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Il serpentone delle tute blu

 MASSA. Diverse migliaia di persone si svegliano presto e si mettono in viaggio per Massa. Partono da Firenze, Siena, Livorno, Pisa, Pistoia. Da tutta la Toscana. Rinunciano a un giorno di salario per venire qui, con fischietti, bandiere striscioni per dire: “protestiamo, non ci stiamo”. Sfilano, mangiano panini portati da casa o pizze al taglio. E sembrano contente.
 Bisogna partire da qui per capire il senso della maxi manifestazione regionale che la Fiom ha organizzato ieri mattina a Massa. Migliaia di persone - 15mila secondo il sindacato 8-10mila (poi scesi a 6mila) secondo la questura - «in carne ed ossa» in corteo. Facce, storie, progetti che sono quanto di più lontano si possa immaginare dal mondo di Arcore e dintorni. Gente che «ci crede»: crede nella mobilitazione collettiva in difesa dei propri diritti. Vero, la maggior parte sono militanti di partiti; iscritti, delegati o quadri sindacali. Un’altra Italia, comunque, che scende in piazza per chiedere «diritti, lavoro, democrazia».
 L’imponente, lunghissimo corteo di questa “altra Italia” parte dai cancelli della Eaton, la multinazionale americana che nel 2008 ha chiuso e licenziato 304 lavoratori, diventata simbolo della lotta operaia di tutta la Toscana.
 Apre il serpentone delle tute blu della Fiom lo striscione «Da Pomigliano a Mirafiori difendiamo ovunque contratto e diritti. Il lavoro è un bene comune». Sfilano i sindaci della provincia, passano gli striscioni delle Rsu delle fabbriche, la geografia dell’industria toscana: Eaton, Piaggio, De Tomaso, Magma, Rational Aga, Sammontana, Henraux, Nuovo Pignone... Ci sono i partiti della sinistra: Rifondazione comunista e Sinistra Ecologia e Libertà; Sinistra critica, i marxisti leninisti di Pmli e Carc. Tutti separati, va detto. C’è l’Idv con il deputato Fabio Evangelisti; il Pd ha inviato una delegazione dalla segreteria toscana.
 Ma ci sono anche i lavoratori del Maggio fiorentino, quelli dell’Università di Firenze, i pensionati della Spi, i poliziotti del Siulp-Cgil, gli studenti - non tantissimi - i precari di università e scuole, i delegati della Funzione pubblica.
 Una manifestazione di dimensioni mai viste qui a Massa. Una scommessa vinta per Fiom e Cgil; i cui segretari, poi, sul palco, diranno davanti alla folla: «Ci vogliono isolati: ecco questo è il nostro isolamento».
 Cori da stadio contro Silvio Berlusconi e Sergio Marchionne, camioncini che diffondono musica (L’Internazionale, Bella ciao, Fischia il vento, ma anche Manu Chao e Checco Zalone), fischi e grida quando si passa davanti al McDonald’s e quando l’elicottero della polizia volteggia sul corteo. Nessuna tensione, tuttavia, tutto fila via liscio. Tanto che nel pomeriggio il questore di Massa Carrara Girolamo Lanzillotto esprime un «plauso agli organizzatori per la professionalità, l’intelligenza e la correttezza dimostrate in tutte le fasi dell’evento».
 Sul palco in piazza Aranci il sindaco Roberto Pucci che parla di «crisi epocale» dell’industria apuana.
 Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil, attacca: «Questa è l’Italia reale, sono Berlusconi e il suo governo a vivere in un altro mondo». Attacca anche Massimo Masat della Fiom nazionale: «Il modello Fiat è da terzo mondo: compete con i cinesi ma non con le altre potenze mondiali ed europee».
 Da un settore della piazza si alza il grido: sciopero generale. Risponde, in modo indiretto, il segretario regionale della Fiom Cgil, Mauro Faticanti annunciando un’escalation di manifestazioni in tutta la Toscana per difendere lavoro e rappresentanza: «Saranno scaglionate in tutta la regione le marce per il lavoro che è la priorità assoluta del paese. Nessuna forma di iniziativa, dal punto di vista di un sindacato è preclusa, ma le faremo come e quando saranno necessarie per portare a casa il risultato».
- Claudio Figaia