«Il primo passo per riportare il Livorno in A»


AVELLINO. Ciccio si guarda il bicipite e lo bacia. Bacia il tatuaggio. Cioè bacia il nome della sua bambina. Bacia la piccola e bacia la moglie. Lo fa una, due, tre volte. Caso, fatalità: chissà. Però non aveva mai segnato una tripletta questo bomber dalla pelle olivastra e gli occhi chiari come il cielo della sua terra, la Campania. A Caserta c'è la sua famiglia: mamma, papà cassintengrato che si dà da fare per sbarcare il lunario anche se ormai problemi non ce ne sono più. Perché ci pensa Ciccio.
Ciccio pensa a tutti: ai genitori, alla sua famigliola che ormai s'è stabilita a Firenze perché la consorte la conobbe da ragazzo quando la società viola lo strappò ai campi polverosi e lo portò nei suoi bellissimi green dove alleva da decenni futuri campioni.
Ciccio pensa a tutti. Anche al Livorno. Tavano, Tavano, Tavano: segna sempre lui, ora. Un gol al Novara, uno a Crotone, tre qui per allontanare l'afa meglio di un condizionatore di marca.
Prima di sedersi al tavolo della conferenza stampa aveva sussurrato: «Sì, è vero, tre non ne avevo mai segnati. Doppiette sì, ma questa è la mia prima tripletta, giusto che la dedichi a moglie e figlia».
Capelli corti: basta con la capigliatura raccolta e fermata dal nastro. L'ha deciso questa estate. Taglio nuovo, vita nuova. E tutto sembra orientato bene. «La verità - spiega - è che adesso vengo sfruttato nella posizione che mi permise di brillare nell'Empoli dove realizzai 19 gol in serie B e poi nella stagione successiva in serie A».
Ventinove anni, fisico integro, tanto ancora da dare perché intanto ne ha perso uno nel Valencia. Eppoi è leggero, una macchina da corsa. Un'accelerazione che quando scatta fa il vuoto: quelli dell'Avellino sono ancora lì che lo cercano. «Sto bene, è tanto che lo dico. Io, lo sapete, non sono tanto portato per parlare. Qui vorrei trasmettere tutta la felicità mia e dei miei compagni per questa vittoria che ci dà morale ma non ci deve far smarrire la realtà del campionato».
La tripletta è un premio alla volontà della squadra ma anche un premio alla coerenza del giocatore. «Lo sapete che sin dal giorno dopo la retrocessione dissi che non avrei lasciato il Livorno. Il mio nome fu accostato a qualche squadra ma in realtà non c'era assolutamente niente perché io avevo deciso di restare e mi ritengo una persona di parola. Sono sceso col Livorno e voglio tentare di risalire. Su questo non ci sono dubbi. Quindi vado avanti così e sono anche contento di come vanno le cose».
Francesco Tavano è anche equilibrato, quando si tratta di leggere la partita. «È stata una gara equilibrata, noi abbiamo anche fallito qualche occasione da gol, ma anche loro si sono fatti pericolosi quindi ho massimo rispetto dell'Avellino».
Due reti in due minuti. Quelle che hanno mandato al tappeto gli irpini. «È andata bene. Volpe è stato intelligente a lanciarmi con le mani sulla rimessa laterale, poi ho atteso l'uscita del portiere è l'ho battuto con un rasoterra. Nella seconda circostanza ho preso il tempo giusto sul cross di Bonetto».
L'esordio, tre gol, la fascia di capitano. «Io non sono il capitano, ma il vice di Grandoni che era assente. Però quella striscia al braccio in effetti responsabilizza. Lo ha fatto anche con me». Che non era mai stato capitano prima d'ora e non aveva mai segnato una tripletta.

dal nostro inviato Sandro Lulli