Testa di Modì a casa Craxi

LIVORNO. «La piscina senz'acqua, i cimeli di Garibaldi...»: è l'elenco di fotogrammi con cui sul "Corriere della Sera" Aldo Cazzullo disegna con le parole la casa di Craxi a Hammamet «quasi come l'ha lasciata lui». Ma se in questa lista l'attenzione di chiunque si è soffermata sul «busto del Duce», nella nostra città tutti hanno guardato qualcos'altro: «una delle false teste di Modigliani omaggio dei burloni livornesi».
Nella residenza tunisina dell'ex premier socialista sembra dunque far capolino una settima "falsa testa": ennesima puntata nella telenovela di beffe iniziata nel 1984.
Non bastavano le tre "storiche" false teste di Modigliani: Modì 1 e 3 scolpite per il gusto della provocazione artistica dall'artista Angelo Froglia, Modì 2 firmata a colpi di Black & Decker da Michele Genovesi, Pietro Luridiana, Francesco Ferrucci e Michele Ghelarducci.
Non bastavano le altre tre, quelle ora depositate nel caveau di una banca cittadina da parte degli eredi del carrozziere Carboni, scovate dallo stilista Giuseppe Saracino e poi tenute a battesimo dal collezionista Carlo Pepi. Finite nel gorgo perfino di un round giudiziario di fronte al tribunale di Pisa (concluso con una assoluzione generalizzata e la richiesta dei proprietari di fare definitivamente chiarezza se le sculture sono di Modì o no).
Adesso, ad arruffare ancora di più le fila della complicata vicenda, ecco saltar fuori una nuova testa: nientemeno che nella casa tunisina della vedova Craxi.
In realtà, le tracce di quella "falsa testa" le troviamo quasi 13 anni fa nel maxi-sequestro di cimeli garibaldini che gli incaricati della famiglia Craxi avevano messo dentro un container, dietro un carico di 1200 chilogrammi di balle di maglieria grezza che, come recitavano i verbali, il maglificio Sammy e il maglificio Alex avevano spedito alla «ditta Pullovex sarl, Zone Industrielle Route pour Tunis, 3100 Kairouan».
Duecentocinquanta scatoloni e colli bloccati in porto, al varco Galvani, dagli uomini della Guardia di Finanza e dai funzionari del servizio antifrodi della Dogana. Sulla base di una soffiata il blitz punta dritto sul camion Om 190 con targa tunisina (Rs50906Tn): ne nascerà un tourbillon giudiziario che terminerà con l'assoluzione di Anna Craxi. Nelle documentazioni del sequestro non risulta figuri questa scultura ma il nostro giornale segnala come «l'oggetto più curioso» di tutta questa merce quella "falsa testa" à la Modi. E' un «vero falso Modigliani» come «dice l'etichetta applicata sotto il piedistallo».
Di certo questa circostanza testimonia la risonanza internazionale dell'operazione Modì e la curiosità di fronte a questa vicenda che si muove sui doppi binari della beffa e del gioco intellettuale. E poi, di fronte a questo tripudio di teste, la domanda sorge spontanea: ma quante ce ne sono in giro? Di sicuro gli universitari ne realizzarono una seconda, in diretta, durante lo speciale del tg su Raiuno: Modì 2 bis, in pietra serena, poi venduta a un'asta di beneficenza. Froglia ne fece certamente un'altra in seguito alle due gettate nel fosso, che è quella realizzata appositamente per il videotape «Peitho e Apathe. Della persuasione e dell'inganno», a supporto della sua performance. Insomma, anche senza contare le scimmiottature più banali chissà quante altre false teste sono state scolpite in quegli anni da altri artisti o presunti tali, in una sorta di falsi-modigliani-mania. Il gusto del paradosso sembra allora essere il motivo-guida di tutta questa vicenda: non solo le teste false, ma anche i falsi dei falsi. Ma, se di paradosso vogliamo parlare, fa riflettere come la "falsa testa" in mano alla vedova Craxi in Tunisia se la stia in fondo passando meglio delle "false teste" livornesi. Via dall'Italia. Ma meglio che essere imprigionate nel buio polveroso e senza visitatori dei Bottini dell'Olio...