il Tirreno — 03 dicembre 2008
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sezione: LIVORNO
LIVORNO. Non è una novità che le luci della Misericordia restino accese di notte: succede da sempre, da quando la confraternita si occupa di pronto soccorso. Ieri, però, le stanze frequentate dai volontari, erano piene anche dangoscia: i vertici dellassociazione hanno comunicato ai sindacati la loro intenzione di licenziare 16 persone (secondo alcune voci, che però non ricevono conferma, i licenziamenti potrebbero essere 20). Oltre metà della forza lavoro, visto che i dipendenti sono in tutto 28. Lannuncio. Lassemblea iniziata dopo le 21 è andata avanti fino a notte fonda. Ed è in quella sede che i rappresentanti sindacali interni alla Misericordia hanno comunicato ai loro colleghi, e a tutti i volontari presenti, quella che al momento è solo una decisione annunciata e non ancora praticata: la chiusura del servizio di pronto soccorso e il conseguente robusto taglio occupazionale, motivato essenzialmente dalla difficoltà, espressa a più riprese anche in passato, di sostenere economicamente questo settore di attività. Che pure - fanno notare alcuni fra i volontari - è previsto dallo Statuto della Misericordia. Dieci giorni di pausa. Cerano anche i dirigenti della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil ieri nella sede di via Verdi. Hanno chiesto ufficialmente dieci giorni di tempo per poter studiare il piano di riorganizzazione che la Misericordia ha approntato e depositato in Regione: per dieci giorni, dunque, le lettere di licenziamento non partiranno. Ma poi, se non vi saranno notizie che i vertici dellassociazione riterranno confortanti, lannuncio troverà applicazione. Dipendenti e volontari. E quella dei dipendenti la situazione più a rischio. «Bel regalo di Natale ci hanno fatto», diceva uno di loro ieri sera. «Ma si rendono conto in quale condizione lavoriamo adesso?», incalzava un altro. Tutti loro hanno un passato da volontario e non vogliono, adesso, un futuro da disoccupato. Ieri sono rimasti fino a tarda ora a discutere, a spiegarsi, a cercare una strada, fra uno sfogo di rabbia e una riflessione, per tornare al confronto con quella che non è unazienda ma unassociazione (una onlus, per lesattezza) sperando di avere notizie migliori. Qualche ora prima dellincontro coi sindacati, i volontari avevano mandato una lettera-appello al preposto della Misericordia, nel quale chiedevano di «riflettere profondamente» sullopportunità di salvaguardare il servizio di pronto soccorso. «Non pensiamo che vogliate essere ricordate dalla cittadinanza - hanno scritto i fratelli - come le persone che hanno fatto morire uno storico settore, sviluppato dalle origini fino ai tempi nostri dando risposte ai bisogni quotidiani della cittadinanza».
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Luciano De Majo