ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

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IL CASO BRANCHER
Dimissioni responsabili?
Era irresponsabile la nomina

 Tutti i replicanti del premier si affannano a dichiarare che le dimissioni di Brancher da ministro dimostrano un senso di grande responsabilità. Io sono d’accordo. Peccato però che i suddetti portaborse berlusconiani non si rendano conto che così dicendo esaltano la dissennatezza di Berlusconi. Eh sì, perché se dovessimo fare un’equazione matematica dovremmo esplicitarla così: le dimissioni di Brancher stanno al senso di responsabilità così come la nomina a ministro sta alla irresponsabilità di Berlusconi.
 Non ci vogliono grandi cervelli per capire quanto appena detto. Eppure tutto quello che accade intorno al “trono” deve essere ammantato da un nuvolone propagandistico che arriva sempre a segno perché si approfitta della circostanza - dichiarata a suo tempo da Berlusconi - che il livello intellettuale medio degli italiani è pari a quello di un bambino di seconda media.
 Secondo voi quanta parte ha avuto Bossi in questa circostanza delle dimissioni? Siamo arrivati al punto che proprio Bossi sembra essere diventato l’uomo saggio della maggioranza. Roba da matti. Ma cosa aspettiamo a ribellarci a questa continua sceneggiata?
Adolfo Bruni Borgo a Mozzano (Lucca)

I VERI TRADITORI
Fini parlava di legalità
Mai così tanta corruzione

 Nel contesto sempre più scoraggiante di questo governo di centrodestra, vale la pena ricordare che la destra, capeggiata a suo tempo da un unico leader, Gianfranco Fini, considerava come tema principale il caposaldo della legalità. I tempi sono cambiati ed ora la parola “tradimento” serpeggia tra le fila indebolite di chi, invischiato in correnti avverse, non può più sentirsi unito da ideali comuni. Ma quale legalità, ci si chiede, quando nella storia della nostra Repubblica, mai la corruzione è arrivata ai livelli insopportabili di oggi! Non occorre essere schierati o condizionati da sigle di partiti per credere nel rispetto della legalità.
 Ma allora, chi sono da considerare veri traditori, i finiani o i berlusconiani? Archiviata la domanda un po’ retorica e ammesso, a denti stretti, che la corruzione in politica è presente in tutti i governi del mondo, ci si pone un’altra domanda meno retorica che si rapporti con alcune caratteristiche peculiari di noi tutti come quelle di essere un po’ fatalisti e utopisti: è forse troppo da... italiani sperare che il prossimo governo sia prevalentemente onesto anzichè prevalentemente disonesto?
Beppe Di Dato
TRA SOREL E MARX
Fregole anticomuniste
e bucce di banana

 Le fregole anticomuniste fanno, spesso, scivolare sulle bucce di banana.
 Su Il Tirreno di ieri è, appunto, occorso al signor Ciacchini, al quale andrebbe spiegato che la nozione di “violenza levatrice della storia” è stata formulata da Sorel nel 1906 (quando Marx era morto da 23 anni) proprio come critica della concezione materialistica della storia del filosofo di Treviri.
 Per altro tale nozione fu, in seguito, fatta propria dall’anticomunista Benedetto Croce. Solo un brutto scherzo dell’afa?
Giovanni Altini Livorno

RUOLO DEI GENITORI
Le stragi tra fidanzati
frutto di un amore malato

 Egregio direttore, mi sento in obbligo di scriverle dopo le recenti stragi in ambito amoroso: fidanzati o ex fidanzati che uccidono la compagna, e che poi si tolgono la vita, l’ultimo sabato nel Cremonese ha lasciato un biglietto con scritto “Solo così potevamo stare insieme”, un messaggio disperato che dimostra il disagio interiore, l’alienazione dalla realtà, il bisogno di un amore deviato, totale.
 Accade spesso anche per molte donne che si autodistruggono per un sentimento non ricambiato, una storia che finisce: diventano ossessionate, perdono il controllo e l’intelletto.
 La ragione è semplice, quell’amore così definitivo, idealizzato, avvolgente, è specchio dell’amore del figlio per la madre (o della figlia per il padre); un amore, una simbiosi, necessari nell’infanzia per la formazione della psiche, delle sicurezze e della sessualità come però altrettanto necessario è poi il “distacco”, l’evoluzione e la maturazione dell’identità del bambino che deve essere traghettato verso l’esperienza dell’altro, da ciò che sta “fuori” dalla famiglia.
 Molti genitori però non accompagnano i figli verso questo, verso l’indipendenza emotiva ed istintuale, ma decidono di tenerli a sé e, sebbene apparentemente vadano nel mondo, quei figli rimangono per sempre collegati da un filo che non vedono, ma che li muove e li porta a cercare altrove quell’amore idilliaco, infantile, che a quell’età però non è più sano, ma morboso, pericoloso.
 Ecco allora che trovano l’altro/a, un altro che spesso ha lo stesso problema, la stessa inconscia dipendenza, e che da questo amore/bisogno (diverso dall’amore/desiderio dell’adulto) è attratto ma talvolta prova anche repulsione. E quando questo avviene allora uno dei due scappa e l’altro lo insegue, a volte per anni ma succede spesso che l’attesa diventi insopportabile... e accade il peggio.
 In conclusione, dobbiamo adoperarci tutti per un futuro fatto di genitori, padre e madre, più presenti, più comunicativi ma anche più consapevoli dell’importanza dei loro ruoli e dei saperi che hanno il compito di trasmettere: il mondo che verrà in buona parte dipende da ciò che gli adulti sapranno dare ai più giovani.
Fabio Barzagli responsabile portale www.infanzia- adolescenza.info

