martedì 09.02.2010 ore 03.37

ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Il pm chiede due anni per la Maltinti

 EMPOLI. Si alleggerisce, in tribunale a Livorno, la posizione degli imputati in una delle vicende giudiziarie che più hanno scosso l’isola d’Elba anche se per l’architetto empolese Sandra Maltinti la richiesta del pubblico ministero è stata la più alta: due anni di reclusione. Le è stata contestata anche la tentata concussione. Il Comune di Portofferaio, inoltre, ha chiesto 1,5 milioni di euro di danni. Si tratta di una vicenda, sui presunti intrecci tra politica e affari a Portoferraio, che prese il via dall’inchiesta che il 1º giugno 2004 sfociò nella notifica di 4 avvisi di garanzia e sei arresti, tra cui quello dell’ex sindaco Giovanni Ageno.  Il processo partiva da capi d’imputazione pesantissimi: agli indagati erano stati contestati reati tra cui associazione per delinquere, peculato, corruzione, violenza privata, concussione e voto di scambio. Ieri mattina però, nell’udienza in tribunale a Livorno, il pm Antonio Giaconi, nella sua requisitoria ha ammorbidito le accuse nei confronti di quello che era stato soprannominato un “comitato d’affari”. Ha chiesto, infatti, per tutti gli imputati l’assoluzione per il reato più grave, l’associazione a delinquere. «Nonostante i consistenti rapporti tra gli indagati - ha spiegato Giaconi - non c’è certezza che vi fosse una struttura associativa». Per i reati di voto di scambio e di abuso edilizio, Giaconi ha ritenuto di “non doversi procedere per avvenuta prescrizione”, mentre per gli altri capi di imputazione ha chiesto che fossero derubricati ad abuso d’ufficio. Per questo reato sono state richieste pene variabili: un anno e 8 mesi di reclusione per l’imprenditore Tiziano Nocentini, un anno e 6 mesi per il suo uomo di fiducia Marco Regano, un anno e 6 mesi per il figlio dell’ex sindaco, Nicola Ageno, un anno e 6 mesi per l’ex assessore del Comune Alberto Fratti, 8 mesi per Enrico e Giuseppe Cioni, 6 mesi per Annalisa Di Pede. La richiesta più alta è stata, invece, per Sandra Maltinti, 2 anni di reclusione. A lei è stata contestata anche la tentata concussione, per fatti risalenti al periodo in cui l’architetto empolese dirigeva l’ufficio tecnico del Comune di Porto Azzurro: allora, secondo l’accusa, la donna avrebbe richiesto circa 50 milioni di lire all’imprenditore edile Nunzio Trusso, per dare il via ai lavori di costruzione della nuova caserma dei Carabinieri. Per tutti gli imputati il pm ha chiesto la sospensione condizionale della pena.  «La vicenda è delicata e complessa e ha visto l’applicazione di gravi misure cautelari - ha spiegato Giaconi -. I dati emersi consentono di affermare che la vicenda portata all’esame non ha nessun movente politico. Non possiamo però trascurare che un gruppo politico, di cui la Giunta era espressione, favoriva, nella gestione della cosa pubblica, quasi esclusivamente, gli interessi privati di gruppi imprenditoriali. In sintesi si tratta di un conflitto di interessi».  Il pm ha sostenuto che il nuovo regolamento urbanistico e il piano del porto, erano strutturati in modo da consentire e favorire gli affari dell’imprenditore Nocentini. Non ha mancato di menzionare come il figlio dell’ex sindaco, Nicola Ageno, lavorasse sia per Nocentini, che per il Comune di Portoferraio. Ha poi citato episodi di rimozione di dirigenti che avevano criticato i piani urbanistici.  Ma se la posizione dell’accusa si è ammorbidita rispetto ai reati che nel 2004 aveva contestato il sostituto procuratore che allora dirigeva le indagini, Roberto Pennisi, a tenere il punto è stato l’avvocato della parte civile (il Comune di Portoferraio), Carlo Di Bugno. «Per noi sono provate tutte le accuse, tra cui quella di associazione a delinquere e corruzione - ha commentato -. Questa gestione del potere ha recato gravi danni soprattutto d’immagine al Comune di Portoferraio». Ed è per questo che oltre a 163mila euro per danni patrimoniali, l’avvocato ha chiesto anche un milione e 500mila euro di risarcimento per danni morali.  Ad ascoltare la requisitoria di Giaconi e l’arringa di Di Bugno, ieri in aula, sette imputati. Sono rimasti imperturbabili. I loro volti non hanno tradito particolari emozioni. La Maltinti vestita di un rosso acceso, per tutta la durata dell’udienza ha consultato il suo computer portatile. «Dal pm e dall’avvocato di parte civile mi aspettavo delle prove, invece hanno parlato come se non si fosse svolto un processo», è stato il commento in una pausa dell’udienza.  Solo Nocentini ha rilasciato una dichiarazione spontanea alla corte. Ha voluto ribadire la sua estraneità ai giochi politici. «Non ho mai sostenuto né la candidatura di Giovanni Ageno nel 1999, né quella di nessun altro - ha detto -. Io sono un imprenditore che lavora con tutta l’isola, le nostre aziende sono associate con Confersercenti e con Confcommercio, due associazioni di categoria su posizioni politiche opposte». Quanto ai suoi rapporti con gli altri imputati ha dichiarato di aver dato incarico a Nicola Ageno perché era un bravo professionista e aveva tariffe ragionevoli. Quanto alla Maltinti, «con lei non ho avuto nessun tipo di rapporto, posso averla incontrata qualche volta in Comune, ma non ho mai parlato con lei al telefono, tantomeno ho mai avuto il suo numero». (a.f.)

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