De Rossi: «Quella promozione senza sconfitte è stata la mia serie A»


LIVORNO. Padre d'arte, con annesso tutto l'orgoglio possibile per aver generato cotanto rampollo? Alberto De Rossi -ex amaranto doc della famosa annata senza sconfitte e conseguente magica promozione in C1 e di altri due campionati (in tutto 86 presenze) col Livorno- ci ride sopra: «Beh, è chiaro, prima c'era un "Daniele figlio di Alberto", mentre oggi, capovolte le parti, c'è un "Alberto che è il papà di Daniele". Ma sono dettagli, di fronte a una realtà unica e cioè Daniele, il bambino che vedeste in fasce in braccio al sottoscritto all'Ardenza, che è diventato campione del mondo ed appartiene, non solo al gruppo elitario dei più bravi calciatori di oggi, ma anche all'altro, persino più raro, di quei figlioli stampo antico, che si possono solo amare. E d'altro canto, anche il qui presente (che non è andato oltre la C) la sua... brava annata di A, l'ha avuta, eccome! E l'ha avuta proprio nel Livorno di Renzino Melani che tutti i media celebrarono, non solo in quanto immacolato al traguardo, ma anche per aver subito alla fine, e il sottoscritto era uno dei centrali della difesa, appena sette reti. Di cui l'unica casalinga su autorete di Finetto nel match col Pontedera vinto 4-1 e altre due, ormai deconcentrati, nell'ultima di campionato, 2-2 in casa del Derthona».
Quel campionato -«L'ho già detto, fu una cosa superba. Melani, più che Renzino era... Renzone e si muoveva -spiega e si emoziona De Rossi che ne fu basilare protagonista- come pochi facevano a quei tempi fra i mister di "C". Il giovedì rivedevamo in tv la nostra partita, commentando gli eventuali errori e non passsava settimana senza che ci aggiornasse su vizi e virtù delle nostre antagoniste. Noi giocatori ci rappresentavamo in un gruppo che aveva saputo fondere alla perfezione due blocchi, quello in arrivo dal Prato di cui facevamo parte io, Berlini e Tognarelli e l'altro, targato Rondinella e capitanato da Finetto, con Casarotto e Palazzi, tutta gente di grande esperienza in categoria (l'unico giovane che ottenne spazio fu Pontis) che si moveva sotto la bacchetta di Ilari, come fosse insieme da sempre. E il resto, mentre la rosa si completava in De Poli, lo faceva il pubblico, meraviglioso, nel suo tifo incessante fatto di diecimila "fissi" all'Ardenza e di mille-duemila in viaggio anche per le trasferte più scomode. No, anche se Asti e Alessandria, fecero miracoli, eravamo troppo forti per non vincere. Ma francamente, neppure noi, mai avremmo pensato di realizzare ciò che invece puntualmente accadde fino al 3-0 alessandrino (Melani squalificato ci guidò da dietro la rete di cinta protetto dalla muraglia umana dei nostri tifosi) ottenuto con doppietta di Palazzi e gol conclusivo di Araldi e al decisivo 1-1 di Asti con gol di Villanova. Pensate un po', Grudina di cui qualcuno dubitava trasformato in portiere-record, Palazzi ribattezzato Mario-gol; tutti noi, in ragione dei record, trattati alla stregua dei migliori giocatori di "A". Insomma un qualcosa di indimenticabile, in un anno, '83-'84, che per me fu anche quello della nascita di Daniele e ben ricordo quando quel meravigloso batuffolino arrivò in macchina da Roma con la mamma per venire a riscaldare la nostra casa livornese».
