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Chiude la Delta, quindici licenziamenti

 LIVORNO. Ormai è un bollettino di guerra. Altri quindici posti di lavoro cadono sotto i colpi della crisi: sono i dipendenti della Delta di Collesalvetti, azienda di impiantistica e di logistica, nata due anni fa da un’intuizione interessante: quella di assemblare a ridosso del porto d’imbarco (Livorno) i grandi impianti destinati all’esportazione, risparmiando lunghi e costosi “trasporti eccezionali”. I risultati però non sono stati all’altezza delle attese. Martedì la dirigenza della Delta ha annunciato la cessazione dell’attività. I quindici dipendenti saranno licenziati e iscritti alle liste di mobilità.
 Un caso esemplare, quella della Delta, delle opportunità che offrono le aree retroportuali: davvero possono diventare l’ultimo anello della catena della produzione, quello immediatamente prima dell’imbarco. A patto che l’intuizione sia sostenuta dalla domanda del mercato. Contando sul rapporto con la Nuova Pignone di Firenze, di cui avrebbe dovuto diventare appunto un’appendice, nella primavera del 2006 la Delta fu costituita per opera di un gruppo di soci: fra questi, anche uno fra gli imprenditori più conosciuti dell’area, Loriano Salatti (Sniav, Consorzio Grimtir), presidente dell’Api, l’associazione delle piccole imprese industriali. Furono fatte una decina di assunzioni, con l’obiettivo di arrivare a 45 dipendenti. «L’azienda è nata per iniziativa di alcuni imprenditori con esperienza nel settore dei componenti per il gas - dichiarò Salatti - Assembleremo turbine, condotti e pannelli insonorizzanti, dapprima su progetti Nuovo Pignone, in seguito su progetti nostri. Stiamo assumendo proprio in questi giorni otto ingegneri. A regime, cioè nel febbraio del 2007, saremo in 45. Cerchiamo soprattutto saldatori qualificati con patente per acciai speciali, inox e leghe leggere e montatori meccanici ed elettrostrumentali. Intorno all’azienda ruoterà poi un indotto di una sessantina di persone: ditte di trasporti, di imballaggio».
 Questo si diceva due anni fa. Poi ecco l’imprevisto: il cliente si è defilato e la Delta ha dovuto reinventarsi. Il fatturato non è decollato come previsto, ma nel frattempo erano già stati fatti gli investimenti e gli ammortamenti hanno pesato in maniera crescente sul conto economico. Negli ultimi mesi la Delta ha affiancato all’attività principale quella di progettazione di impianti (per la Danieli). Ma non sono arrivate commesse sufficienti a mantenere in piedi l’azienda: da qui la decisione di cessare l’attività, annunciata dall’amministratore delegato Giacomo Stabilini. La scommessa della logistica integrata, stavolta, non è riuscita.
Cristiano Meoni

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