E anche sulla Calvana si studia il radon

PRATO. Prato è collegata alle aree devastate dal terremoto da un filo chiamato solidarietà, tessuto dalle associazioni pratesi che hanno inviato volontari e mezzi, ma anche da qualcosa di più impalpabile. Da un gas, il radon. Le dichiarazioni del tecnico Gioacchino Giuliani, che un paio di settimane fa aveva previsto che un terremoto di grande entità avrebbe potuto colpire vicino L'Aquila, si basano su un apparecchio di sua invenzione che studia il comportamento del radon. Un apparecchio simile misura questo gas anche nel vicino laboratorio ipogeo della grotta di Forra Lucia, gestito dal Cai di Prato.
La scossa tellurica delle 3,30 di ieri mattina, con epicentro in Abruzzo, è stata registrata dai sismografi della rete sismica della Fondazione Prato ricerche, dell'Istituto geofisico toscano. Così come hanno rilevato la scossa precedente con epicentro nel forlinese, percepita anche da alcuni abitanti della piana pratese, fra Baciacavallo e le Fontanelle. Fortunatamente l'area pratese non è stata interessata da alcuna scossa. Nonostante questo le attrezzature scientifiche situate nella grotta di Forra Lucia hanno rilevato un aumento consistente nella quantità di radon presente (7.000 becquerel al metro cubo). Si tratta comunque di un dato di difficile lettura.
Il radon è un gas nobile, prodotto dal decadimento radioattivo degli atomi presenti in rocce vulcaniche. Nella grotta di Forra Lucia la radiottività "alfa" del radon è in genere molto alta rispetto a una condizione normale (3.000 becquerel al metro cubo contro una media mondiale di 50). Probabilmente perchè risale dal sottosuolo della Calvana, caratterizzata da diverse fratture. Insomma, sotto la formazione carbonatica della montagna, potrebbe celarsi un basamento di origine vulcanica dal quale fuoriesce il gas. L'ipotesi alla base dello studio sui terremoti attraverso il radon, detto molto semplicemente, è che in corrispondenza di movimenti sismici cresca la quantità di radon che fuoriesce dal terreno.
Da questo assunto a dire che sia possibile al momento prevedere i terremoti ovviamente ce ne corre. Ma per Fiorenzo Gei, speleologo del Cai e responsabile del laboratorio ipogeo, studiare il radon è una via da percorrere per tentare di arrivare un giorno a uno strumento efficace di previsione.
Il professore Giorgio Vassena, attraverso il Comitato scientifico centrale del Cai (a Milano), ha intanto proposto una convenzione di studio con il laboratorio ipogeo di Forra Lucia. E altre collaborazioni con università e istituti sono al vaglio. «Sono contatti importanti - spiega Fiorenzo Gei - per cercare di ottenere i fondi necessari alla ricerca. Purtroppo in Italia è difficile avere finanziamenti per questo genere di cose. Finora siamo andati avanti grazie ai contributi della Provincia. Ma quando le sovvenzioni bastano, gli speleologi del Cai spendono qualcosa anche di tasca propria».
Intanto questo gruppo di speleologi ha reso energeticamente autosufficienti gli apparecchi scientifici della grotta, costruendovi all'interno una mini centrale idroelettrica e installando fuori dei pannelli solari. Per uno studio più approfondito però, precisa Gei, ci vorrebbero altre apparecchiature da posizionare in altrettante grotte della Calvana.