martedì 09.02.2010 ore 12.14

ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Lotta sui pre-pensionamenti

  PISA. Nell’aula III della Sapienza, si è svolta un’affollata assemblea di docenti e ricercatori alla fine della quale è stata votata all’unanimità una mozione in cui si chiede al Senato Accademico di non applicare la norma del prepensionamento a quei ricercatori che hanno maturato 40 anni di contributi. In caso contrario, l’assemblea «si riserva di decidere tutte le necessarie forme di protesta, compresa l’astensione da tutte le attività didattiche non previste dalla legge».  L’assemblea dei docenti dell’ateneo pisano è stata indetta dai sindacati e dalle associazioni della docenza.  Nel dibattito scaturito, è stata denunciata «la decisione del consiglio di amministrazione, senza preventiva informazione, di inserire nel bilancio 2009 la previsione del prepensionamento forzoso dei ricercatori in base all’art. 72, comma 11, della legge 133/08». Ai ricercatori facciamo notare che, in base a quanto sostiene il rettore Marco Pasquali, il prepensionamento non peserà neanche un euro sul bilancio poiché la manovra è stata scorporata dalla previsione di bilancio 2009. Un’affermazione che viene contestata dai ricercatori i quali fanno riferimento alla relazione introduttiva al bilancio di previsione 2009. Ed ecco il passaggio: «A seguito di delibera del Consiglio di Amministrazione n. 170 del 30/07/2008 l’Università di Pisa, ai sensi del comma 11 dell’art. 72 della legge 133/08, non procederà all’accoglimento delle domande finalizzate al mantenimento in servizio per i due anni successivi al raggiungimento dei limiti per il collocamento a riposo sia per il personale docente che per quello tecnico amministrativo. Per gli anni 2009 e 2010 si risolverà, con preavviso di sei mesi, il rapporto di lavoro del personale tecnico amministrativo che avrà maturato l’anzianità massima contributiva di 40 anni al 31/12/2008 o che la maturerà successivamente.  Nei termini previsti dalla citata delibera, l’Università di Pisa risolverà, con preavviso di sei mesi, il rapporto di lavoro con i ricercatori e gli assistenti universitari del ruolo ad esaurimento che avranno maturato l’anzianità massima contributiva di 40 anni al 31/12/2008 o che la matureranno successivamente».  In base a quest’ultimo passaggio, i ricercatori sostengono che la pensione anticipata è una manovra inserita nel bilancio e che sarà conteggiata.  Inoltre, l’assemblea dei docenti sostiene che «il consiglio di amministrazione non ha le prerogative statutarie per valutare le esigenze dell’attività didattica e di ricerca dell’ateneo né di definirne le politiche di sviluppo».  Pertanto, nella mozione si ribadisce che è il Senato Accademico a esercitare queste prerogative. Per questo motivo, l’assemblea «invita il Senato Accademico a riesaminare la questione del prepensionamento forzoso dei ricercatori, tenendo conto che con l’evolversi della legislazione universitaria e con il loro coinvolgimento di fatto nell’offerta didattica di tutte le facoltà, vanno considerati alla pari dei professori di ruolo. Del resto in tali termini si sono pronunciati in altre occasioni sia il rettore che gli organi accademici».  Per tutti questi motivi, è stato chiesto al Senato di non applicare l’articolo 72 della legge 133. Giovanni Parlato

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