12 dicembre 2009 —
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sezione:
Attualità
quale sono state pronunciate quelle dichiarazioni, che pure meriterebbero attenta valutazione: ma la gravità è in primo luogo costituita dal contenuto delle frasi di Berlusconi e dal tono della replica di Napolitano.
Mai prima dora, infatti, il presidente della Repubblica era dovuto intervenire con un comunicato ufficiale per esprimere «profondo rammarico e preoccupazione» per le «espressioni pronunciate dal presidente del Consiglio in una importante sede politica internazionale, di violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione».
Un richiamo che in un qualsiasi Paese aprirebbe una gravissima crisi istituzionale e avrebbe forse indotto il presidente del Consiglio a rassegnare le proprie dimissioni.
Cosa che ovviamente non avverrà: ma ciò che più inquieta è che quasi nessuno dello schieramento politico cui appartiene il primo ministro abbia sentito il dovere di intervenire per censurare quelle parole e prenderne le distanze (a parte il presidente della Camera, il quale tuttavia sembra ormai neutralizzato allinterno della sua stessa parte politica).
È proprio questaspetto che fa sorgere le maggiori preoccupazioni: perché la democrazia può anche tollerare che qualcuno, ancorché titolare di cariche istituzionali della massima rilevanza, possa qualche volta uscire dal seminato, ma non può permettersi che questo avvenga ripetutamente e senza reazioni da parte non soltanto dellopposizione, ma della sua stessa parte politica.
A questo riguardo mi sembra sia giunto il momento di porre una domanda a quanti continuano a sostenere Berlusconi e i suoi metodi di azione: cè qualcosa, in quello che egli potrebbe ancora fare o dire, che essi ritengano inammissibile e inaccettabile?
Che infatti gli oppositori del premier contestino i suoi interventi e le sue azioni è cosa abbastanza naturale, ma chi lo sostiene è disposto a individuare dei limiti non superabili per la democrazia? Forse occorrebbe che questi lo esplicitassero, anche per capire fino a che punto sia possibile arrivare e fino a quale limite essi ritengano opportuno seguirlo.
Sarebbe, penso, un esercizio necessario non solo per porre un freno al presidente del Consiglio (che comunque il consenso ha a cuore), ma anche per intenderci se abbiamo in mente la stessa idea di democrazia e se, di conseguenza, ladesione alla Costituzione cui tutti diciamo a parole di ispirarci (e a cui qualcuno ha pure giurato fedeltà) sia effettivamente, ancora, ciò che accomuna la nostra appartenenza alla nazione.
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Emanuele Rossi