28 febbraio 2010 —
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sezione: Livorno
LIVORNO. Traditi da una piantina. Messi fuori pista da una vecchia mappa. Anni e anni a scervellarsi su come liberare il canale del porto dai tubi messi sul fondale dallEni, ostacolo a qualsiasi sviluppo. Per scoprire ora che sono ben più in profondità di quanto si pensava e coperti da uno strato di materiale che pare fatto apposta per proteggerli dai cucchiai delle draghe.
Basterà dare una raschiatina sul fondo e soprattutto ai lati del canale per renderlo agibile alle grandi portacontenitori. Ed è quello che farà già dalla prossima settimana lAutorità Portuale per allargare la sezione navigabile e convincere i piloti a rimuovere le limitazioni che oggi impediscono alle grandi navi di viaggiare a pieno carico.
Un po di storia. I tubi sono lì dagli anni 60: è un fascio di otto condutture di 12-30 pollici di diametro che si diparte dalla Darsena Petroli, costeggia il canale fino alla Torre del Marzocco, lo taglia inabissandosi e poi riemergendo alla Calata del Magnale e corre fino alla Darsena Ugione. Servono a trasportare il greggio sbarcato dalle petroliere alla raffineria. Dei tubi non si è parlato per trentanni.
Tunnel e talpa. E stato Nereo Marcucci, presidente dellAutorità Portuale fino al 2003, a porsi per primo il problema della loro rimozione. LEni rimise uno studio di fattibilità nel quale esaminava unipotesi monstre per costi e complessità: scavare con una talpa un tunnel di tre metri e mezzo di diametro nel quale infilare il fascio dei tubi. Un chilometro sotto terra, dalla torre del Marzocco alla Darsena Ugione. Importo dei lavori ipotizzato 25 milioni di euro. Non se ne fece nulla.
Arriba Piccini. Ovvio che il problema non poteva essere dribblato più di tanto. Con larrivo delle prime portacontenitori da oltre 250 metri la questione dellallargamento e dellapprofondimento del canale daccesso si è imposta nellagenda dellAutorità Portuale. Roberto Piccini ha provato a forzare la mano allEni, approfittando della scadenza della concessione per le banchine del Costiero. E così nel 2007 ha cancellato dal bilancio lo stanziamento di 9 milioni per la rimozione dei tubi e chiesto al gruppo petrolifero di farsi carico dellintero importo delloperazione. Ma non ha funzionato: lEni si è appellata al presidente della Repubblica contro limposizione dellAuthority e ha vinto il ricorso.
Meglio un uovo oggi... A un certo punto Piccini, pressato dalle compagnia armatoriali che minacciavano di lasciare Livorno, si è convinto che bisognava trovare una scorciatoia: una soluzione magari non definitiva come quella del tunnel ma capace di dare una risposta immediata a Zim e soprattutto a Yang Ming e, ora, Cosco. Meglio che una gallina domani...
Maledetta piantina. Cera però quella piantina risalente agli anni sessanta che lasciava pochi margini per allargare il canale. Una piantina che aveva fissato nella testa degli addetti ai lavori un convincimento che poi si è rivelato fallace: che i tubi fossero a 14 metri e 50 di profondità, e sopra di essi vi fosse solo fango. Il progetto di massima delloleodotto era lunica che lAutorità Portuale aveva fino a un paio di mesi. Poi, in una riunione tecnica, ne è saltato fuori uno nuovo, portata dai rappresentanti dellEni: il progetto esecutivo, risalente anchesso agli anni 60 ma molto più dettagliato del documento di cui era in possesso lAuthority.
Sorpresa sul fondale. E i dettagli svelavano una novità. Loleodotto veniva segnalato a oltre 15 metri di profondità e sopra era indicato uno strato di pietrisco e cemento. Una situazione diversa a quella conosciuta che, se confermata dai rilievi, avrebbe consentito lescavo del fondale e delle sponde senza mettere a rischio i tubi.
Da una settimana unimpresa specializzata di Roma sta eseguendo lo scandaglio del canale con il sistema Side Scan Sonar. E i primi risultati confermano che qualcuno, fino a due mesi fa, non aveva ben valutato la situazione, messo fuori pista dallEni che si teneva i suoi documenti. I tubi sembrerebbero quasi a 16 metri di profondità, sovrastati da pietra e cemento. Asportando detriti, ai lati più che sul fondale, secondo gli esperti dellAuthority si può ricavare una sezione navigabile del canale di 13 metri di profondità e 90 di ampiezza (adesso è 70 metri). Venti metri in più di acqua per i comandanti delle navi e per i piloti, «già da maggio» secondo il presidente dellAutorità Portuale Piccini. «Se anche i rilievi di domani saranno buoni - dice il dirigente dellAuthority, Giovanni Motta - si parte subito coi lavori».
E dopo il mini-tunnel. Con un canale navigabile di 90 metri e almeno 130 metri tra le due sponde le grandi portacontenitori potrebbero aumentare i pescaggi ed entrare e uscire anche di notte. I tubi però restano lì, a impedire che i pescaggi possano superare i 12 metri, ragion per cui non è stata abbandonata lidea di rimuoverli. Assieme al progettino di queste settimane cè anche un progetto per il medio-lungo termine. LEni ipotizza un tunnel, ma di soli 270 metri, per attraversare obliquamente il canale. I soldi sono da trovare, anche se non cè fretta, dato che dentro il porto i fondali al massimo arrivano a 13 metri.
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Cristiano Meoni /