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Scattano i licenziamenti: 24 mobilità in tre mesi

 CARRARA. Ventiquattro licenziamenti nel settore del marmo e del settore ad esso legato a doppio filo: quello della tecnologia e degli utensili diamantati. E la crisi sferra un nuovo colpo anche a un settore già in grossa difficoltà: quello della trasformazione del granito.
 Diciassette mobilità volontarie (con incentivo all’esodo) sono già divenute realtà in due aziende di utensili diamantati, legati appunto alla lavorazione del lapideo: rispettivamente la Indiam Diamantati di Avenza (10 mobilità) e la Diamond Sevrice di via Acquale a Massa (7). Altre sette mobilità volontarie (con incentivi all’esodo e alla ricollocazione) sono annunciati alla segheria Doganella graniti.
 Sono questi i numeri di una situazione drammatica per il comprensorio apuano. Che, alla luce di questo quadro, più completo, per alcune aziende appare anche molto più critica rispetto a quella della Gaspari Menotti che - e questo è bene sottolinearlo - continua a dare lavoro a 60 dipendenti e ha scelto la misura della «cassa» come preventiva, legata allo stop di una grossa commessa.
 Sette in mobilità alla Doganella. La richiesta è arrivata ieri mattina sul tavolo del sindacato. La segheria di Avenza, che conta 27 dipendenti, sta per ridurre il numero dei lavoratori attraverso la mobilità volontaria con incentivo all’esodo e ricollocazione in altre aziende del gruppo.
 «Ma la Doganella graniti è un’azienda che non ci sta dando assolutamente problemi - spiega il segretario della Fillea Cgil Francesco Bertolucci - Anzi si è sempre distinta sotto il profilo della serietà e della disponibilità alla trattativa nell’interesse dei lavoratori stessi».
 Se il granito quindi sembra davvero lontanissimo ad uscire dal tunnel, un po’ meno critiche sarebbero le condizioni del marmo. Anzi, per Bertolucci questo settore ha le carte in regola per rispondere a una crisi che, a livello internazionale, è sempre più nera per tutti i settori. «Il lapideo - dice Bertolucci - deve entrare in un’ottica di filiera e privilegiare la qualità: i blocchi e la trasformazione devono rimanere a Carrara, solo così si può arginare la concorrenza e anche ridare lavoro a 5/600 persone».
 I numeri della crisi. A fornire i dati che fotografano al meglio la situazione è il segretario della Fim Cils Marco Battistini.
 «La crisi nel settore degli utensili diamantati c’è già arrivata tre mesi fa - sottolinea il segretario del sindacato dei metalmeccanici che fa capo alla Cisl - Alla Indiam Diamantati di Avenza sono state messe in atto 10 mobilità volontarie con incentivo all’esodo: l’azienda ha di fatto ridotto il personale da 23 a 13 unità».
 Stessa situazione (e più o meno nello stesso periodo) alla Diamond Service di Massa. «Qui - prosegue Battistini - si è passati da un organico di 16 dipendenti a 9 con la mobilità volontaria per 7 lavoratori».
  «E il peggio deve ancora venire». Il segretario della Fim Cisl non ha dubbi: «La situazione è drammatica ma siamo solo alla punta dell’iceberg - spiega - la crisi internazionale sta avendo effetti pesanti sul settore produttivo apuano. Qui non si parla solo di recessione ma di uno spaventoso effetto domino che sta mettendo in ginocchio le imprese e i consumi».
 Il sindaco: il bianco e le tecnologie reggono. Angelo Zubbani non ha dubbi. Per parlare della crisi del settore lapideo di Carrara una distinzione è d’obbligo. E, se è vero, che la difficoltà del granito ormai è (purtroppo) nota, non starebbe patendo uguali difficoltà il settore delle tecnologie applicato al marmo e neppure quello del marmo bianco.
 «Ritengo che un conto sia la crisi del granito che orami era già in una fase matura ancor prima di questa difficile congiuntura internazionale - spiega il sindaco - Per quel che riguarda le tecnologie e il nostro marmo c’è sicuramente un rallentamento in corso, dovuto alla contrazione dei consumi e degli investimenti, ma non si può certo parlare di crisi profonda».
 Insomma per Zubbani bisogna evitare, in un momento così delicato, di generalizzare. «Non metterei tutti i settori legati al lapideo sullo stesso piano - afferma - Ma è anche vero che bisogna tenere presente che questa crisi sta avanzando giorno per giorno. Sono quindi d’accordo con la chiave di lettura del presidente Mazzi che invita le aziende a puntare sulla qualità e sulla peculiarità del prodotto marmo». Una chiave di lettura che, come abbiamo visto, è la stessa perseguita anche dal sindacato.
 Ma uno sforzo, e su questo il sindaco non si tira indietro, devono farlo anche le istituzioni: perché è proprio nei momenti di difficoltà che l’unione può davvero fare la differenza.
 «Dal punto di vista pubblico occorre accelerare sulle politiche di distretto che abbiamo già aperto - annuncia Zubbani - Il polo tecnologico per la ricerca (progetto finanziato da Regione e Provincia) e il rilancio della promozione del lapideo apuano con fondi pubblici sono strumenti che le istituzioni, noi tutti, dobbiamo far partire».
 Assindustria: tante aziende sono in difficoltà. Dall’osservatorio della Confindustria apuana la situazione del pianeta lapideo è chiara.
 «E’ un momento difficile - conferma il direttore Andrea Balestri - Lo è per tutti i settori e anche per il marmo. Tutto questo è legato a una situazione generale davvero critica: i colleghi delle altre province, con cui mi confronto quasi ogni giorno, sono alle prese con le stesse nostre difficoltà: e in tutta Italia le richieste di cassa integrazione e mobilità sono davvero parecchie. E anche da noi ci sono molte aziende in difficoltà: dal nostro».
 Un quadro quindi con più ombre che luci quello rappresentato dal direttore di Assindustria. Ma che non ha ancora raggiunto il suo culmine. «In questo momento da parte di tutti, imprese, associazioni e istituzioni è necessario uno sforzo ulteriore, e sinergico per poter affrontare nel migliore dei modi la crisi che, da qui ai mesi a venire sarà sempre più pesante - conclude Balestri - e quindi bisogna farsi trovare preparati a fronteggiare anche tempi peggiori».
Alessandra Vivoli

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