ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

A maggio il bando

 LIVORNO. Ha voglia il comitato contro il nuovo ospedale a raccogliere firme per organizzare un referendum popolare, l’Asl va avanti come un treno. Nelle prossime settimane infatti l’azienda sanitaria firmerà l’accordo di programma con la Regione Toscana e poi, nel mese di maggio, aprirà il bando internazionale per individuare l’impresa chiamata a ideare il progetto del nuovo presidio sanitario. Lo assicura Monica Calamai, direttrice generale dell’Asl 6, che ci tiene a sottolineare le capacità amministrative di Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno: «Mi complimento con lui, con cui si lavora bene».
 Dottoressa, affrontiamo il tema ospedale: si parla urgenza di costruirne uno nuovo perché quello vecchio cade a pezzi. Davvero è in condizioni così gravi?
 
«Non è che la struttura di viale Alfieri cada a pezzi, ma è totalmente inadatta ad accogliere un tipo di sanità moderno. Mi sembra una struttura assurda, ci sono ancora camere a più letti, con i bagni in comune nei corridoi. È un edificio degli anni Trenta, inappropriato per i modelli sanitari di oggi, secondo cui l’ospedale deve avere anche certe caratteristiche di comfort».
 Parlando per assurdo, quanto costerebbe ristrutturare l’immobile di viale Alfieri per poterlo utilizzare ancora?
 
«Parliamo di niente, perché questo non è pensabile. Ristrutturare il vecchio sappiamo tutti che costa più che costruire ex novo una struttura adatta».
 Il nuovo ospedale avrà circa duecento posti letti in meno rispetto all’attuale, i cittadini hanno paura di essere “abbandonati” e i dipendenti Asl temono di perdere il lavoro. Cosa risponde?
 
«Non siamo tutti impazziti, il modello di ospedale per intensità di cure risponde a criteri ben precisi stabiliti dalla Regione. Non è che i cittadini non saranno più assistiti, solo che avranno una sanità meglio organizzata. Ci sarà un ospedale per intensità di cure destinato ai pazienti acuti, e poi strutture territoriali per i malati cronici. Stiamo lavorando per aprire l’ospedale di comunità. Faccio un esempio: in Toscana e a Livorno un ricoverato su 9 ha più di 75 anni. La gestione di questi pazienti non può essere ospedaliera. La pneumologia, per esempio, deve essere destinata a pazienti con problemi acuti, non semplicemente ospitare degenti. Oggi il concetto di un ospedale come grande contenitore per l’assistenza sanitaria è anacronistico. E poi i distretti sanitari non possono restare aperti solo 4 ore la mattina, dovrannno restare a disposizione dei cittadini nelle 12 ore diurne. Poi c’è l’obiettivo di incrementare le prestazioni domiciliari e le reperibilità notturne. Una riorganizzazione totale, in cui i dipendenti avranno il loro lavoro, magari non tutti in ospedale ma nelle diverse attività territoriali che andranno a comporre il sistema sanitario territoriale».
 A che punto siete con le nomine dei nuovi primari?
 
«A breve saranno nominati i primari di diabetologia, unità che a Livorno no c’era mai stata, e urologia, che non aveva un suo direttore, poi entro l’anno quelli di ematologia, chirurgia cardiovascolare e gastroenterologia».
 Corre voce che al posto del dottor Spinelli, primario di ortopedia, arrivi il dottor Augusti, primario a Villamarina a Piombino.
 
«Non mi risulta che Spinelli abbia fatto domanda di pensione, quindi non va indetto nessun concorso per affidare il reparto. Quello di ortopedia non è un primariato da affidare».
 Mesi fa è andata in incognito all’ospedale di Cecina, per vagliare la gestione della struttura. L’ha più fatto, a Livorno o negli altri presidi sanitari della provincia?
 
«Abitualmente giro tra i reparti, anche senza seguire percorsi preordinarti, per capire come funzionano e cosa c’è da migliorare. L’altra settimana per esempio sono stata al pronto soccorso di Piombino e ho visto certe cose».
 Che cosa ha visto?
 
«Senza entrare nel dettaglio, diciamo che ho trovato una situazione tranquilla, molto tranquilla. Lavorano con molta quiete. Insomma, per fare un confronto, il pronto soccorso di Livorno è un’altra cosa, ha un’attività più intensa».
 I sindacati accusano Asl di aver presentato un piano di riorganizzazione vago, solo con linee guida, e protestano perché è stato rimandato il confronto su questo progetto. I medici si lamentano di non conoscere da anni l’ammontare totale dei fondi integrativi che vengono ripartiti tra di loro. Cosa risponde?
 
«Il piano di riorganizzazione è stato volutamente generale, per dare gli indirizzi globali. Il confronto per discutere dei dettagli ci sarà, diciamo quando il clima sarà più calmo, e comunque penso entro Pasqua. La partita dei fondi integrativi è in via di risoluzione».
 Pregi e difetti della sanità livornese.
 
«Diciamo che non si può fare l’errore di pensare di puntare tutto su una persona che dirige un reparto, alle spalle deve esserci un gruppo valido. Nel complesso è un sistema sanitario buono, con eccellenze come neurochirurgia, nefrologia e dialisi, oncologia e anche ortopedia, che è da migliorare, ma è soddisfacente. Da segnalare che presto medicina nucleare si doterà di una Pet mobile, per una tomografia tridimensionale, adesso attiva solo a Careggi e presso l’azienda ospedaliera pisana.
 Ha seguito la vicenda delle “madonnine”?
 
«I simboli sacri devono andare nei luoghi di culto, non nei luoghi di cura. E sottolineo che sono cattolica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

- Anna Cecchini /

  • Articoli correlati - GIORNALI LOCALI GRUPPO ESPRESSO
  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • + Altri risultati
Foto correlate - Repubblica.it Foto Gallerie

Etna, scene da un'eruzione

(09 febbraio 2012)