L'amore per la Versilia dura da trent'anni

PIETRASANTA.Un casolare tra la centenaria Rocca di Sala e il centro storico, con vista sul mare e le botteghe di marmo e le fonderie a pochi passi. Uscio e bottega, per dirla alla Toscana. La dimensione mondiale dell'arte di Fernando Botero sembra stridere con il piccolo mondo antico che il genio colombiano si è ritagliato qui, nella Versilia che pensa e produce arte. In quella Pietrasanta che si è meritata il «nickname» di Piccola Atene.
Rapporto simbiotico, tra Botero e la città. Un feeling nato alla metà degli anni Settanta e rafforzato dalla stima della gente, che ha sempre permesso al grande scultore di condurre una vita discreta, riservata, con il profilo basso che lui ha scelto.
Pietrasanta, culla dei pensieri e porto sicuro dove tornare sempre dai viaggi intorno al mondo, da mostre, affari e conferenze. Pietrasanta, una casa così lontana dalla sua terra natale ma così ospitale da meritarsi un tangibile segno d'affetto, come gli affreschi nella piccola chiesa della Misericordia in via Mazzini e una statua, il Guerriero, collocato davanti alla piazza del municipio. Un altro segno fu anche la grande mostra-evento dell'estate 2000, quando a Pietrasanta si fece ombelico del mondo artistico, ospitando galleristi, amici, collezionisti di mezzo mondo.
Pietrasanta luogo dell'anima, anche per la vita sentimentale: qui lo scultore ha trascinato la moglie Sophia Vari, anch'ella scultrice, una donna elegante e creativa. «Era il 1978 - raccontò Sophia - quando in casa d'amici, conobbi Fernando. Lui mi portò subito a Pietrasanta, aveva già scoperto questo paese quando non ci conoscevamo ancora. Pietrasanta è un bel posto per gli artisti, perché c'è a portata di mano tutto il materiale che serve ad uno scultore. Qui poi l'unico mestiere che è riconosciuto e apprezzato è proprio quello dello scultore e si vive intorno a quest'arte. Io e mio marito, come molti altri artisti, proviamo un autentico sentimento d'amore per Pietrasanta».
Tante gioie ma anche qualche spina, come in ogni legame che si rispetti, tra Botero e Pietrasanta. Una storiaccia, recente, che all'artista ha fatto così male da fargli pensare di lasciare per sempre la sua Versilia. Era l'ottobre del 2007 quando 7 opere in bronzo - valore stimato 3 milioni e mezzo di dollari - opera di Botero, vengono rubate dalla fonderia artistica L'Arte di Barsi&Filiè.
«Lavoro da trent'anni a Pietrasanta, se mi toccherà andarmene per un altro posto, sarà mio malgrado - disse ad una radio del suo Paese - più che le sette sculture il danno maggiore è dover perdere la delizia che era l'ambiente di lavoro a Pietrasanta, dove c'è un clima di fiducia, tranquillità, un ambiente perfetto perché un artista possa lavorare. Bisogna dotare le fonderie, i laboratori, di adeguati sistemi di sicurezza».
Un'inquietudine che sembrò risolversi qualche mese fa, quando le sculture vennero recuperate e riconsegnate all'autore. Che disse: «Di Pietrasanta ho sempre apprezzato l'equilibrio, il senso di sicurezza che trasmette. Dopo il furto, ho vacillato. Sia chiaro, non ho mai pensato di andarmene, ma di fondere le mie opere altrove, quello sì. Oggi torno a sentirmi più tranquillo». Chissà se l'indagine della Finanza riaprirà questa ferita. (G.B.)