Allegri, i comunisti e la gag del premier «L'ha sparata grossa»


LIVORNO.Ma come, un livornese allenatore del Milan, una serpe a casa del "nemico giurato" Silvio Berlusconi? E magari in tasca la bandana ricordo della trasferta di San Siro, cimelio storico dell'atteso ritorno amaranto in serie A del settembre 2004?
Non è proprio così ma la battuta del presidente del Consiglio sul presunto giuramento del neotecnico rossonero Massimiliano Allegri («mi ha assicurato che non è comunista») durante la presentazione ufficiale ha scatenato in città le reazioni del mondo politico, sportivo e di quello dello satira, sempre attento ai movimenti e alle gaffe del premier. «Io sono tifoso del Livorno e sono anche comunista dalla nascita. Mi sa che non gli sarei piaciuto per niente...»: se la ride Renzo Ulivieri, presidente degli allenatori di calcio e personaggio di spicco nel pallone per la sua fama di uomo apertamente schierato a sinistra. Iscritto al Pci già negli anni sessanta, l'ex tecnico di Napoli e Bologna è stato consigliere comunale e assessore nella sua San Miniato, e da pochi mesi è il nuovo coordinatore di Sinistra Ecologia e Libertà nel comune pisano. «Quella dichiarazione sparata durante la presentazione di Allegri la prendo come una delle solite frasi choc a cui il presidente del Consiglio ci ha ormai abituato in tutti questi anni, niente di più...» chiosa Ulivieri.
Un altro sportivo livornese che non ha mai fatto mistero dei suoi rapporti con la sinistra è Paolo Bergamo. L'ex designatore e arbitro internazionale per un attimo si mette nei panni di «Acciuga». «Berlusconi con quella frase inopportuna ha messo in grave imbarazzo Allegri, che è un amico e lo capisco, perché è un professionista serio - spiega Bergamo - anche io ho le mie idee, di sinistra, ma lo sport con la S maiuscola deve essere autonomo dalla politica, e infatti nella mia vita ho sempre distinto le due cose. Invece il presidente del Consiglio ha compiuto un'ingerenza inammissibile. E mi sa che non sarà l'unica, visto che ha già iniziato a parlare di moduli e di uomini come Ronaldinho e Pato, da mandare assolutamente in campo».
Chi invece ha avuto come datore di lavoro in rossonero Silvio Berlusconi sul finire degli anni'80 è l'ex attaccante livornese Graziano Mannari, oggi allenatore delle giovanili del Cecina. Mannari racconta alcuni retroscena della sua esperienza milanista: «Il presidente ha voluto fare una battuta, è fatto così, uomo intelligente e scherzoso. Anche ai miei tempi, quando veniva a trovarci agli allenamenti a Milanello si comportava in maniera simpatica. Non parlava di politica perché non era ancora sceso in campo, ma in realtà a Berlusconi non interessa nulla delle preferenze partitiche di chi lavora per lui, basta vincere e tutto passa in secondo piano».
Dal fronte politico cittadino di destra, la parola passa a Marco Taradashe Maurizio Zingoni. «A me piacciono i livornesi comunisti, perché spero che presto diventino tutti liberali», replica con una contro-battuta il consigliere regionale del Pdl. «Io faccio parte del partito di Berlusconi, ma al contrario di Allegri sono interista», aggiunge il vicecoordinatore regionale dei Club della Libertà. I toni si alleggeriscono con il sintetico pensiero di Mario Cardinali, padre e direttore del Vernacoliere, che risponde a "Silvio" con un interrogativo a cui invita a riflettere: «Ma dove sono i comunisti di cui parla Berlusconi? C'è qualcuno che pensa che ce ne siano ancora a Livorno?». Chiude il comico di Zelig Paolo Migone: «Berlusconi chi? Purtroppo non c'è da stare Allegri se si fa l'allenatore del Milan...».

Jimmy Morrone