Una famiglia tutta tubi e mattone


LIVORNO.Ricco lo è davvero, e ci mancherebbe altro. Ma non più di Spinelli. Savino Tesoro è un industriale medio-grande della provincia lombarda. Immigrato dalla Puglia, partendo da un tubificio ha messo su un piccolo impero siderurgico. «Ma ultimamente abbiamo diversificato le attività, anche per via della crisi del settore» dice il figlio Antonio, in una parentesi dell'intervista pallonara. «Abbiamo aperto una società di vendita all'ingrosso di cosmetici e presto ci lanceremo nel settore dei veicoli, scooter soprattutto». Per il resto, molto acciaio sparso tra Bergamo e Lecco e un po' di mattone.
Origini.Il padre Savino, 53 anni, è nato a Spinazzola, il figlio Antonio, 28 anni, a Modugno: paesoni delle murge baresi, olivi a perdita d'occhio, trulli all'orizzonte. Le fabbriche, i Tesoro, le hanno conosciute dopo che sono emigrati in Lombardia. Hanno preso casa ad Ambivere, nella Bergamasca. E ora possiedono capannoni nella vicina Mapello. Zoomando con Google Maps, si vedono distese di tetti e piazzali.
Acciaio.Gente d'acciaio. La holding di famiglia si chiama Tubra, ha chiuso l'ultimo bilancio con un generoso utile di 3 milioni e controlla un ventaglio di società che vanno da tubifici ad immobiliari: la Te-ma, 3 milioni e mezzo di capitale e 8 milioni di fatturato; la Sotec, 750mila euro di capitale e 3,9 milioni di fatturato; e poi Twin (15.600 euro di capitale), Ortolano (2 milioni di capitale), Texso (100mila euro), Sidercoil (3 milioni di capitale), Centro Siderurgico Meridionale (20mila euro).
Il patrimonio netto delle controllate (ossia le società possedute con più del 50 per cento) o collegate (meno del 50 per cento) supera i 15 milioni, valori di bilancio 2008. Si narra - perchè nei documenti riscontri non ve ne sono - che Tesoro abbia un consistente patrimonio d'immobili e anche la proprietà di un centro commerciale. Si dice anche che costruirà un ipermercato a Tradate, nelle vicinanze di Busto Arsizio: un progetto del genere lo avevano i vecchi proprietari della Pro Patria.
Sventure. Il nome di Savino Tesoro è balzato alle cronache per due fatti di segno opposto. Nell'ottobre 2004 fu arrestato con altri quattro imprenditori pugliesi per una storia di false fatture, che servivano a coprire prestazioni e forniture di macchinari considerate inesistenti totalmente o in parte e finanziate da incentivi europei. Vicenda che gli è costata una condanna a 2 anni e 6 mesi.
Riscatto.Va detto che Tesoro si è sempre professato incolpevole, anche quando si è cominciato a parlare di lui come salvatore della (pro) Patria. Nel giugno scorso, dopo due aste fallimentari andate deserte, l'imprenditore si è aggiudicato la blasonata società bustocca alla modesta cifra di 400mila euro: 280 pagati subito e il resto a saldo. A questi ha dovuto aggiungere 730mila euro per saldare i debiti sportivi. L'affare si è poi rivelato pessimo, aldilà di qualche bella partita vinta: quest'anno la Pro Patria chiuderà il bilancio con 4 milioni e mezzo di perdita.
Munifico.E' davvero un tesoro di presidente. E così a Busto Arsizio se lo tengono stretto: «Non provatevi a portarcelo via».

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Cristiano Meoni