«La mia Versilia ruggente»

VIAREGGIO.Mezzo secolo sempre in prima fila nella «Versilia by night». Da quella ruggente e patinata degli anni Sessanta, quando alla Bussola, sotto l'ala protettiva di Sergio Bernardini, furoreggiavano Mina e Celentano e gli Agnelli erano ancora di casa a Forte dei Marmi, a quella decisamente più dimessa del nuovo millennio, spesso arrampicata al passato e all'amarcord come una donna ormai sfiorita. Prima dalla prestigiosa terrazza sul mare del Principe di Piemonte, poi dalla consolle del mitico Victoria e adesso dal palco del Papillon, Renzo Sacchetti ha cavalcato da protagonista cinquant'anni di storia dello spettacolo in Versilia. E giovedì festeggerà le sue «nozze d'oro» con lo showbiz proprio al Papillon, in una serata speciale in compagnia di Sandro Giacobbe.
Andavamo al Principino.In principio fu il Principe di Piemonte. O il Principino, come veniva affettuosamente chiamato da tutti per non confonderlo con l'albergo. Renzo Sacchetti, ancora giovanissimo, vi entrò nell'estate del 1959 come cameriere. A gestirlo, quell'anno, c'erano Sergio Bernardini e Alfredo Montaresi. «Io cominciai come semplice ragazzo di bottega. Ma ebbi la fortuna di imbattermi in due maestri del mestiere come Roberto Bonetti e Rolando Pucci, che all'epoca erano le vere anime del locale». Bernardini, anima inquieta, dopo una stagione spiccò subito il volo che lo avrebbe portato poi al timone della Bussola prima e di Bussoladomani poi.
Sacchetti crebbe invece all'ombra di Montaresi, successivamente affiancato dal suocero Martino Carboncini. «Erano anni mitici, straordinari, per la Versilia. E il Principino, con la sua splendida terrazza sul mare, era uno dei ritrovi preferiti dell'alta borghesia della Toscana e del Nord Italia che frequentava le nostre spiagge».
Più che a ballare la notte, al Principino si andava innanzitutto per il rito dell'aperitivo. «I Moratti erano i veri padroni di casa. Spesso si facevano riservare l'intera sala. E fra i più piccoli della famiglia, sgambettava fra i tavoli anche il piccolo Massimo, all'epoca poco più che un ragazzino». Ma a gustarsi un cocktail c'erano spesso anche industriali del tessile come i Lebole o della calzatura come i Balducci. «Veri signori, che amavano la bella vita e la sapevano apprezzare».
Anni d'oro. In cui non era difficile imbattersi in Adriano Celentano che usciva da farsi un bagno in mare. «O Mina, già famosa ma non ancora diventata una leggenda, che si affacciava ad ascoltare l'orchestra del fratello Geronimo (nome d'arte di Alfredo Mazzini, ndr) che suonava da noi». E poi, di tanto in tanto, ecco arrivare Peppino di Capri, che arrivava a bordo della sua decapottabile e si fermava per un drink.
Renzo Sacchetti, nel frattempo, era rapidamente diventato un punto di riferimento del locale. All'inizio primo barman, poi direttore di sala, infine vero e proprio braccio destro di Montaresi. «Il Principino si era fatto un nome: qui si esibivano Paul Anka, Johnny Dorelli, Gianni Morandi. Qui muoveva i primi passi Fausto Leali, ancora semisconosciuto cantante della provincia bresciana. Però da noi si passava per l'aperitivo e si trascorreva la serata fino alle 22,30. Poi la clientela migliore si divideva in due: una parte andava alla Bussola, un'altra partiva per la Capannina». Gli anni passano, le mode pure, ma il Principino resta un punto di riferimento della Versilia. Ai Moratti subentrano i Maldini. Con Cesare che porta a Viareggio i grandi campioni del calcio. E con Paolo che, mentre le sorelle giocano a basket, tira i primi calci al pallone. «D'estate organizzavamo le mitiche feste dei bagni, in inverno invece il Principe ospitava i veglioni più prestigiosi: da quello in bianco e nero a quello della stampa». E a proposito di stampa, quell'epoca aveva i suoi cantori. «Fra i tavoli, sempre armati di penna e block notes, c'erano giornalisti come Aldo Valleroni e Giovanni Angelici. E, spesso, da Roma arrivava anche Alberto Giubilo, la storica "voce" dell'ippica».
