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Euro e petrolio volano, e il cibo diventa più salato

 ROMA. Giornata di record per combustibili e carburanti. Il petrolio continua la sua corsa al rialzo e arriva a sfiorare i 120 dollari al barile, portandosi dietro benzina e gasolio. Se la prima è salita fino a 1,413 euro al litro, il diesel è arrivato a sfiorare la soglia degli 1,4 euro, fermandosi a 1,399 euro al litro. Nuovi record che si potrebbero trasformare in un salasso stimato dai consumatori fino a 324 euro nell’intero 2008 per gli automobilisti italiani. E’ l’inarrestabile corsa del petrolio a preoccupare maggiormente la comunità internazionale.
 «L’alto prezzo del petrolio potrebbe rappresentare un ulteriore pericolo di deterioramento delle prospettive di sviluppo dell’economia mondiale» è scritto nel comunicato dei ministri dei Paesi produttori e consumatori, riuniti a Roma per l’International Energy Forum. Ma neppure i timori degli esperti e gli impegni dell’Opec hanno calmato il mercato. Il cartello aumenterà la produzione di 5 milioni di barili al giorno al 2012, che diventeranno 9 milioni al 2020. Ma non basta.
 Alimentari. L’ennesimo record del petrolio spinge verso l’alto anche i costi di produzione degli alimenti, che fanno segnare un aumento medio dell’8,8%. E gli alimentari corrono più al Nord che al centro-sud. E’ una corsa a due velocità che fa scattare l’allarme caro-tavola nelle città settentrionali dove, per riempire il carrello della spesa, bisogna spendere cifre ben più alte che nel resto d’Italia. La forbice spesso è ampia e si allarga fino a mettere a segno uno scarto che si aggira nell’ordine del 20-25%. A contrapporsi sono soprattutto Milano e Napoli. A fotografare l’esistenza di differenze territoriali nel livello dei prezzi tra i venti capoluoghi di regione sono i risultati di un progetto sviluppato da Istat, Unioncamere e Istituto Tagliacarne. Il paniere ha considerato 1.737 prodotti (di cui 1.337 relativi ai beni alimentari). Lo studio assegna la palma di città più care in Italia per gli alimentari a Milano e Bolzano, che fanno registrare livelli dei prezzi più elevati di oltre il 10% rispetto alla media nazionale (rispettivamente +13,3% e +11,2%). Le due meno care sono Napoli e Bari, con prezzi più bassi rispettivamente del 12% e 9% rispetto alla media.
 L’euro. La Bce ha spinto per l’ennesima volta Supereuro al record storico contro dollaro, oltre quota 1,6 (massimo a 1,6019) che rappresenta il doppio rispetto al minimo di sempre segnato dalla stessa valuta unica nel 2000. Sono state le dichiarazioni di Christian Noyer, membro della Bce, a sostenere gli acquisti. Noyer ha detto fra l’altro che la Bce porrà in essere tutte le misure necessarie a rallentare la dinamica dei prezzi al consumo. In un contesto di forte rallentamento non solo dell’economia Usa, ma di quella mondiale (e europea) l’euro oltre 1,60 rappresenta un prezzo da pagare in più per le aziende esportatrici del vecchio Continente.
 Le Borse. Risentono di questa situazione. Oltre a petrolio ed euro, sono ancora le paure legate agli effetti della crisi dei mutui subprime a frenare la voglia di ripresa dei listini europei che hanno registrato la seconda seduta consecutiva in calo. Milano chiude a -0,51%. I timori sono legati all’ipotesi che le banche europee possano avere in pancia altri prodotti non proprio sicuri.