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Depressione, farmaco senza effetti collaterali

 FIRENZE. E’ stato studiato anche all’Università di Pisa, un nuovo farmaco per le forme gravi di depressione (ne soffrono il 6% dei toscani). Viene dagli Stati Uniti, dove comunque era già impiegato fin dagli anni ’80. Si tratta del bupropione (nel nostro Paese è in un uso nelle terapie antifumo, a dosi comprensibilmente diverse).
 Secondo il professor Giulio Perugi del Dipartimento di psichiatria all’Azienda ospedaliera universitaria pisana (ne ha parlato a Milano assieme ai prof. Claudio Mencacci di Milano e Pierluigi Canonico di Novara in un incontro per la stampa stampa promosso da Gsk), concreto è il suo effetto, soprattutto per l’assenza degli effetti collaterali tipici degli antidepressivi, quali sonnolenza, calo del desiderio sessuale ed aumento di peso. Caratteristiche che portano alla autosospensione delle cure mediamente nel 30% dei casi entro quattro settimane e del 40% dopo tre mesi. Utilizzato oggi anche in compresse a lento rilascio (una sola al giorno anziché tre), il farmaco si trova in fascia A, a totale carico del Servizio sanitario nazionale.
 Ma cosa c’è realmente alla base della depressione? Sul piano pratico calano i livelli di alcune sostanze che collegano fra loro le cellule cerebrali, i neurotrasmettitori. Quando una persona tende a diventare triste potrebbe avere carenze di dopamina, il mediatore del piacere. Così l’attenzione, il desiderio, il ricordo del piacere e la spinta ad ottenerlo di nuovo, nei confronti di cibo ed attività sessuale appaiono legati a tale sostanza. La serotonina entra invece in gioco nei mutamenti del comportamento alimentare con attenzione compulsiva verso i cibi. Apatia, mancanza di motivazione e volontà sono al contrario possibili segnali di carenza di noradrenalina.
 La malattia, quindi, può essere legata sia a predisposizione genetica, sia ad elementi scatenanti come la perdita di una persona cara. Il problema è che queste modificazioni si mantengono nel tempo e per tornare alla normalità occorre spesso ricorrere ai farmaci. I loro effetti collaterali, sono parole di Perugi, possono influire sulla salute del paziente ed, assieme, compromettere il funzionamento sociale e limitare l’aderanza alle cure. Il bupropione appartiene ad una nuova classe (inibitori della noradrenalina e della dopamina) e può, oltre a quanto detto, possedere una tollerabilità a lungo termine, a differenza dagli altri.
Gian Ugo Berti