La favola di Donati alla corte di Mou «Un buon debutto»

VIAREGGIO.Sarebbe già sufficiente l'idea che esordisci in prima squadra calpestando l'erba di San Siro, lo stesso palcoscenico dove si sono esibiti Mazzola e Rivera, Zenga e Van Basten, Ibrahimovic e Kakà. Se poi a sostituirti è Maicon, forse il miglior terzino destro al mondo, allora la tua emozione va incontro ad una brusca impennata. Giulio Donati, versiliese del Marzocchino classe '90, ha debuttato con la maglia dell'Inter: il giovane terzino, colonna portante della formazione Primavera con cui ha giocato la scorsa edizione della Coppa Carnevale, era tra i titolari dell'undici che mercoledì sera ha battuto il Livorno in Coppa Italia. «Emozionato? Sì, ma lo ero già da quando ho avuto notizia della mia convocazione - sono le dichiarazioni di Donati sul sito della società nerazzurra - quando ho saputo che sarei potuto essere tra i diciotto giocatori in campo o in panchina non ci potevo credere, poi ho messo il piede nello stadio Meazza e quando si è lì è tutta un'altra cosa. Una grandissima emozione. Voglio dedicare questo mio debutto, oltre che alla mia famiglia, al mio compagno della Primavera Antonio Esposito che ha avuto un infortunio pochi giorni fa».
Ma mercoledì c'era un'altra persona che si è emozionata davanti al televisore: Carlo Vené, il suo primo allenatore. «Ricordo ancora quando, a cinque-sei anni, iniziò nella scuola calcio del Versilia: giocava con compagni più grandi di due anni e faceva già la differenza, si vedeva che era un predestinato. Giulio è un ragazzo innamorato del calcio, è la sua vita: mercoledì l'ho visto sicuro e tranquillo, ha un carattere freddo per natura e non tradisce le emozioni». Vené sottoscrive quello che José Mourinho ha detto a proposito del terzino versiliese: «La serietà è sicuramente è una delle sue doti principali, credo che l'abbia voluto premiare proprio per questo». L'attuale tecnico del Bozzano, poi, vuole sfatare un falso mito: «Non è vero che Giulio è stato arretrato dal centrocampo alla difesa: ha iniziato portando il numero 2 sulla schiena e non è mai stato un esterno alto. L'unica eccezione è stata la Lucchese, dalla quale è stato prelevato a parametro zero: Braglia giocava con il 3-4-3 e lo impiegava come sulla linea mediana. Adesso gli auguro che quella di mercoledì sia stata solo la prima di una lunga serie di incontri d'alto livello».

Simone Pierotti