Quando vinsi col Genoa il torneo di Viareggio


MASSA.Alberto Corucci, classe 1945, è fra i primi prodotti calcistici della nostra zona, è l'apripista al professionismo dopo gli anni Cinquanta.
Come tanti altri ragazzi cerca il suo futuro andando a scuola (ha la fortuna di non dover subito lavorare dopo le medie come molti altri) e giocando a pallone, è bravo e viene subito notato da uno dei migliori maghi calcistici della zona, Amerigo Salati, tecnico della favolosa Ju-bois, squadra satellite della Juventus dalla quale riceve i corredi uguali e originali, le famose casacche a camicia svolazzanti. In cambio la Juventus ha la precedenza sulla scelta dei possibili campioni. Ed infatti Alberto dopo il primo campionato giovanile entra nei taccuini della società torinese ma anche di altri osservatori.
La Juve lo prenota ma poi tentenna, il Genoa che lo seguiva da tempo entra nella trattativa e riesce a concludere per un milione. Pochi giorni dopo arriva l'offerta da Torino dei bianconeri per tre milioni ma ormai il compromesso era ratificato coi rossoblù.
Anche a Genoa Corucci emerge subito ed in coppia con Petrini (diventato poi grande attaccante in serie A ma anche ultimamente famoso suo malgrado per la Sla, la malattia che sembra molto accanirsi sui calciatori e per questo che ha messo sotto torchio i trattamenti sanitari di molte società) segna valanghe di gol. Segue tutta la trafila giovanile fino alla De Martino e culmina con la vittoria del Torneo di Viareggio del 1965 (qui ha come compagno anche Agroppi arrivato in prestito dal Torino e col quale manterrà sincera amicizia), dove in finale (doppia perchè la prima era terminata in parità 2-2, naturalmente con reti di Corucci e Petrini) il Genoa supera proprio la Juventus di Furino. L'anno dopo inizia il girovagare, il prestito per farsi "le ossa", come si diceva. Passa al Savona, serie C. Ancora molte reti al suo attivo e la squadra, dove giocavano anche il portiere Rosi e Taccola, promuove in sertie B e a Savona viene sostituito dal giovane milanista Pierino Prati. Rientra al Genoa, 1966, e finalmente debutto in B ma fra infortuni ed il fatto di avere bravi titolari davanti gioca poco. Di nuovo partenza, prestito, questa volta Arezzo in C dove segna ancora molto, 12 reti. Ha già molte richieste, soprattutto da squadre in cerca di promozione ed infatti passa alla Torres: 18 reti, capocannoniere e nuova promozione in B. E' il 1968. Altre richieste, questa volta l'offerta del Potenza è molto alta al Genoa viene offerta una barca di soldi e viene ceduto alla societa lucana. Segna sempre tanto, 16 reti ma poi la società va in crisi, ha bisogno di soldi lo cede in comproprietà al Livorno in B. Inizia bene ma contro il Perugia ha un grave infortunio e stagione finita. Torna al Potenzia dove inizia, per questa società, una lunga serie di controversie con altre squadre e la Federazione. Alla fine finisce al Messina con un contratto strano: raddoppio di ingaggio se supera 10 reti. Alla nona segnatura non viene fatto giocare più (anche qui era iniziata una crisi economica societaria), rompe e deve tornare a Potenza. Ma è stanco, demoralizzato e inizia anche a sentire la nostalgia della famiglia (ha due figli piccoli) e cerca una squadra vicino casa. Se lo contendono allora Massese e Carrarese ma è la società azzurra la più veloce e finisce oltrefoce con Orrico mentre sta iniziando la stella Cacciatori e dove trova altri massesi come Alberto Grossi e Roberto Alberti. Nel frattempo pensa al futuro e trova lavoro al Banco di Roma di Massa dove lavora tutt'oggi. Tre anni a Carrara e poi termine della corsa nei dilettanti col Forte Dei Marmi. Una lunga vita da professionista, molti aneddoti e episodi da raccontare. ce ne racconta qualcuno.
«L'esordio di Genova - inizia Alberto - contro il Verona, fuori avevo già debuttato, molto sfortunato. Erano venuti a vedermi tutti gli amici, i paesani e i miei genitori. Dopo pochissimi minuti in uno scontro in area rimedio una grossa ferita sopra un occhio, devo continuare bendato e utilizzando un solo occhio. Non posso essere sostituito perchè allora non esisteva il cambio, non c'era panchina e restai in campo per far numero. Fu una grossa delusione».
Ma l'episodio più importante, che resterà per sempre nella sua memoria avvenne quando era alla Torres.
«Dovevamo giocare a San Benedetto. Dopo lo scalo a Ciampino - riprende Corucci - continuammo in pullman, era notte. Durante il viaggio i miei compagni si addormentarono tutti, io non dormivo mai e mi mettevo di fianco all'autista. Ad un certo punto vidi il mezzo che ci precedeva, un camion, che si avvicinava troppo velocemente, mi girai e mi accorsi che l'autista si era addormentato. Tirai un urlo sovrumano, l'autista si svegliò e riusci a fenare. Arrivammo a pochi centimetri dall'ostacolo, naturalmente con tutti i compagni che ruzzolavano all'interno, qualche ammaccatura ma tutti salvi. L'autista ed i ragazzi non finivano mai di ringraziarmi. Poteva essere una strage!».
Poi anche per Alberto inizia una nuova stagione quella dei tornei. «Una cosa fantastica - ammette il bomber - i duelli nel campo irreale di Forno con le montagne intorno. Naturalmente finivano sempre con grandi bevute e merende. Anzi molto spesso queste cominciavano già prima delle partite - ammette divertito Corucci - dove andavamo in ritiro, ben riforniti di bevande e vivande, al Vergheto, favoloso ambiente naturale.
«A questi tornei poi trovavo vecchi compagni delle squadre giovanili ma anche giovani emergenti, come Silvio Baldini che poi continuerà come allenatore, arrivando con successo alla serie A».

Aldo Antola