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Il caso finisce in Parlamento

 PISA. Arriva alla Camera dei deputati la vicenda dell’evasione dal carcere Don Bosco. Il parlamentare del Pd Ermete Realacci presenterà una interrogazione. «Non si cerchino facili capri espiatori - afferma -, questa fuga è dovuta alle condizioni di sovraffollamento da un lato e alla mancanza di personale di sorveglianza e di risorse economiche per assicurare le dovute misure di sicurezza e le migliori condizioni di vita ai detenuti dall’altro. Di questo non possono certo essere responsabili le guardie carcerarie: le colpe sono tutte del ministero, per questo sto presentando una interrogazione parlamentare per spingere il ministero a dare più uomini, mezzi e risorse agli istituti di pena che si trovano, come quello di Pisa, a rischio collasso».
 Paolo Fontanelli, anche lui deputato del Pd ed ex sindaco, aggiunge: «L’evasione dei due detenuti dal carcere di Pisa è avvenuta mentre alla Camera dei deputati si sta varando, con il voto di fiducia imposto dal Governo, una manovra finanziaria che indebolisce ulteriormente le politiche per la sicurezza. La denuncia dei sindacati di polizia è forte a Roma, dove è stata annunciata una veglia in piazza Montecitorio, così come a Pisa. A questo si aggiunge la clamorosa inadeguatezza della vigilanza penitenziaria, causata dalla carenza di organico della polizia e da un parallelo sovraffollamento delle carceri. In questo quadro le responsabilità del Governo sono gravi e pesanti. La situazione degli istituti penitenziari si fa sempre più insostenibile e non può essere ignorata o sottovalutata come si è fatto finora. Purtroppo, ancora una volta, gli emendamenti delle opposizioni non potranno essere oggetto di confronto e di voto da parte del Parlamento».
 Interviene pure Claudio Meoli, segretario provinciale del sindacato Silp (polizia di Stato): «A distanza di pochi giorni dalla duplice evasione dal carcere di Lecco assistiamo a un’ennesima fuga, questa volta dalla casa circondariale di Pisa. Nel condividere il pensiero delle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria, crediamo che tutto ciò sia il frutto amaro della manovra attuata dal governo, che ha imposto tagli lineari e indistinti alle spese per la sicurezza. Tagli che hanno pregiudicato l’apparato delle forze di polizia poste a tutela della sicurezza dei cittadini. La manovra del governo viene fatta passare per una norma antisprechi, in realtà colpisce al cuore l’operatività di interi settori della sicurezza».

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