ISTITUZIONI IRRISE
L’Aquila è abbandonata
ma si fanno le leggi per pochi

 Sempre più spesso, non certo dai giornali e dalle Tv di famiglia (sia Mediaset che Rai), giungono notizie che lasciano allibiti. Veniamo a sapere, per esempio, che all’Aquila è finito il tempo delle passerelle e che la gente si sente sempre più sola, abbandonata.
 Viene confermato che nel nostro Paese non solo vengono predisposte ed emanate leggi nell’interesse di pochi, ma che si inventano pure i ministeri. Come quello, “ministero per il legittimo impedimento”, creato su due piedi ad uso e consumo del signor Brancher.
 Ormai, pare proprio, non ci sono più limiti alla sfacciataggine di chi ci governa. Basti pensare alla legge sulle intercettazioni. Di questo passo dove va a finire il rispetto per le istituzioni, la stessa dignità dell’Italia e degli italiani?
Pier Giovanni Billeri

UNA VENDETTA
La D’Addario ha soltanto
accelerato i tempi

 Leggo ogni giorno la pagina de “La posta” e concordo spesso con ciò che scrive il signor Carlo Giglioli. Ora desidero dirgli questo. Forse la D’Addario ha scoperchiato la pentola; forse senza il suo intervento tutto, nel Governo Berlusconi, sarebbe andato liscio: forse!
 Personalmente non ne sono sicuro, perchè quest’uomo, che io vedo circondato da personaggi equivoci, capace di pensare solo a se stesso, sarebbe sicuramente inciampato senza lo sgambetto di qualcuno (nel calcio, che lui ama tanto, esistono gli autogol e nel suo caso se ne contano a iosa). In Europa e nel mondo ci ridono tutti dietro da molto tempo, basta seguire la Cnn e ascoltare i commenti “lusinghieri” riservati all’Italia ed alla politica italiana, il che fa presagire che probabilmente qualcosa, prima o poi, sarebbe successo. Credo che la D’Addario, con le sue rivelazioni, abbia accelerato i tempi, ma... se la concessione edilizia della suddetta, che fu alla base delle prestazioni di cui tanto si è parlato, avesse avuto l’esito da lei sperato, probabilmente in Italia e nel Governo non sarebbe (per ora) cambiato nulla. Insomma, secondo me, per la D’Addario si è trattato solo di una vendetta personale, non l’ha fatto per l’Italia e per gli italiani e pertanto, se da una parte la ringrazio per aver accelerato i tempi, tuttavia non la assolvo e concordo con chi l’ha contestata in Piazza Navona. Non me ne voglia, signor Giglioli.
Alfredo Pii Arcidosso (Grosseto)

CONDANNA DELL’UTRI
Berlusconi, la mafia
e il dibattito che non c’è

 Ho avuto modo di ascoltare al Tg1 le motivazioni della sentenza che ha condannato Dell’Utri a 7 anni di reclusione e mi è apparsa evidente una inequivocabile verità: è emerso con chiarezza il legame che univa Dell’Utri, la cupola di Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, per un periodo di venti anni. In questo arco di tempo si svolge l’intera carriera di imprenditore di Berlusconi e quindi la nascita del successo immobiliare, dopo quello televisivo, poi in quello commerciale, da Milano 2 fino alla Fininvest. Per non parlare poi di Berlusoni che al processo di Palermo, citato come semplice testimone, si è rifiutato di rispondere. Ed ancora la presenza di capitale riciclato di origine mafiosa, il ruolo della banca Rosini, facente capo ad uno sportello di Milano, ma con solidi agganci a società fantasma situate a Lugano ed in altri paradisi fiscali.
 Infine la presenza nell’entourage berlusconiano di personaggi mafiosi. Tutti questi elementi dovrebbero provocare un dibattito politico e storico di grandi dimensioni. Quale è l’elemento frenante che porta verso un binario morto un tema essenziale che consentirebbe di capire ciò che è accaduto nel corso di un ventennio?
 La domanda ci porta direttamente al cuore del problema della azione di governo di questi ultimi due anni. L’occupazione della Rai, la legge bavaglio sulla stampa, le accuse rivolte alla magistratura, la riforma che approderà prossimamente in Parlamento, gli insulti quotidiani alla Corte costituzionale, additata quale organo fazioso e politicizzato: tutto questo mi fa pensare che questa politica ha un senso ed una coerenza se mette in rapporto con i 20 anni che precedono l’ingresso in politica dell’imprenditore Berlusconi.
 Il controllo della Rai e la legge bavaglio servono per impedire che il pubblico sia informato di quanto in realtà è accaduto e accade nel nostro paese.
- Vasco Andreucci   Livorno