17 settembre 2009 —
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Prato
PRATO. Sulla sicurezza in ospedale, direttore generale dellAsl e questore non la pensano allo stesso modo. Riconoscono entrambi il problema, concordano su gran parte delle soluzioni ma su un punto restano uno da una parte e laltro altrove.
Bruno Cravedi, il dg dellAsl, non vuole «un ospedale chiuso, blindato, militarizzato» e insiste su una presenza prolungata dei poliziotti allinterno del posto di polizia del pronto soccorso. Domenico Savi, il questore, risponde che lunico modo per evitare che nelle ore notturne si rechi in ospedale soltanto chi ne ha bisogno consiste nel «mettere un filtro». Filtro al quale dovrebbe pensare lAsl stessa, attraverso i suoi vigilantes. Cravedi riferisce «che tutto quello che ci era stato chiesto di fare è stato fatto». Installazione di telecamere (che serviranno per ricostruire anche lomicidio della notte passata), vigilanza interna, chiusura notturna degli accessi secondari, come quello, per intendersi, che dà su piazza del Collegio. E se ci aggiungiamo «la convenzione con i vigili del fuoco presenti in ospedale tutta la notte» di più lAsl non si sente di fare. «Lospedale deve rimanere aperto - riprende Cravedi - e dovrà essere oggetto di una maggiore vigilanza» così come stabilito al Comitato per lordine e la sicurezza e ribadito laltro ieri «dalla conferenza dei prefetti della Toscana». «Cera un impegno preciso a un rafforzamento della vigilanza da parte degli organi di polizia - dice acorna il direttore generale - che però non cè stata. Anzi, la presenza è addirittura diminuita». La risposta del questore è altrettanto netta. Primo: «il posto di polizia dellospedale ha compiti di polizia giudiziaria» e non di pura e semplice vigilanza. Serve per trasmettere i referti alla magistratura anche se, è chiaro, «quando un infermiere chiama un poliziotto, questo interviene». Di più. «Sono daccordo che lospedale debba essere un luogo aperto, anche da un punto di vista simbolico, perché è un luogo dove si soffre - riprende il questore - Nella fascia oraria notturna, però, deve essere impedito lingresso a chi non ha titolo né bisogno per entrare». La polizia, poi, sta facendo la sua parte. Cè una pattuglia in più, da tempo ormai, che presidia di notte il centro storico, «anche in ragione della presenza dellospedale». Una pattuglia che - precisa il questore - «nel giro di 60 o 90 secondi può rispondere a qualsiasi chiamata da parte dellospedale stesso». «Inoltre, lospedale è inserito nel piano che riguarda limpiego delle pattuglie interforze, con i militari, in città», aggiunge Savi. Omicidio della notte a parte, i rimedi ai problemi di sicurezza di pronto soccorso e dintorni restano però diversi. Per lAsl ci devessere più presenza di polizia, o altre forze dellordine, mentre per il questore nottetempo deve restare in funzione un solo ingresso, «sia carrabile che pedonale», presidiato dalle guardie giurate.
Un punto in comune, benché spiegato in modo diverso, cè. Il questore parla di «soluzione da trovare in ambito regionale, come si sta facendo, perché non è pensabile di gestire in un modo la situazione dellospedale di Prato e in un altro quelli di Siena o di Pisa». Da parte sua, Cravedi ricorda la disponibilità della Regione a farsi carico delle spese per un prolungamento del servizio dei poliziotti del posto di polizia ospedaliero e, al proposito, di aver parlato proprio ieri mattina con lassessore regionale Enrico Rossi. E che la Regione sia pronta a intervenire, del resto, lo confermano anche in questura.
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Fabio Barni