IL PAPA E IL CASO LEFEVBRE


CAMBIO DI LINEA
Cattolici silenziosi

Ho letto con grande interesse la comunicazione inviata da don Paolo Tofani al vescovo di Pistoia, inerente l'apertura della Chiesa cattolica ai vescovi Lefebvriani.
Mi sono innanzitutto stupito nel trovare, in un sistema mediatico di sovente utilizzato dai "venditori dell'apparire e non dell'essere", il grido d'allarme lanciato pubblicamente da una persona che opera costantemente nel silenzio, senza ricerca della ribalta.
Ho pensato forse di non essere il solo a credere che questa società e coloro che dovrebbero adoperarsi come agenzie di socializzazione e di diffusione di determinati valori, siano in verità alla deriva. La scomunica tolta ai Lefebvriani vista con un impatto sociale più ampio di quello che si può intravedere da un'analisi superficiale, considerata cioè come un sostanziale spostamento della linea di azione seguita dalla Chiesa cattolica su posizioni precedenti al Concilio Vaticano II.
Possibile però che questi segnali vengano raccolti con tanta amarezza da un singolo prete e non suscitino alcun impulso nella gente cattolica, non generino spunti di riflessione su quello che significhi oggi essere cattolici, ma soprattutto su qual è l'effettivo contributo di valori e di ideali fornito dai cattolici alla nostra società. E ancora, i segnali provenienti dalla gerarchia ecclesiastica rispecchiano oggi la gente cattolica, il mondo cattolico?
Mi chiedo infatti, se gli insegnamenti usciti dal Concilio Vaticano II si fondavano sulla ricerca costante di maggior giustizia ed equità sociale, sull'apertura alle culture e alle religioni diverse, sul confronto continuo, sulla solidarietà e se tutto questo significava e significa essere cattolico, comportarsi da cattolico, allora nel 90% dei cattolici presenti in Italia, così dicono le statistiche, qualcosa non ha funzionato.
Forse non si va lontano dalla verità sostenendo che il vero fallimento della cultura oggi preponderante è dato dall'incapacità dimostrata dalla stragrande maggioranza delle strutture deputate alla socializzazione e alla diffusione di sani valori a costruire una società fondata sugli ideali. Il dogmatismo religioso e la retorica ideologica sono stati e sono la linfa su cui si è progressivamente fondata l'attuale società populista, individualista, priva di alcun riferimento ideale e di senso del bene comune.
Alla luce di quanto detto finora dunque, l'apertura della Chiesa ai Lefebvriani assume contorni senza dubbio non estemporanei ma frutto di un percorso ben definito il cui approdo non può essere che una Chiesa lontana dagli ideali del Concilio e sempre più ancorata al dogmatismo e al clericalismo.
La Chiesa portatrice di verità e certezze, che non impara ma sa solo insegnare, fatta di obbedienza e non di riflessione. Un approdo dogmatico però tanto particolare quanto ipocrita e dunque ancora più subdolo, perché il profilo sempre più intransigente sembra in realtà essere proporzionale alle tematiche toccate. Ci troviamo quindi davanti ad una fortissima resistenza quando parliamo, per esempio, della "sacra famiglia cattolica", la cui salvezza, a conferma di quanto detto, è demandata, non all'insegnamento dei valori su cui essa si fonda, ma a manifestazioni popolari fondate sulla proibizione assoluta di tutto ciò che è diverso.
L'intransigenza però si affievolisce, diventando elastica fino al compromesso quando tocchiamo tematiche sociali, quali l'immigrazione, o tematiche economiche quali la discussione, oggi ancora più aperta, sui sistemi economici che governano il mondo.
Possibile dunque che un cattolico, più di ogni altro, non sia oggi capace di domandarsi quali debbono essere i suoi ideali di riferimento? Al di là di quelle che sono le indicazioni provenienti dalla gerarchia cattolica. È possibile che non si sia più capaci di indignarsi di fronte all'ipotesi di formazione di classi scolastiche separate, fondata esclusivamente sulla nazionalità dei bambini, che nessuno si indigni di fronte all'incapacità di integrazione, si sia pronti a denunciare il clandestino, ma non si sia capaci di opporsi a sistemi economici che affamano il mondo. Se qualcuno pensasse che in fondo c'è del vero in quanto sostengo, beh allora è giunto il momento di "risvegliare le coscienze", di contribuire, ognuno per quello che può, a cambiare questa società.
Alessandro Soldani

LETTERA AL VESCOVO
La Chiesa mi cancelli

Signor vescovo, sono nato nel 1950 e sicuramente sono stato battezzato, ma non so in quale parrocchia della sua diocesi. Quando penso alla vicenda umana di Gesù mi sento molto toccato e lo considero tra gli uomini più grandi di tutti i tempi, insieme a Socrate, Budda, Ghandi e molti altri. Quando invece assisto alle imposizioni dei suoi sedicenti rappresentanti (contraccezione, staminali, coppie di fatto, Welby, Eluana Englaro!) sono colto da un profondo senso di disgusto e ripugnanza.
Desidero quindi essere espulso dalla associazione che lei rappresenta. Credo che, a questo proposito la scomunica non basti perché, a quanto pare, si può negare l'Olocausto ed esservi riammessi. Vostri affiliati, che non condannano Hitler, possono essere vescovi (Williamson), mentre i malfattori sarebbero Welby e il signor Beppino Englaro.
Gino Strada, che ha salvato la vita a centinaia di persone a rischio della propria, sarebbe animato dalla cultura della morte, mentre voi che avete negato i funerali a Welby, ma li avete fatti a Pinochet sareste quelli della cultura della vita? Non voglio essere associato nemmeno formalmente ad una organizzazione animata da simili idee.
Credo pertanto che l'unico modo per affermare una lontananza totale e assoluta, senza ripensamenti, sia chiedere l'annullamento del mio battesimo. Beninteso non mi ritengo superiore a nessuno e, per dirla col suo lessico, credo anche di essere un "peccatore" perché non faccio nulla per gli altri.
Non mi appello a norme di legge, ma alla sua coscienza (anche l'associazione di cui lei fa parte dice di riconoscere la libertà di scelta) e le chiedo di dare corso alla mia richiesta.
Invierò queste poche righe anche ad un quotidiano locale. Se vorrà pubblicarle ne sarò lieto. Mi creda non lo faccio per esibizionismo. Io sono davvero un signor nessuno, ma spero di non essere solo e che questo piccolo gesto, se reso noto, serva a qualcosa. Attendo con fiducia il provvedimento richiesto.
Stefano Bargellini