il Tirreno — 21 giugno 2008
pagina 05
sezione: EMPOLI
EMPOLI. Si alleggerisce, in tribunale a Livorno, la posizione degli imputati in una delle vicende giudiziarie che più hanno scosso lisola dElba anche se per larchitetto empolese Sandra Maltinti la richiesta del pubblico ministero è stata la più alta: due anni di reclusione. Le è stata contestata anche la tentata concussione. Il Comune di Portofferaio, inoltre, ha chiesto 1,5 milioni di euro di danni. Si tratta di una vicenda, sui presunti intrecci tra politica e affari a Portoferraio, che prese il via dallinchiesta che il 1º giugno 2004 sfociò nella notifica di 4 avvisi di garanzia e sei arresti, tra cui quello dellex sindaco Giovanni Ageno. Il processo partiva da capi dimputazione pesantissimi: agli indagati erano stati contestati reati tra cui associazione per delinquere, peculato, corruzione, violenza privata, concussione e voto di scambio. Ieri mattina però, nelludienza in tribunale a Livorno, il pm Antonio Giaconi, nella sua requisitoria ha ammorbidito le accuse nei confronti di quello che era stato soprannominato un comitato daffari. Ha chiesto, infatti, per tutti gli imputati lassoluzione per il reato più grave, lassociazione a delinquere. «Nonostante i consistenti rapporti tra gli indagati - ha spiegato Giaconi - non cè certezza che vi fosse una struttura associativa». Per i reati di voto di scambio e di abuso edilizio, Giaconi ha ritenuto di non doversi procedere per avvenuta prescrizione, mentre per gli altri capi di imputazione ha chiesto che fossero derubricati ad abuso dufficio. Per questo reato sono state richieste pene variabili: un anno e 8 mesi di reclusione per limprenditore Tiziano Nocentini, un anno e 6 mesi per il suo uomo di fiducia Marco Regano, un anno e 6 mesi per il figlio dellex sindaco, Nicola Ageno, un anno e 6 mesi per lex assessore del Comune Alberto Fratti, 8 mesi per Enrico e Giuseppe Cioni, 6 mesi per Annalisa Di Pede. La richiesta più alta è stata, invece, per Sandra Maltinti, 2 anni di reclusione. A lei è stata contestata anche la tentata concussione, per fatti risalenti al periodo in cui larchitetto empolese dirigeva lufficio tecnico del Comune di Porto Azzurro: allora, secondo laccusa, la donna avrebbe richiesto circa 50 milioni di lire allimprenditore edile Nunzio Trusso, per dare il via ai lavori di costruzione della nuova caserma dei Carabinieri. Per tutti gli imputati il pm ha chiesto la sospensione condizionale della pena. «La vicenda è delicata e complessa e ha visto lapplicazione di gravi misure cautelari - ha spiegato Giaconi -. I dati emersi consentono di affermare che la vicenda portata allesame non ha nessun movente politico. Non possiamo però trascurare che un gruppo politico, di cui la Giunta era espressione, favoriva, nella gestione della cosa pubblica, quasi esclusivamente, gli interessi privati di gruppi imprenditoriali. In sintesi si tratta di un conflitto di interessi». Il pm ha sostenuto che il nuovo regolamento urbanistico e il piano del porto, erano strutturati in modo da consentire e favorire gli affari dellimprenditore Nocentini. Non ha mancato di menzionare come il figlio dellex sindaco, Nicola Ageno, lavorasse sia per Nocentini, che per il Comune di Portoferraio. Ha poi citato episodi di rimozione di dirigenti che avevano criticato i piani urbanistici. Ma se la posizione dellaccusa si è ammorbidita rispetto ai reati che nel 2004 aveva contestato il sostituto procuratore che allora dirigeva le indagini, Roberto Pennisi, a tenere il punto è stato lavvocato della parte civile (il Comune di Portoferraio), Carlo Di Bugno. «Per noi sono provate tutte le accuse, tra cui quella di associazione a delinquere e corruzione - ha commentato -. Questa gestione del potere ha recato gravi danni soprattutto dimmagine al Comune di Portoferraio». Ed è per questo che oltre a 163mila euro per danni patrimoniali, lavvocato ha chiesto anche un milione e 500mila euro di risarcimento per danni morali. Ad ascoltare la requisitoria di Giaconi e larringa di Di Bugno, ieri in aula, sette imputati. Sono rimasti imperturbabili. I loro volti non hanno tradito particolari emozioni. La Maltinti vestita di un rosso acceso, per tutta la durata delludienza ha consultato il suo computer portatile. «Dal pm e dallavvocato di parte civile mi aspettavo delle prove, invece hanno parlato come se non si fosse svolto un processo», è stato il commento in una pausa delludienza. Solo Nocentini ha rilasciato una dichiarazione spontanea alla corte. Ha voluto ribadire la sua estraneità ai giochi politici. «Non ho mai sostenuto né la candidatura di Giovanni Ageno nel 1999, né quella di nessun altro - ha detto -. Io sono un imprenditore che lavora con tutta lisola, le nostre aziende sono associate con Confersercenti e con Confcommercio, due associazioni di categoria su posizioni politiche opposte». Quanto ai suoi rapporti con gli altri imputati ha dichiarato di aver dato incarico a Nicola Ageno perché era un bravo professionista e aveva tariffe ragionevoli. Quanto alla Maltinti, «con lei non ho avuto nessun tipo di rapporto, posso averla incontrata qualche volta in Comune, ma non ho mai parlato con lei al telefono, tantomeno ho mai avuto il suo numero». (a.f.)