Il fenomeno Victoria.Ormai pronto per il grande salto, negli anni Ottanta Renzo Sacchetti decide di scommettere sul suo. E, in società con Alfredo Montaresi e con il figlio Gianluca, nel 1985 decide di lanciarsi in una nuova avventura: prende in gestione il St. Louis a Focette e lo trasforma nel Victoria. Sono gli anni in cui i locali si trasformano in discoteche. E le orchestre dal vivo sono soppiantate dai dj. Il mondo cambia e Sacchetti si adegua.
«Il divertimento era diventato per tutti: non c'erano più i ricchi che se la spassavano e gli altri che li osservavano dalla finestra». Tuttavia non si limita a seguire la scia. Dopo pochi anni, a caccia di novità, il Victoria lancia la serata Zibaldone, completamente dedicata alla musica italiana. Una serata che ha il volto e l'energia di Marco Bresciani, uno dei disc jockey più popolari della Versilia.
«Mi ricordo che con Marco andammo in Emilia Romagna a cercare di captare le nuove tendenze del divertimento giovanile. E ci imbattemmo in una festa in cui l'unica musica che veniva messa era quella italiana. Ci guardammo. E dicemmo: "Se proponiamo una serata come questa, ci lanciano delle uova marce". Poi però vinse la voglia di azzardare e per quattro giovedì sperimentammo lo Zibaldone, con centinaia di ragazzi che ballavano sulle note di «Goldrake» o di «Cicale». E fu un trionfo che è andato avanti ininterrottamente per quattro anni. E che, oltre a richiamare un pubblico da tutta la Toscana, è stato esportato in giro per l'Italia».
La scommessa Papillon.Nel settembre del 1994, dopo quasi dieci anni di Victoria, Renzo Sacchetti decide di passare la mano. La tentazione di lasciare il mondo dei locali notturni ormai in declino è grande. «Il momento d'oro era finito da un po'. Le discoteche erano diventate ostaggio dei pr, che facevano il bello e il cattivo tempo. Il giocattolo stava per rompersi».
Dopo pochi mesi di inattività, però, ancora una scommessa. E ancora più ardita.
«A spingermi in questa nuova avventura fu Claudio Sottili. Io avevo voglia di tornare in pista. E così presi quello che all'epoca si chiamava Kiss, una discoteca scalcinata che stava aperta solo una sera a settimana, e lo chiamai Papillon. Decisi di investirci. E, guardando ad un pubblico completamente diverso da quello del Victoria, mi gettai sul revival anni Sessanta. Sul palco del locale, da allora, sono saliti tutti i più grandi nomi sulla piazza: da Edoardo Vianello a Don Backy, da Riccardo Fogli a Mal, da Franco Califano a Bobby Solo, dai Ricchi e Poveri ai Cugini di campagna. E, ironia del destino, ho ritrovato anche quel Fausto Leali che molti anni prima avevo conosciuto al Principino».
Un successo, quello di Sacchetti, che ha destato anche qualche invidia. «Ero partito con un locale che nessuno sapeva neppure dove si trovava e lo avevo trasformato in un posto frequentatissimo da persone over 40 provenienti da tutta la Toscana. Scatenando anche delle gelosie». A tal punto che qualcuno, una sera di tarda primavera, una mano rimasta senza nome decise di dar fuoco al locale. «È stato il momento più brutto della mia carriera. Ma per fortuna non mi sono arreso. E adesso festeggio i 50 anni di professione. Con lo stesso entusiasmo di quanto ho iniziato».
Claudio Vecoli