Dal tonno alle suite

PORTO ERCOLE. Per gli abitanti è "la vergogna del paese", con quei muri scrostati, i vetri rotti dei finestroni, i tetti in lamiera d'un rosso stinto e pieno di ruggine.
L'ex fabbrica dove la Cirio inscatolava tonno e sardine giace abbandonata da trent'anni nella deliziosa cala di Porto Ercole, punteggiata da tre fortezze severe che ancora oggi incutono soggezione a chi le guarda. Non è bello da vedere, quel rudere, lambito davanti dal mare e sfiorato sul retro da una muraglia di palazzi costruiti alla fine degli anni '60, quando il rispetto per il territorio era una bestemmia e ambientalismo una parola usata da pochi snob.
Il Comune di Monte Argentario darà il nulla osta per trasformarlo in un albergo extra-lusso. Il regolamento urbanistico è pronto e il consiglio comunale l'adotterà il 13 settembre, accogliendo finalmente l'istanza della società finanziaria che, nella precedente compagine sociale, avrebbe voluto trasformare l'ex fabbrica in appartamenti. Il sindaco Arturo Cerulli - ex atleta dall'aspetto mite, laureato in ingegneria nucleare - porterà in approvazione il piano che prevede anche la strada di accesso, dicendo però di volerla congelare in attesa di una soluzione tecnica adeguata.
La collina assolata.Le difficoltà del recupero dell'ex Cirio stanno proprio nella costruzione di una via che colleghi il nuovo albergo alla provinciale che conduce a Orbetello e a Porto Santo Stefano. Le viuzze attorno al molo già ora, in estate, sono congestionate: impensabile gravarle del traffico verso l'albergo, accanto al quale è prevista un'area di sosta per 60 auto, autentica manna per un paese che nella mancanza di parcheggi ha il tallone d'Achille e dove un posto può costare 300 euro al mese. Fu dunque studiata una strada sul versante ovest della collina dominata da Forte Filippo, friabile come poche e autentico eden per i fichi d'India, che crescono belli e grandi come statue grazie a un'insolazione senza pari. Lorenzo Bracci, geometra e capogruppo dell'opposizione, consigliere comunale di Monte Argentario dal 1980, lo dice senza enfasi: «Quella strada non la vogliamo. Aggira il centro storico, ma è impattante per l'ambiente».
Gli appetiti edilizi.Strada che nasce, si sa, case che spuntano. E sull'Argentario gli appetiti edilizi sono proverbiali. Te ne accorgi prima di arrivare a Porto Ercole, dove il cemento punteggia le colline, riempie le vallate e continua a divorare Cala Galera, con l'immagine del mare compressa dalla recinzione del porto e l'orizzonte fatto di yacht a perdita d'occhio. Il promontorio ha pagato un prezzo salatissimo al turismo delle seconde case e all'edilizia senza scrupoli. Gli abusi non si contano, «le istanze di condono sono migliaia», racconta il sindaco Cerulli. A metà anni '90 erano 7mila su una popolazione che non arrivava a 14mila abitanti.
Fulco Pratesi, fondatore del Wwf in Italia, ha una casa a Cala del Gesso dal 1962 "di 85 metri quadrati", tiene a precisare. Ricorda, Pratesi, di quella volta che assieme all'ex sindaco Susanna Agnelli andò ad abbattere una casa abusiva sopra la Spiaggia delle Cannelle: «Non trovammo nessun ruspista del luogo disposto a occuparsene. Poi ne arrivò uno, attivista del Wwf, dopo che io e Susanna avevamo cominciato a demolire a colpi di mazza...». Problema attuale anche oggi: «Per gli abbattimenti siamo riusciti a stanziare 100mila euro - spiega il sindaco -. Servono a poco».
La strada.La trasformazione dell'ex fabbrica Cirio è attesa da anni. Nel tempo, un tourbillon d'idee ha attraversato le giunte che si sono succedute a Porto Santo Stefano, dove ha sede il Comune. La tentazione di ricavare appartamenti davanti al porto è stata fortissima, viste le quotazioni immobiliari: per una villa con accesso diretto al mare si pagano, minimo, cinque milioni di euro. Dopo un estenuante tira e molla è prevalsa l'idea dell'albergo, con annesso parcheggio pubblico.
Ma incombe il progetto della strada, da costruire su un versante assai pendente e dunque oneroso per le opere di consolidamento. La scheda del regolamento urbanistico la prevede e, al di là delle chiusure della minoranza e delle rassicurazioni di Arturo Cerulli, in teoria si potrebbe fare. Anche perché senza un adeguato collegamento viario, il piano di recupero dell'ex Cirio partirebbe azzoppato: come raggiungere l'albergo? In che modo utilizzare il parcheggio previsto? Da quale parte aggirare il centro storico, già soffocato dalle auto?
Il crinale.Un puzzle difficile per la giunta, che senza la strada vede compromesso il programma di riassetto del paese. Il progetto di risistemazione dell'ex-Cirio va sottoposto all'accordo di programma con Regione e Provincia e pare che proprio a Firenze abbiano sibilato un no alla via sul fianco di Poggio Filippo. «Per risolvere il problema - aggiunge Lorenzo Bracci - serve un'intesa. Nessuno vuole quel baraccone e la location sul porto è accattivante». Il sindaco ribadisce: «Ci servono alberghi, ne abbiamo pochi. E non vogliamo seconde case».
Se il progetto di recupero piace a tutti e il parcheggio è indispensabile ai residenti, a dividere è la strada. Oltre il crinale, dove campeggia Forte Filippo, c'è Cala Galera, in linea d'aria vicinissima all'ex Cirio. Qualcuno azzarda un sogno, pur di risolvere il problema: un tunnel sotto il monte, per collegare l'area retroportuale di Cala Galera agli ormeggi di Porto Ercole, passando accanto all'albergo extra-lusso e al parcheggio. Fantascienza, vista l'anemica finanza pubblica. Più credibile, ma meno affascinante, l'altra ipotesi: niente strada e parcheggio in forse, con un pass appositamente previsto per i ricchi clienti del resort. E annessa pietra tombale sull'urbanistica contrattata.

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dall'inviato Antonio Valentini