LIVORNO. Monica Calamai, 47 anni, mostra di avere fiuto e coraggio nella sua prima uscita pubblica. Fiuto perchè - dopo un primissimo giro in ospedale - ha capito qual è il problema della sanità livornese che è maggiormente percepito dai cittadini: le code e le attese al pronto soccorso. Coraggio perchè lo dice apertamente. «Ieri - dice la nuova direttrice generale dellAsl - ho fatto un giro in ospedale e al pronto soccorso ho trovato il caos. Sì, il caos. Cera tanta gente, le barelle nel mezzo».
Ma a Livorno Monica Calamai ha trovato anche un ospedale che non ha niente da invidiare a quelli nuovi. Pare di capire che non veda la necessità di farne uno nuovo nella zona sud «anche se la scelta non dipende da me».
Che impressione le ha fatto lospedale di Livorno?
«Un grande ospedale in una grande azienda, con punti di eccellenza e di attrazione che vanno oltre il territorio livornese. Lospedale mi è sembrato davvero molto grande. Sono rimasta molto colpita».
Ristrutturare lospedale attuale, confermandolo in città, o farne uno nuovo fuori, come propongono le istituzioni?
«Lubicazione dellospedale risale a molto tempo fa, nel frattempo sono emersi problemi di logistica, soprattutto di parcheggi. Ma a me è parso un ospedale di tutto rispetto, dove si può trovare tutto quello che dovrebbe esserci in un edificio nuovo. Quello che ho visto mi è piaciuto: certo, poi le scelte dipendono da altri livelli».
Cosa le è piaciuto di più dellospedale?
«Dicevo prima che giusto ieri ho fatto un giro con i miei assistenti. E ho trovato alcune eccellenze, ad esempio la rianimazione, la dialisi, la nefrologia, la neurochirurgia. Anche il dipartimento di emergenza».
Le è piaciuto il pronto soccorso?
«Lemergenza non è solo il pronto soccorso. E comunque è un settore del quale si parla sempre con la bocca storta. A Livorno ma, vi assicuro, anche nelle altre città. Certamente in quelle dove ho lavorato, Siena ed Arezzo».
Ha visitato il pronto soccorso? E come lo ha trovato?
«Ho trovato il caos, sì, non posso negarlo, erano le 11 di mattina, un orario di picco dellaffluenza. È evidente che ci sono problemi di mancanza di spazi, di percorso. Ma ci sono già lavori programmati. Lampliamento della cosidetta camera calda, ad esempio, che consentirà un doppio accesso per le ambulanze, da via Gramsci e da via della Meridiana, e ci farà recuperare spazi con cui potremo migliorare laccoglienza e il triage. Così toglieremo di mezzo quelle barelle che anchio ho visto».
Quando saranno fatti i lavori?
«Contiamo di finirli entro la fine dellanno. Poi, lanno prossimo, recupereremo gli ambulatori dellastanteria e aumenteremo i posti letto dellosservazione breve. Vogliamo togliere la confusione dal pronto soccorso al più presto».
È previsto anche un aumento dei medici in servizio al pronto soccorso?
«Sì, anche se la dotazione di medici è già alta adesso. Il personale è tarato sulla media degli accessi».
Il reparto di cure palliative ci è invidiato da tutti...
«Non lho menzionato perchè non lho ancora visitato, ma so che è unesperienza molto riuscita. Nel 2008 abbiamo assistito 450 persone a Livorno, alcuni posti letto sono stati ricavati allospedale di Cecina e presto faremo altrettanto agli ospedali di Piombino e Portoferraio».
Che rapporti intende avere con i sindacati?
«Costruttivi. Voglio lavorare insieme a loro per migliorare la sanità livornese. Ho sempre avuto buone relazioni sindacali nelle mie esperienze precedenti. Certo qualche scontro cè stato, ma fisiologico, del resto abbiamo ruoli diversi».
Che rapporti, invece, intende avere con i sindaci?
«Vengo da unAsl dove dovevo far riferimento a 39 sindaci e quindi conosco il tema. Ciascun sindaco ha le sue esigenze da far pesare, io devo tener conto dellinteresse complessivo dellazienda. Ma io sono un medico, prima di dirigere unAsl ci ho lavorato e guardo le cose anche dal punto di vista di un medico. Non potrei mai tagliare un servizio che ritengo utile».
Confermerà lo staff aziendale? Il direttore amministrativo Ghelardi? Il direttore sanitario Zuccherelli?
«Io vorrei confermare tutti, questa è la mia volontà. Mi pare però che Ghelardi voglia riavvicinarsi a casa sua, mentre con Zuccherelli stiamo riflettendo assieme».
Cosa vorrebbe aver realizzato al termine del suo mandato, fra tre anni?
«La rete, tra ospedali e fra ospedali e territorio. In questa Asl ci sono più strutture e vedo che resiste una logica localistica. Credo che i nostri ospedali possano integrarsi meglio. Vorrei una trasversalità di prestazioni, ecco. La medicina di base garantita a tutti e poi ciascuna struttura con alcune specializzazioni. Niente più doppioni, come dice anche la Regione. E poi credo molto nella comunicazione, interna ed esterna. Spesso non riusciamo a veicolare allesterno ciò che facciamo di buono».
Molte donne livornesi vanno a partorire fuori, a Pisa, a Cecina, sebbene ci sia un nuovo primario a ostetricia. Forse è anche perchè a Livorno non si pratica il parto indolore?
«La tendenza a partorire fuori, mi dicono, si è affievolita. Comunque mi impegno ad aprire anche a Livorno un centro di partoanalgesia, lho fatto a Siena e a Arezzo e lo farò anche qui. Se dovessi partorire io non utilizzerei questa tecnica, ma è giusto che le donne possano scegliere».
Come è potuto accadere che centinaia di referti di screening anti tumorali siano stati truccati?
«E una vicenda, quella del Corat, che lascia sbigottiti, ma queste cose possono accadere. Ci troviamo di fronte a un atto di sabotaggio compiuto da un singolo che era impossibile prevenire. Perchè le procedure di controllo, nella sanità, si mettono in piedi cercando di prevenire la colpa, non il dolo. I servizi sono gestiti da uomini che possono sbagliare. Ma faccio un appello ai livornesi: non succeda mai che qualcuno rinunci a un esame per sfiducia verso la struttura pubblica. Gli screening hanno salvato la vita a tantissime persone».
Dottoressa, si trasferirà a Livorno o farà la pendolare da Follonica dove vive?
«Credo che per lavorare bene in un posto si debba anche viverci. Prenderò la casa che era di Mariotti. Sarò una direttrice a tempo pieno».
(c.m.)