L'Eni vuole vendere, non è un bluff

LIVORNO. «L'Eni vuole vendere. Ci ho parlato più volte e questa è la loro volontà». Matteoli non si sottrae a una domanda sul futuro della raffineria. Ma non può dare risposte certe. «L'Eni vorrebbe garantire l'occupazione e l'indotto».
«Del resto - prosegue Matteoli - dobbiamo anche tenere conto che quest'impianto è stato anche osteggiato dalla popolazione in passato. Comunque è impensabile che si proceda alla vendita dalla raffineria senza prima aprire un tavolo con gli enti locali». E incalzato sui motivi della messa in vendita di Stagno, il ministro risponde: «Non credo sia un bluff, può essere una scelta di tipo industriale».
Il tema dell'energia è stato, dopo quello dei rifiuti, il più dibattuto all'assemblea di Confindustria. Sul futuro della centrale Enel di Torre del Sale si sono fronteggiati favorevoli (Confindustria, Matteoli) e contrari (il sindaco di Piombino Anselmi) alla riconversione a carbone. «Ho visto centrali a carbone di ultima generazione in Germania e in Danimarca e vi posso assicurare che sono pulitissime. Il carbone neppure si vede». Anche Confindustria - a partire da Emma Marcegaglia - è possibilista. Gli industriali, poi, insistono per il secondo rigassificatore, quello proposto a Rosignano da Edison-Bp, per le notevoli ricadute occupazionali che produrrebbe. «Creerebbe 300 posti per 3 anni in fase di cantiere, con un picco di oltre 1000, e circa 90 posti in fase di esercizio escluso la catena del freddo» dice Gemignani. E al presidente della Provincia Kutufà che ricorda che «la nostra provincia è già tra le più esposte sul fronte energetico, con l'Olt e il gasdotto Galsi», chiedendo a Matteoli «se esiste una programmazione nazionale sui rigassificatori», il ministro dei trasporti risponde: «Certo che esiste, in Italia servono 8-9 rigassificatori. Ma anche il nucleare, le fonti rinnovabili, il carbone». (c.m.)