«Un dolore inimmaginabile»


Tommaso Cerno PALUZZA (Udine).«Dal Friuli ho avuto molto e dico grazie. Sono rimasto con mia moglie, così si è pensato solo a Eluana». Papà Beppino Englaro ha salutato Eluana dalla finestra, quando è passato il corteo funebre. Ed è rimasto chiuso in casa, con Saturna, gravemente malata. Non è salito sulla collina che porta alla chiesa di San Daniele né al cimitero dove da ieri Eluana riposa accanto a nonno Giobatta, come era suo desiderio.
Seduto in salotto, con il fratello Armando e la nipote Germana, papà Beppino ha trascorso la giornata nella casa di famiglia, nel cuore di Paluzza, il paese dove è nato. Quella casa dalle mura gialle e accoglienti dove ieri ha incontrato Laura Guardaluppi, la migliore amica di Eluana, la ragazza che quel maledetto 18 gennaio 1992 corse in terapia intensiva riferendo al primario Massei che Eluana era contraria alle cure ad oltranza. E ancora amici di famiglia, parenti, vicini di casa.
Nel giorno dell'addio a sua figlia, sepolta finalmente fra le sue montagne, Beppino affronta il dolore che ha dentro. A chi gli parla, pare sereno. Ma non è così. «Ci penso solo adesso ed è qualcosa di inimmaginabile», confida al fratello e ai suoi cari. Quel fratello Armando che l'ha convinto, carnico cocciuto anche più di Beppino, a non cremare Eluana e a farle il funerale in chiesa. «Non potevo e non volevo dirgli di no - dice il padre di Eluana - perché mio fratello era davvero convinto che Eluana avrebbe voluto così. E perché io avrei dovuto impedirlo? Non se ne parla nemmeno».
Seduto sul divano bianco, fissa Laura con gli occhi stretti. «E tu?», fa un sorriso. Poi l'abbraccio a quella famiglia di Lecco che ha raccontato come Eluana fosse davvero, convincendo i giudici che non erano invenzioni o opinioni del padre, ma la semplice verità. «Adesso avete visto le mie montagne - gli dice mentre lasciano Paluzza per tornare in quella Lombardia che non ha voluto aiutarlo - e magari le rivedrete ancora».
Poi si informa del funerale della figlia. Non ha guardato la tv, è da un bel po' di giorni che non legge i giornali. Quando gli raccontano che don Tarcisio, il parroco con cui ha parlato, e che ha deciso di dire la messa per Eluana, l'ha chiamata «stella alpina» si scioglie in un impercettibile sorriso che per un istante toglie a quel volto scarno l'immagine del dolore. «Edelweiss», scandisce lui che ha studiato il tedesco. «La grazia bianca», aggiunge, «come mia figlia, era proprio così. Se ha detto questo è una cosa meravigliosa. E mio fratello ha fatto bene a fare questa scelta».
L'ultimo boccone amaro è la critica per non aver voluto partecipare al funerale religioso. Una scelta di Beppino che ha più di una ragione interiore. C'è la moglie malata, che non parla e che non poteva essere presente. Ci sono gli insulti, a volte pesantissimi, scagliati contro di lui da associazioni religiose e dal clero. Ma c'è soprattutto un'altra cosa che lo frena. Lui che in questi diciassette anni ha dato voce a sua figlia sente esaurito quel compito. Non vuole essere invadente: «Chi ci va pensi solo a Eluana. E non a me. Che di me non si doveva interessare nessuno in tutto questo tempo. Se è successo è mio malgrado. Adesso basta. Io me ne sto fuori».

dall'inviato