il Tirreno — 07 settembre 2009
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sezione: TOSCANA
T ifa Juve come Veltroni, ma al contrario dellex sindaco di Roma che cambiò bandiera calcistica appena si insediò in Campidoglio, Monica Calamai, da 4 mesi direttrice dellAsl di Livorno, si guarda bene dal lisciare il pelo agli ultrà amaranto. Non potrebbe essere altrimenti per una tipa «tosta, spigolosa, determinata» come la Calamai (così la descrive Fabio Roggiolani, presidente della commissione sanità del consiglio regionale). «E una manager amata, dal carattere talora urticante ma sicuramente innovativa», è il giudizio zucchero e pepe dellassessore alla sanità Enrico Rossi. Che tre anni fa la promosse numero uno dei direttori generali della Asl. Ciclone Monica. A Livorno la neo direttrice dellAsl si sta imponendo come un ciclone. Un suo collega medico lha ribattezzata la Thatcher della sanità: decisionista come lex primo ministro inglese. In meno di quattro mesi (se contiamo le ferie), la Calamai, nata a Massa Marittima il 22 agosto del 1962 sotto il segno del Leone, ha rovesciato la sanità labronica come un guanto. Appena arrivata ha promesso: «Aspettate da 30 anni il nuovo ospedale? Entro il mio mandato inizieranno i lavori». Ha spostato i suoi collaboratori come birilli, ha riorganizzato i reparti, ha nominato i nuovi responsabili di zona, ha costruito una rete oncologica. Si è poi incontrata con i sindaci. AllElba ha stretto la mano a tutti i primi cittadini elbani. Una mattina allalba, mentre medici e infermieri si stavano ancora stropicciando gli occhi per il risveglio, si è presentata al pronto soccorso dellospedale di Cecina come una normale utente per verificare ritardi e disfunzioni. Alla fine tiratina di orecchie sul funzionamento del pronto soccorso: «Il problema numero uno dei pronto soccorso, a Livorno come nel resto della Toscana, è la troppa gente che arriva perché si sente più sicura. A questi utenti occorre dare una risposta appropriata», tuonò. Le liti con Rossi. Cè chi esulta per il suo decisionismo e chi storce il naso. «E inevitabile che sia così. La Calamai è sicuramente una donna competente, che però talvolta divide perché, soprattutto in sanità, chi vuole cambiare rischia di finire nel mirino. Poi, essendo una donna, cè anche da considerare il pregiudizio anti-femminile in un mondo, quello sanitario, tradizionalmente maschile. Dopodiché Monica qualche volta ci mette del suo. Io stesso quando era ad Arezzo ci ho litigato per alcune scelte che ritenevo sbagliate», spiega Rossi. Aggiunge il medico Federico Gelli, numero due della Regione, in corsa con Rossi per la poltrona di presidente: «Monica? E una donna energica, dal piglio decisionista. Si può essere più o meno daccordo con lei, ma Monica è una che i problemi li risolve sempre». A Cosimi piace. E Alessandro Cosimi, il sindaco di Livorno, conclude: «La Calamai è una forte decisionista. Poiché decidere è una parola che viene dal latino e significa dividere, separare, è ovvio che ci sia chi mugugna. Ma in questo particolare momento della sanità livornese, io preferisco un direttore decisionista come la Calamai». Lo stesso marito, il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi, non nasconde di aver qualche volta messa una toppa alle sue scelte: «Come tutte le persone molto generose e istintive anche Monica finisce qualche volta per scottarsi. Allora cerco di darle una mano io, che sono più riflessivo...», spiega il primo cittadino di Grosseto. Amore in parrocchia. Proprio questanno sono trentanni che la Calamai e Bonifazi si conoscono. Era il 1979, Berlinguer duellava con Craxi e lItalia era ancora ammorbata dal terrorismo, quando i due giovani - Emilio ha solo un anno più di Monica - si incontrarono in una comunità di giovani delle parrocchie di Massa Marittima: «Mi colpì la sua intelligenza e la profondità dei suoi ragionamenti», racconta