Ora possono asciugarsi le lacrime di 39 anni fa

I ricordi di bambino sono spesso i più nitidi. Alcuni non si cancellano e restano nel cuore per sempre. All'improvviso riappaiono, facendoti riprovare le stesse sensazioni, le stesse emozioni, gli stessi dispiaceri di un tempo. C'ero anch'io con mio padre Renato, assieme a centinaia di altri pistoiesi, quel maledetto 28 maggio 1972 a Forte dei Marmi. Campionato di serie D, ultima giornata. Arancioni primi in classifica, un punto di vantaggio sul Montevarchi, locali destinati alla retrocessione. Uno dei più magici "undici" di sempre, snocciolato per anni come un mantra: Banfi, Vezzosi, Breschi, Masi (assente nell'occasione, giocò Berti), Magelli, Migliorini, Ereditieri, Fanucchi, Biliotti, Dal Monte, De Mecenas. Una vera carovana arancione, con la speranza nel cuore di cogliere una promozione strameritata. Esonerato l'allenatore Vellutini il 5 dicembre (sconfitta in casa 1-2 con lo Spoleto), la Pistoiese del presidente Ducceschi e del nuovo trainer Gino Giaroli non aveva perso più partita, giocando un calcio spettacolare ed annoverando alcuni dei giocatori più amati della storia, da Breschi a Fanucchi, da Ereditieri a Dal Monte. E invece furono 90 minuti di passione, in cui passammo dalla sicurezza alla speranza, dalla speranza all'inquietudine, dall'inquietudine alla rabbia, dalla rabbia allo sconforto, alla disperazione. 90 minuti d'assedio alla porta di Arrighini, ma il risultato non si schiodò da un beffardo 0-0. Ed è struggente e fa ancora male, dopo tanti anni, il ricordo delle facce impietrite, del dolore autentico dei tifosi, in quegli anni tra i più appassionati e generosi nell'intera saga arancione. Così fu spareggio, beffardo, dannato, contro quella che allora si chiamava Aquila Montevarchi al Comunale di Firenze, letteralmente preso d'assalto da migliaia e migliaia di nostri supporters, ignari di andare ad assistere ad una delle più atroci ingiustizie in 90 anni di storia gloriosa. Oggi la rinata Pistoiese torna a vincere un campionato chiudendo la pratica proprio a Forte dei Marmi, dove un pomeriggio di quasi 39 anni fa lasciò per strada sogni e speranze. Un atto di giustizia, una riparazione mai troppo tardiva. Io, che quel giorno c'ero, riesco a malapena ad esultare. Mi sento un po' come Boka nel finale dell'immortale "I Ragazzi della Via Pal", quando cerca nella sabbia del campo di battaglia le orme del piccolo amico Nemecsek, caduto per la difesa del loro amato pezzo di terra. Cerco nella mente i volti dei tifosi, dei giocatori di allora. E li ricordo con affetto. Questa vittoria è per loro, che hanno contribuito a rendere questa squadra così particolare e così amata. E che quel giorno piansero lacrime vere, non meno importanti di quelle di gioia che scorrono oggi.

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 Cristiano Rabuzzi