Veline e liste pulite, i nodi del Cavaliere


ROMA.Liste pulite, mogli e veline. Sono i tre nodi che, in quest'ultima settimana di passione, il Pdl dovrà sciogliere per definire gli elenchi dei candidati alle Regionali di fine marzo. In Lombardia sulla bilancia ci sono le pressanti richieste di Berlusconi. Furioso per la probabile cancellazione dal listino blindato di Formigoni della sua protetta Nicole Minetti, ex ballerina di Colorado cafè, conosciuta dal Cavaliere al San Raffaele dove fa l'igienista dentale. Berlusconi insiste allora su altri due nomi: il suo massaggiatore personale Giorgio Puricelli, ex Milan calcio e il geometra di Arcore, Francesco Magnano.
Sempre in Lombardia fa rumore la discesa in campo nelle liste pavesi del Pdl del parlamentare Giancarlo Abelli, marito di Rosanna Gariboldi che ha patteggiato una condanna a due anni per riciclaggio. A Como corre il consigliere regionale uscente Gianluca Rinaldin coinvolto in una vicenda di tangenti e finito due anni fa agli arresti domicliari. In Piemonte è candidato Angelo Burzi, capogruppo Pdl in Regione con un rinvio a giudizio. Ovunque i big hanno i propri candidati da piazzare: Scajola la sua segretaria Fabiana Santini, Fabrizio Cicchitto, Antonio Tajani e Francesco Giro i rispettivi asistenti Ernesto Irmici, Carlo de Romanis e Francesca De Pascale. Nel Lazio il «listino delle mogli» a sostegno di Renata Polverini annovera le consorti del sindaco di Roma Alemanno, Isabella Rauti, del deputato Pdl Fabio Rampelli, Gloria Sabatini, del segretario del ministro Sacconi Francesco Pasquali, Veronica Cappellaro. Questa candidatura soppianta quella di Francesca Pascale, leader del comitato «Silvio ci manchi» ex velina di Telecafone.
Il centrosinistra in Lombardia ha varato il listino del candidato Filippo Penati: tra i nomi in testa il campione del mondo di ciclismo Gianni Bugno, la hostess pasionaria dell' Alitalia Maruska Piredda, l'operaia Rosanna Della Valle. Nel Lazio botta e risposta tra Emma Bonino Rosy Bindi. La presidente del Pd aveva contestato la scelta di avviare uno sciopero della fame sulla riforma elettorale: «Chi non vuole fare sciopero faccia altro», afferma polemica e il Pd «invece di criticare, faccia».

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