Rauty conclude l'indagine sulla Pistoia medievale

PISTOIA.Tra i libri ultimi nati, riguardanti Pistoia, quello storicamente più approfondito e rivelatore è "L'Europa e Pistoia nel secolo X", di Natale Rauty, edito dalla Società pistoiese di storia patria, in collaborazione con la Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. Questo volume è il terzo, e conclusivo, della serie di studi che lo stesso Rauty ha fatto sull'Alto Medioevo, avendo sempre Pistoia ed il suo territorio come punto di riferimento.
Tutte e tre le pubblicazioni sono in vendita a prezzi dai 14 ai 16 euro, da prenotare, a mezzo posta, o recapitare a mano, presso la Società di storia patria, casella postale 339, 51100 Pistoia, in via dei Pappagalli 29 (aperta mercoledì e il sabato, dalle 16,30 alle 19).
Il volume consta di tre parti parti. Nella prima si parla del Regno italico, da Berengario I e Berengario II. Tutto quel secolo X, avvilito dalla decadenza della Chiesa romana e, per di più, tempestato dalle invasioni ungare e saracene, fu di lotte e intrighi per ottenere la corona di re d'Italia.
In Italia, e non solo, si risvegliava l'economia, riaprivano i mercati e la popolazione tornava a crescere. Si costruivano le città nuove e, tra esse, Pistoia. Ma per quanto ci riguarda più da vicino, cosa successe nella marca di Tuscia e specificatamente a Pistoia? E' quanto si narra nella terza parte, dedicata a "La città di Pistoia nel secolo X".
Centro del nostro intreresse è un diploma del 998, con cui l'imperatore Ottone III conferma al vescovo di Pistoia, Antonino diritti, privilegi e possessi fondiari, nonchè la giurisdizione ecclesiastica sulle 19 pievi che, nell'Alto Medioevo erano sorte nel territorio della diocesi. Nel bel finale, leggiamo quindi della nostra città che cresce attorno alla cattedrale, di un territorio che risorge tutto intorno, di contratti agrari, attività edilizie e mercati; di una città che sente il bisogno di proteggersi con mura e organizzarsi civilmente.

Paolo Gestri