Ancora Livorno -«Sì, 7º posto finale, fu un'ottima stagione -continua a ricordare Alberto- anche quella del nostro debutto in C1. Romano Fogli, uno che del calcio sapeva proprio tutto, dimostrò infatti stimmate importanti e con Vitale, un altro del mio vecchio Prato che ci aveva raggiunti ed un Manetti subito in spolvero, solo con un pizzico in più di fortuna, avremmo potuto anche far meglio, se non addirittura benissimo. Peccato invece per la stagione seguente quando, licenziato Fogli che lasciò il posto a Onesti, non riuscimmo a far meglio del 15º posto. Ricordi? Tanti, e infatti di Livorno, da Franco Disegni, a Enrico Bacciardi (che ancora fa parte del vostro settore giovanile) e ad Antonio Menichini, direttore di banca, conservo ancora amici importanti, nonchè flash incancellabili, vedi le due Baracchine, Rossa e Bianca, o quelli che erano i nostri ristoranti, Vullo e per le occasioni più importanti la mitica Barcarola di Beppino e di sua mamma Palmira. Vado oltre? Miei amici di quei 3 anni furono anche il grandissimo Dedo Piram; Berlini che ha avuto esperienze da allenatore in Scozia e in Ungheria ed al quale sono ancora legatissimo e idem come sopra, Renzo Melani. Per il resto vi dico che ho voglia di venirvi a trovare. E che intanto tifo per l'immediato ritorno in A dove, magari vi porterete dietro Aleandro Rosi, un mio ex ragazzo che ho visto giocare meravigliosamente in tv contro l'Ascoli e, questa volta, vi prego, direte a Diamanti, bravissimo, da incanto, di riservare a Inter, Milan e Juve, lo stesso trattamento che l'anno scorso con un fantastico gol su punizione usò alla Roma di Daniele, purtroppo privandola del meritato scudetto».
Carriera -Alberto, nato a Roma il 9 settembre del 1957, ebbe la sua prima squadra, trafila nelle giovanili e debutto a 16 anni in Promozione, nell'Ostia Roma, per poi passare a 17, allenatore Bravi, alla Primavera della Roma dove, al fianco di ragazzi come Casaroli, Criscimanni e Ugolotti, guadagnò subito l'onore di una finale di Coppa Italia. Poi, sempre in prestito e in serie C, a Piacenza, Mantova, Siena (con Idilio Cei) e Montevarchi, fino al Prato dove rimane due anni il primo con Meregalli e l'altro, ormai riscattato dai Lanieri, con Carpanesi, vincendo in un ottimo gruppo che comprende anche i livornesi Grossi e Spigoni il campionato. Dopo i 3 anni al Livorno, c'è invece il biennio di Lucca dove gioca con Tano Salvi, Casarotto e Spigoni e soprattutto ritrova Melani. E infine, San Marino, Sarzana e Ostia Mare nell'Interregionale per il canto del cigno e il salto della barricata (prima esperienza, nel Tor Tre Teste) verso quella carriera da mister che, dal 1994 a tutt'oggi, per 15 lunghi anni, lo impegnerà nel settore giovanile della Roma, allenando in tutte le categorie, vincendo con Aquilani, Ferronetti e Corvia il titolo italiano dei giovanissimi, raggiungendo la Primavera che serve da 6 anni, con squadre per scelta sotto età e nelle quali si sono dati il cambio i vari Okaka, Cerci, Corvia, Scurto, Marsili oggi all'Arezzo, Freddi (al Grosseto), Grilli (all'Arezzo) e soprattutto l'ora livornese Rosi che Spalletti fa addirittura debuttare in Champion's League.
Famiglia -Babbo Alberto e mamma Michela hanno anche una figlia, Ludovica di 18 anni che frequenta la IV Liceo Scientifico e gioca a pallavolo con molto profitto. E tre anni e mezzo fa sono diventati nonni felici di Gaia, bionda e con gli occhi azzurri da rappresentare il ritratto di papà Daniele. A proposito del quale chiedo ad Alberto, se c'è e cos'è un qualcosa che nel calcio possa accomunarli. Risposta: «Tecnicamente, buon per lui, non se ne parla. Ma la voglia, la serietà, il volersi sempre e comunque migliorare, l'onestà professionale - e mi fa piacere di poterlo affermare- credo proprio che siano li stessi. Non di Daniele o di Alberto. Ma di casa De Rossi».

Vinicio Saltini