Storia fra sesso, tritolo e curaro Un noir s'intreccia con l'eversione

PISA.Ecco una storia pisana di sesso, tritolo e curaro che fece tanto scalpore agli inizi degli anni Settanta a Pisa. Ce la racconta Giuseppe Meucci nel libro "All'alba del terrorismo" (edizioni Ets).
Era appena scoccato il 19 maggio 1971, quando un cacciatore di farfalle notturne, Stefano Talocchini, incontra sui Monti Pisani due uomini che trasportano un cadavere. Dalle prime indagini si scopre che si trattava di un oste, Luciano Serragli, che era stato avvelenato col curaro, ma quasi subito emerge un collegamento con l'attentato che tre mesi prima aveva ucciso il giovane erede di una delle maggiori imprese edili italiane, Giovanni Persoglio Gamalero.
Comincia così un noir pieno di personaggi e colpi di scena, dove torbidi legami familiari si intrecciano con i primi episodi di terrorismo in Italia.
Che collegamento esiste tra l'oste avvelenato, il cacciatore di farfalle e il ragazzo ammazzato dalla bomba? Ecco una storia dove il ménage a tre (madre - Elsa Maffei -, la figlia - Paola Serragli detta "Nana" -, e uno degli assassini - Glauco Michelotti) si intreccia con la nascente eversione a Pisa.
Progetti eversivi, depositi di esplosivo per gli attentati, squallide storie di sesso e aborti clandestini. Tutti ingredienti che danno vita, in questo agile libro, ad uno dei casi di cronaca nera più complessi del dopoguerra.