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Eni, l’attacco di Kutufà: «Hanno sfruttato il territorio, ora devono ascoltarci»

 LIVORNO. «L’Eni, anche se è quotata in borsa, rimane nella sfera delle aziende pubbliche, con lo Stato maggior azionista. Ciò determina la necessità che il Governo nazionale si impegni perché qualsiasi iniziativa assunta da questa società non penalizzi un’area già in grave difficoltà occupazionale». Sulla situazione della raffineria è il presidente della Provincia Giorgio Kutufà a prendere l’iniziativa, annunciando la convocazione di un incontro per la prossima settimana al quale saranno invitati «gli Enti locali coinvolti, Comune di Livorno e di Collesalvetti, Regione e Autorità Portuale». Poi un altro, «con le forze sociali ed economiche».
 «Eni è responsabile». L’obiettivo di Kutufà è «individuare un’azione comune che consenta ai soggetti del territorio di ribadire le loro istanze: in particolare l’importanza del mantenimento della capacità produttiva del sito e dell’occupazione». Kutufà, insomma, non molla la presa con l’Eni. D’accordo, venderà, dice il presidente della Provincia, ma la sua «responsabilità sociale è fuori discussione, tenuto conto anche dell’ampio sfruttamento del territorio e dell’ambiente che si è prodotto in 70 anni di presenza di questo stabilimento a Livorno».
 L’Italia dei valori. E mentre la Provincia si prepara a organizzare gli incontri fra istituzioni e sindacati, anche le forze politiche cominciano a prendere posizione. Lorenzo Del Lucchese, il più giovane dei consiglieri comunali livornesi, eletto nelle file dell’Italia dei valori, esprime il suo auspicio affinché «gli Enti locali portino avanti un percorso unitario che porti ad un confronto costruttivo con Eni per far valere le ragioni del territorio di tutela dell’occupazione».
 Del Lucchese fa anche riferimento al «problema tra Eni e Autorità Portuale sui lavori da sostenere per l’interramento delle tubazioni che impediscono il dragaggio del canale d’accesso al porto, opera necessaria per l’ingresso di navi più grandi che consentirebbero un’espansione adeguata al nostro scalo». Il consigliere ricostruisce la vicenda del contenzioso fra palazzo Rosciano e Eni e pone un problema di prospettiva. «Mi chiedo - dice - se gli acquirenti potenziali sono interessati a farsi carico del problema delle tubazioni. C’è davvero l’interesse di comprare una raffineria su cui già di partenza grava l’obbligo di una spesa che si aggira sui 15 milioni di euro quando i giornali riportano una valutazione stimata complessiva dell’impianto di 85 milioni?».
 Sinistra e libertà. Parla di «segnale positivo» Sinistra e libertà quando valuta l’episodio dei giorni scorsi: «Tutti i capigruppo consiliari uniti attorno alla richiesta di aprire un tavolo nazionale attorno alla vicenda della ex Delphi, che assume sempre più un carattere paradigmatico della crisi». «Sarebbe opportuno - dice Sinistra e libertà - che questa volontà di fare sistema si manifestasse anche attorno ad altre partite decisive per lo sviluppo, da quelle della raffineria alla componentistica, alle bonifiche delle aree industriali, a quelle dei collegamenti ferroviari del nostro porto con l’alta capacità».