Benevento e da dieci anni giro per l’Italia cercando die entrare di ruolo. Prima sono stata a Como e da anni lavoro in provincia di Livorno, per lungo tempo anche all’Elba. Questa storia dell’arrivo di colleghi da altre zone non fa che peggiorare una situazione grave. Ci scoraggia, visto che dopo 10 anni non c’è speranza di lavorare stabilmente, e poi non fa bene neanche alla qualità della didattica».
 In realtà i precari livornesi non si accaniscono contro i colleghi in arrivo da altre provincie. «Non si può fare una guerra tra poveri - dice Rossana Fatighenti, precaria delle scuole superiori -, se hanno un punteggio più alto è giusto che abbiano il dovuto riconoscimento. Il dramma vero sono i tagli del governo, se non ci fossero stati non sarebbe sorto il problema delle graduatorie». Butta acqua sul fuoco anche Daniele Ippolito, anche lui docente precario alle superiori: «Non credo ci saranno massicce immigrazioni. Credo che sia giusto poter cambiare provincia, ma sarebbe bene rivedere anche i tagli indiscriminati».
- Anna Cecchini