Con Pollini se ne va un pezzo di storia

GROSSETO. La città perde un pezzo di storia. Si è spento ieri mattina a Firenze Renato Pollini, sindaco della città dal 1951 al 1970. Aveva 85 anni, lascia moglie, figlia e due nipotine. Fu il sindaco del primo grande sviluppo della città e anche quello che gestì i giorni difficili dell'alluvione.
Fu poi consigliere regionale e assessore regionale per tre legislature, prima di diventare tesoriere nazionale del Partito Comunista. In quella veste, nel 1993, fu arrestato durante Tangentopoli, insieme al "Compagno G" Primo Greganti: pesarono le accuse di Giulio Caporali, già consigliere di amministrazione delle Ferrovie dello Stato. Otto volte a processo, Pollini ne è uscito a testa alta, con altrettante assoluzioni, ma i 73 giorni passati a San Vittore non li ha mai dimenticati.
Comunista di ferro, faceva parte di quella generazione di politici che ha costruito la democrazia dalle fondamenta. Già nel 1946, a 21 anni, fu consigliere provinciale, poi assessore ai lavori pubblici, fino all'elezione, nel 1951, a sindaco. Aveva poco più di 25 anni, guiderà la città per 19 consecutivi.
Sotto la sua guida Grosseto ha preso forma, diventando la città in cui viviamo adesso. Fu lui il padre del primo piano regolatore: mentre in altre realtà lo sviluppo era caotico, a Grosseto Pollini costruiva "una città senza periferie", una città a dimensione umana. Un modello che vedeva nella partecipazione, nella fruizione popolare della cultura uno dei suoi perni essenziali: sono sue creature la rassegna annuale di pittura, capace di coinvolgere i più illustri nomi dell'epoca; il cineclub al teatro Odeon; il bibliobus, con cui le biblioteche trasferivano parte del loro patrimonio nelle campagne.
Dopo l'esperienza in Comune, dal 1970, si spostò in Regione, come consigliere e assessore alla finanze. Fu eletto in tre legislature consecutive, fino al 1985. Ma l'esperienza politica di Pollini non si fermò alla Toscana. Fu infatti senatore nella IX e X legislatura, membro del Comitato Centrale e della Commissione Centrale di Garanzia del Pci, vice-presidente del gruppo parlamentare Pci-Pds del Senato nella X legislatura, è stato amministratore del partito dal 1982 al 1989, anno in cui si dimise per motivi di salute.
L'incarico di tesoriere del partito lo svolse in anni particolarmente difficili, quali furono per il Pci gli anni '80, fino alla crisi dei partiti. Fu all'inizio degli anni '90 che le accuse di Giulio Caporali lo portarono in carcere, a San Vittore, dove restò per 73 lunghi giorni. Erano i tempi in cui i Pm, da Tiziana Parenti agli altri, consideravano il carcere un buon modo per avere collaborazione. Certo è che Renato Pollini, rinviato a giudizio in otto processi, è stato altrettante volte assolto. (g.f.)

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