10 gennaio 2010 —
pagina 07
sezione: Attualità
ROSARNO. A bordo di pullman, con le auto proprie scortate dalle volanti della polizia, sui treni e anche a piedi: gli immigrati che per mesi hanno lavorato negli aranceti lasciano Rosarno per sfuggire alle violenze e alle rappresaglie degli abitanti, seguite alla rivolta dei neri di giovedì sera. Un esodo che non è una fuga ma molto ci assomiglia. Dopo i 320 partiti nella notte, hanno raggiunto i centri di prima accoglienza di Crotone e Bari altri 590 immigrati: praticamente tutti quelli che occupavano lex Opera Sila e la ex Rognetta. Stranieri che sono stati tutti controllati e che, se hanno già lasciato le strutture, è perché o avevano il permesso di soggiorno in regola o avevano già avanzato la richiesta di asilo politico. A quelli che già sono nei centri, si aggiungeranno altri 215 immigrati, fino ad ora ospitati a Rizziconi. Un trasferimento che andrà avanti a tappe forzate perché lobiettivo della task force del Viminale è quello di riuscire entro oggi a portar via tutti gli immigrati da Rosarno.
Tra i migranti portati a Crotone e Bari ci sono anche quelli che polizia e carabinieri hanno recuperato nei casolari sperduti nella piana di Gioia Tauro. E sono proprio loro, ora, a preoccupare di più le forze di polizia: il loro isolamento, infatti, facilita il compito di chi vuole farsi giustizia da solo. Due gli agguati, ieri mattina, entrambi in campagna: un immigrato regolare del Burkina Faso, Dabrè Moussa, di 29 anni, è stato colpito con una fucilata caricata a pallini; nel secondo invece gli assalitori hanno bloccato unauto con tre stranieri: due sono riusciti a fuggire, il terzo è stato preso a sassate. Meglio è andata a dieci immigrati del Ghana, ma solo perché sono riusciti a dare lallarme: nel cortile del loro casolare si sono presentati alcuni cittadini di Rosarno, con spranghe e taniche di benzina, che hanno dato fuoco alla struttura.
Complessivamente, i feriti sono una settantina: 17 abitanti del posto, 19 appartenenti alle forze di polizia e il resto immigrati, di cui solo un paio in condizioni più gravi. La tensione, insomma, resta ancora alta. Anche se con la partenza di 1.125 immigrati la situazione dovrebbe normalizzarsi. Segnali in questo senso arrivano anche dagli abitanti di Rosarno: la barricata innalzata nei pressi dellex Opera Sila è stata rimossa e ora cè soltanto un presidio di cittadini, mentre il Comitato civico che si è costituito dopo la rivolta, ha diffuso un comunicato in cui condanna «tutte le forme di violenza contro il popolo degli immigrati e la stessa popolazione rosarnese, prendendo le distanze da qualsiasi atto di aggressione verso persone e cose».
Il clima, in città, resta comunque pesante. Le strade sono presidiate da poliziotti e carabinieri, nellaria si respira lodore della spazzatura e dei copertoni bruciati. Qualche immigrato, molto pochi in realtà, si aggira ancora impaurito per le strade, qualche esagitato continua a fare ronde in motorino. Per le rivolte e le violenze delle ultime 48 ore sono stati convalidati gli arresti di cinque dei sette immigrati fermati. Mentre per i tre italiani bloccati dalle forze dellordine - due per violenza e resistenza a pubblico ufficiale e uno per aver sparato ad un immigrato - il gip del Tribunale di Palmi si pronuncerà lunedì. Uno dei tre sarebbe figlio di uno degli elementi di spicco della cosca Bellocco che, assieme ai Pesce, si spartisce il territorio di Rosarno ed è anche per questo che gli investigatori vogliono accertare se proprio le due cosche abbiano in qualche modo deciso di cavalcare la reazione violenta della popolazione, dopo la rivolta. Anche se una delle ipotesi è che la rivolta di giovedì sia stata scatenata dalla falsa notizia che quattro extracomunitari erano stati uccisi. Ma questa è unaltra partita: ora lobiettivo è portare fuori tutti gli immigrati da Rosarno. Perché finché rimangono non calerà la tensione.