Carlo Pepi, il Don Chisciotte dell'arte

CRESPINA.Entrambi controcorrente. L'uno, il gigante dei narratori con le sue avventure di guerra, di mare, di caccia al marlin. L'altro, è un cavaliere della cultura "senza macchia e senza paura" che da una vita annusa i falsari, li smaschera, entra nella leggenda, si mette contro le grandi lobby.
Da una parte Ernest Hemigway, dall'altra il custode dei segreti di Fattori Carlo Pepi. Il parallelismo arriva dallo scrittore e giornalista Giuseppe Recchia, autore dell'"Autobiografia di un Don Chisciotte dell'arte", la prima dedicata al critico d'arte e collezionista crespinese. «Il mondo dell'arte ha sempre avuto un ricco patrimonio di artisti veri ma, accanto a loro, hanno bazzicato, più o meno indisturbati, falsari. In Italia c'è un personaggio, uno solo nella storia dell'arte internazionale che lotta contro falsari e truffatori», dice. Recchia è un profondo conoscitore di James Joyce e del premio Nobel del Vecchio e il mare. Ha scritto e continua a scrivere di loro, così come ha fatto su Papa Wojtila.
Tra questi grandi ecco che spunta la storia «umana ed essenziale» di questo crespinese Torquemada del falso. «Il lavoro sarà presentato a Crespina il 17 luglio, insieme al mio nuovo libro su Hemingway, ancora una volta per sancire questo parallelismo tra i due miti», continua.
Mentre parla si guarda intorno. In quell'ufficio di sir Carlo, acceso dalle avanguardie livornesi, spunta un Modigliani. «E' un mio grande amore, ma non il solo», commenta lui che, con una sola occhiata, scoprì la beffa labronica delle tre teste, nel 1984.
In casa Pepi persino in bagno si respira arte. Non è la prima volta che i due si incontrano: la loro amicizia risale ai rispettivi anni parigini.
Consulente finanziario, laureato in scienze economiche, ad un certo punto della sua vita Pepi decise di "andare là dove lo portava il cuore". A capofitto nel mondo dell'arte. Soprattutto quella che va dall'800 al 900. Ha raccolto circa 20mila opere (Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Amedeo Modigliani, George Braque, Alexandre Calder, Marc Chagall, Alberto Giacometti, Fernand Leger, Giovanni March, Marino Marini, Henry Matisse, Joan Mirò, Pierre Talcoat, Maurice Utrillo, Wasily Kandisky, Emilio Vedova, Giuseppe Viviani). E tutto è in giro in quel laboratorio permanente - «guai a chiamarla casa museo perché sembra una cosa statica, invece l'arte è in divenire continuo»-, ribatte.
E' stato considerato dagli eredi del padre dei macchiaioli toscani, Giovanni Fattori, come il vero conservatore della "sua anima". Nel'94, la prestigiosa "ArtWatch International", con sede alla Columbia University, che ha per scopo lo studio e la tutela delle arti, a nome del suo Presidente, James Beck, lo ha chiamato a dirigere la sezione falsi e contraffazioni. Di patacche ne ha scoperte a migliaia dal Michelangelo a Picasso, da Modigliani a Ribera.
Entra nella leggenda della narrativa italiana come personaggio"noto" nel romanzo di Nino Filastò "La notte delle rose nere" e nel volume di Giovanni Morandi "La beffa di Modigliani".
Francesca Suggi