lei con tono un po aulico. Lui, più prosaico, rivela di averla conquistata per il modo buffo e stonato di cantare. La canzone galeotta fu Marinella di De Andrè. Il primo bacio scoccò allElba. I miei maestri. Dieci anni di fidanzamento tra parrocchia e università. Monica si laurea a Pisa in medicina, Emilio in giurisprudenza. Il giorno sui libri, la sera in parrocchia. Dove pregano e discutono. Hanno le stesse inclinazioni per un cristianesimo sociale. Gli stessi maestri. Da Giorgio La Pira, il sindaco santo di Firenze, a don Lorenzo Milani. La Calamai aggiunge anche due icòne laiche come Martin Luther King e Gramsci: «Adoro i personaggi che si sono impegnati sul piano civile e che hanno avuto il coraggio di esporsi. Di dire la loro e di pagare di persona». Esporsi, dire chiaro e tondo quello che uno pensa, quasi un imperativo morale per la neo direttrice dellAsl labronica. La scelta del figlio. Poi nel 1989, lanno in cui crolla il muro di Berlino, il Pci cambia nome e il comunismo dellest si squaglia come neve al sole, Monica e Emilio si sposano e un anno dopo nasce Matteo. Il ragazzo ha 19 anni. E fresco di maturità classica con il massimo punteggio. In questi giorni la mamma lo sta accompagnando alle prove di ammissione alla facoltà di medicina: anche Matteo da grande vuole indossare il camice bianco. «Sì, Monica è testarda, spigolosa, istintiva, ma anche molto dolce. Ad esempio con Matteo. Hanno uno splendido rapporto, madre e figlio», spiega papà Emilio. Tra la politica e le sale operatorie, Matteo sceglie dunque di ricalcare la scelta della madre. Che dopo essere stata medico di guardia, poi direttore dellospedale di Grosseto, nel novembre 2002 è stata nominata direttore sanitario dellAzienda ospedaliera senese. Lo scontro con Fanfani. Tre anni dopo sbarca ad Arezzo come direttore generale dellAsl aretina. Viene premiata come miglior manager sanitario della Toscana, ma non mancano le polemiche, gli scontri. Cè ad esempio chi le imputa la sconfitta del centrosinistra nei comuni di Sansepolcro e Bibbiena perché le sue scelte avrebbero penalizzato i piccoli ospedali. In sua difesa si schiera Roggiolani, aretino: «E lesatto contrario. La Calamai ha valorizzato le piccole strutture sostenendo che se un intervento uno non poteva farlo ad Arezzo doveva ricoverarsi negli ospedali dei comuni della provincia», spiega. Una decisione - quella della Calamai - che avrebbe fatto infuriare il sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani. Ad essere colpite dal provvedimento della Calamai sarebbero state le cliniche private. Uno scontro che sarebbe allorigine del trasferimento della Calamai a Livorno, il cui sogno pare fosse quello di sedere sulle ambite poltrone di Careggi o dellazienda universitaria di Pisa. Dice la Calamai: «La mattina quando mi alzo voglio potermi guardare allo specchio senza arrossire. Sulla moralità non transigo. Un esempio? Per me è difficile fare accordi con cliniche private che hanno truffato le Asl», polemizza. Parole che lasciano intuire che lo scontro ad Arezzo deve essere stato pesante. Ma per lady Sanità la battaglia continua a Livorno. Sognando altri lidi. Altre poltronissime. La sfida di Livorno. Ma per il salto decisivo verso il top della sanità toscana la Calamai è chiamata a vincere la sfida labronica: sopire i mugugni, riorganizzare i pronto soccorso, a cominciare da quello di Livorno, e gettare le fondamenta del nuovo ospedale. Non a caso la neo direttrice dellAsl è molto attenta allimmagine che di lei danno i media. E memore del fatto che ad Arezzo lha forse danneggiata il cattivo rapporto con il sindaco Fanfani, a Livorno la Calamai ha subito stretto un patto di ferro con Cosimi. «Appena arrivata ci siamo messi intorno ad un tavolo per stabilire una collaborazione chiara. Per non litigare in seguito...», conclude il sindaco.
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Mario Lancisi