sabato 20.03.2010 ore 06.43

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Tam tam sul web, sciopero degli stranieri a marzo

 ROMA. «Sciopero immigrati? Dubito vogliano farlo i regolari. Se l’iniziativa partisse dagli irregolari si tratterebbe solo di espellerli». Lo dice il ministro Roberto Calderoli, sull’ipotesi rimbalzata sul web che gli immigrati in Italia scioperino il primo marzo per protestare contro il razzismo in Italia. Parole che vengono subito contestate dall’opposizione. «Calderoli continua a gettare benzina sul fuoco», commenta Andrea Orlando, responsabile giustizia del partito.  Sulla vicenda interviene anche il Vaticano. Lo «strumento della violenza è da bandire», ma il Vaticano è preoccupato soprattutto per «le gravi condizioni di lavoro cui sono sottoposti gli immigrati che offrono un servizio prezioso all’agricoltura e alla comunità locale». Di fronte ai fatti di Rosarno anche il solitamente prudente segretario di Stato vaticano, cardinal Tarcisio Bertone, usa parole forti invitando a «un riscatto di vita secondo giustizia», una giustizia che deve guardare innanzitutto «ai poveri e agli oppressi».  «La violenza deve essere punita e non è mai giustificata - dice Pierluigi Bersani, segretario del Pd - ma il governo deve difendere chi lavora ed è sfruttato». Il ministro della Semplificazione, Calderoli, oltre all’uscita sullo sciopero invoca «il massimo rigore sui clandestini». E Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del Pdl, invoca «i respingimenti» perchè «la legge Bossi-Fini e le politiche di rigore sono le nostre linee guida».  E’ invece con la Bossi-Fini, ma non solo, che se la prende Livia Turco, del Pd, «chiudere le vie dell’ingresso legale e tollerare il lavoro nero è una follia». Il senatore del Roberto Di Giovan Paolo invita poi i ministri a inviare la polizia «per scoprire chi affitta in nero agli immigrati», gli ispettori «per scovare chi sfrutta» e la Finanza «per combattere l’evasione fiscale».  Il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro lancia l’allarme: «E’ la rivolta degli schiavi - dice - e abbiamo paura che possa succedere anche altrove. La responsabilità è della criminalità organizzata che sfrutta dei disperati e poi li prende a schioppettate». E Luigi De Magistris, eurodeputato dell’Idv, accusa: «Nella piana di Gioia Tauro c’è uno sfruttamento spaventoso del lavoro nero degli immigrati, su cui c’è stata una sottovalutazione sia della politica sia della magistratura».  Rosarno dimostra infine che in Calabria «lo Stato non c’è, lì è morto» per il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che accusa: «Le forze dell’ordine non sono arrivate prima di 24-48 ore». Infine per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani «la violenza deve essere respinta, ma bisogna riconoscere ai migranti i loro diritti». Anche don Gallo, della comunità di San Benedetto al porto di Genova, invita a tener presente le condizioni disumane in cui vivono gli immigrati di Rosarno. E don Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e dell’associazione Libera, torna ad accusare le cosche: «Anche la sparatoria che ha innescato la rivolta - dice - va considerata un messaggio per intimidire chi non vuole rassegnarsi».

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