«Ma se non cambia, sarà dura»

U n'estate fa, la storia di noi due. Alessandro Diamanti e il calcio inglese, amore quasi a prima vista ma non il primo: il cuore di Alino batte ancora forte quando torna a Livorno e quando su Youtube si rovina gli occhi a suon di rivedere i gol segnati in amaranto. Parma, Brescia, Fiorentina, in tanti l'hanno cercato ma per il momento lui ha deciso altrimenti. «So che 4-5 squadre di A hanno bussato alla mia porta - dice - ringrazio tutti, ma per ora preferisco restare al West Ham». E non importa se gli "Hammers" hanno trasformato un trequartista quasi in un terzino: «perché - sospira Diamanti - nella vita ci si adegua, l'importante è giocare. Lo scorso anno ho chiuso con 30 presenze più 8 reti. Come prima stagione va bene».
Motivato?
«Molto. Anche perché se in Premier non scendi in campo con la bava alla bocca, ti divorano».
È un messaggio per Mario Balotelli?
«Mah. Balotelli farà bene a cambiare atteggiamento, e in fretta. Qui prima devi essere un uomo, poi un giocatore. Chi si sente un fenomeno va poco lontano. Se Mario non si mette in testa queste regole, entro Natale lo rispediscono in Italia, altro che 5 anni».
Il suo Manchester City è pronto per lottare per il titolo?
«Dipende da come conclude il mercato. Ha grandi giocatori ma non è ancora una squadra completa, Chelsea e United per ora sono di un'altra categoria. Comunque Mancini è bravo, ha carisma».
E Prandelli ti piace?
«Sì, e se mi convoca in Nazionale, anche di più... Comunque, scherzi a parte, sempre meglio di Lippi».
Antipatico?
«Di certo al Mondiale ha lasciato a casa diversi giocatori che meritavano una maglia. Il dato di fatto è che l'Italia ha offerto il calcio peggiore degli ultimi decenni».
Anche l'Inghilterra però...
«Vero. A livello internazionale perdono personalità».
Parliamo ancora di allenatori. L'Inter perde Mourinho e abbraccia Benitez che tu hai affrontato col Liverpool.
«Mourinho è un bravo allenatore che ha un gran culo. Benitez è una persona squisita che insegna calcio. Se sfodera lo stesso culo, vince tutto anche lui, o come minimo il campionato».
E la Champions?
«Il Barcellona è la squadra da battere. Troppo bello il calcio spagnolo. Col West Ham nei giorni scorsi abbiamo affrontato il Deportivo, ci hanno dato una lezione di calcio. Mi farebbe piacere disputare almeno una stagione in Spagna».
Il livornese Allegri al Milan, chi l'avrebbe detto...
«Non mi stupisce. Tra gli addetti ai lavori Allegri è molto stimato, e poi basta vedere a che livelli ha portato il Cagliari».
Un tuffo in Toscana. Partiamo dalla serie A: la Fiorentina.
«Brutto colpo la perdita di Jovetic, e ora anche l'infortunio di Ljajic. Manca roba».
Invece in serie B...
«Serie B per me vuol dire il Livorno. Lo scorso anno ero preoccupato, invece quest'anno il Livorno mi piace. È una buona squadra, ha inserito dei giovani che possono dare entusiasmo, ha i due centrali più forti della B ovvero Perticone e Miglionico, ha De Lucia in porta che è una garanzia. E in più se si scatena Ciccio... Tavano è un extraterrestre in serie B. Lasciatelo tranquillo, dategli qualche buon pallone, e ci pensa lui a portare il Livorno a lottare per la serie A».
E il tuo Prato?
«I soliti vecchi discorsi, il solito piazzamento tra il 7º e il 10º posto».
Cioè?
«Ce l'hanno tutti con Toccafondi, poi però ci fosse uno che si avanti con 100 euro per dire "voglio comprare il Prato". E così si riparte allo stesso modo degli anni passato, senza ambizioni».
Hai visto, Zampagna a Carrara...
«Con Lucarelli presidente, hanno fatto la squadra dei compagni. Voglio sentire se hanno bisogno di un ds...»
Lasci il calcio?
«Mmm, per ora forse è meglio di no. Tengo famiglia. Dopo Aileen, ora è nata anche Olivia, la mia seconda figlia. Ormai sono circondato...».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Bernini