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Organi infetti, si tratta per i risarcimenti

 PRATO. Le trattative tra i pazienti infettati e l’assicurazione dell’ospedale di Careggi potrebbero far cadere le accuse nei confronti della biologa fiorentina Franca Cresci, ma intanto il processo per il drammatico errore compiuto nel febbraio dell’anno scorso, quando a tre pazienti furono trapiantati organi infettati col virus dell’Hiv, è entrato nel vivo ieri a Firenze con le deposizioni di tre testimoni.
 L’esito del processo davanti al giudice monocratico Savino appare scontato, tenuto conto che ci sono le prove documentali dell’errore compiuto dalla biologa.
 La dottoressa sbagliò nel trascrivere i risultati delle analisi di laboratorio facendo passare per sani due reni e un fegato che invece erano infetti. Ma la scelta dell’imputata, assistita da Roberto Inches, di non chiedere il patteggiamento porta con sé due conseguenze di non poco conto: in primo luogo durante il dibattimento, rinviato al 18 dicembre, potrebbero concludersi le trattative tra i legali dei pazienti (Ugo Fanti, Gianni Cenni e Alessandro Failla) e l’assicurazione inglese Qbe Insurance, avviate da mesi; in secondo luogo dalle testimonianze potrebbero emergere ulteriori responsabilità.
 Dei tre pazienti infettati, solo due, una donna bulgara residente a Prato e un uomo residente a Carrara, si sono costituiti parte civile, mentre il trapiantato di fegato, residente in Umbria, ha preferito aspettare per intentare una causa civile.
 Sull’onda emotiva dello scandalo l’assessore regionale alla Salute, Enrico Rossi, promise di attivarsi per accelerare al massimo le procedure dei rimborsi e fece balenare l’idea che ogni paziente avrebbe ricevuto due milioni di euro. In realtà quello era il massimale coperto dall’assicurazione e a distanza di 19 mesi i pazienti, ora sieropositivi, non hanno ancora visto un euro. L’ultima parola sui rimborsi, in questo come in altri casi, spetta all’assicurazione, che non ha brillato per solerzia. Di fatto non ha ancora risposto alle richieste dei due trapiantati di reni. L’unica notizia positiva è che proprio a causa del tragico errore, il protocollo per i trapianti di organi in Toscana è cambiato.
P.N.