I restauri e le opere di Baldassarri

PISA. È stato presentato, alla Limonaia di Palazzo Ruschi, il nuovo libro dell'architetto Alessandro Baldassari. È un agile e gradevole volumetto pubblicato dall'ETS, intitolato semplicemente con il suo nome, che raccoglie i progetti che il noto architetto pisano ed il suo studio hanno elaborato e realizzato in dieci anni, dal 1995 al 2005, in vari settori.
Nei settori del restauro, del risanamento urbano, del recupero industriale, del design e per alcune abitazioni private.
Decine di progetti che, coniugando conservazione e rinnovamento, hanno in qualche modo contribuito a comunicare un'immagine di Pisa in cui passato e presente dei luoghi dialogano.
Fra i restauri da lui curati vanno annoverati il campanile della chiesa di San Savino, Palazzo Feroci, Palazzo Quarantotti, la stessa Limonaia, le chiese di San Frediano e di Sant'Andrea, a Pisa, la chiesa di San Michele ed il Museo Consortini a Volterra, Villa Agostini Della Seta a San Giuliano. Mentre fra i progetti di riqualificazione urbana risaltano quelli sull'area dell'ex Cpt di Pisa, i centri storici di Santa Maria a Monte e di Santa Croce, e il recupero del centro storico di Empoli. Senza dimenticare quelli di recupero industriale, come l'impianto di cogenerazione a San Giuliano Terme, quello per i nuovi edifici dell'Azienda Gas a Pisa, il progetto di recupero del sito industriale di Calci, oltre a tutte le numerose opere di design o i progetti realizzati per case private. Un'opera variegata per un architetto che, formatosi nell'ufficio progetti di Massimo Carmassi, si è poi specializzato nel restauro. Sensibilità estetica e sensibilità sociale si fondono perfettamente nel lavoro di Baldassari, spesso impegnato anche in progetti, come quello alternativo di riqualificazione del quartiere della stazione a Pisa, che solo apparentemente esulano dalla sua professione. "Il livello creativo e la qualità sociale camminano sempre parallelamente - ha detto Baldassarri -. Oggi, nelle amministrazioni pubbliche, nonostante i limiti economici, c'è spesso la voglia di coniugare questi due aspetti. Forse, nel caso specifico del quartiere della stazione, estetica, qualità sociale dell'intervento e partecipazione dei cittadini non sono stati abbastanza perseguiti".
Marcello Cella