ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Romario testimonierà in tribunale


 FORTE. Doveva mettere insieme una squadra fantascientifica, stellare, il top del calcio mondiale di quegli anni. Zinedine Zidane, Paolo Maldini, Lothar Matthaeus, Romario, Ronaldinho e tante altre star del pallone. Il tutto per un evento - una partita contro una selezione di calciatori coreani e giapponesi - che doveva fungere da traino per i mondiali del 2002 nella terra del Sol Levante.
 Un’impresa - poi in parte realizzata - che è costata il rinvio a giudizio per appropriazione indebita a un manager sportivo, Giorgio Galeffi, oggi 70 anni, bolognese residente da tanti anni a Forte dei Marmi. L’uomo è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Lucca, alla quale i colleghi di Milano hanno inviato il fascicolo dichiarandosi incompetenti. Il dibattimento prenderà il via il 28 marzo al Tribunale di Viareggio, davanti al giudice monocratico Gerardo Boragine, e nella lista dei testi citati dalla difesa (l’imputato sarà tutelato dal legale milanese Liguori, lo stesso che difese Mediaset nella querelle per il diritti televisivi legati al calcio) compaiono proprio Lothar Matthaeus, oggi 48 anni, indimenticato polmone tedesco dell’Inter del Trap, Romario, 44, l’asso brasiliano dei mille gol in carriera oltre a Bruno Longhi, volto di Mediaset ed Enrico Bendoni, ex Gazzetta dello Sport poi cooptato nello staff organizzativo di Italia 90. Citazioni anche per l’ex direttore dell’area tecnica del Perugia Trombetta (tra i campioni contattati c’era anche Hidetoshi Nakata, che al tempo vestiva la casacca della formazione umbra) e per un altro calciatore croato nel giro della nazionale, Srebic.
 La storia. Tutto nasce alla fine del 2000, quando un manager giapponese, Setzuo Ishi, contatta Galeffi per acquisire la disponibilità dei massimi giocatori europei per una partita amichevole da disputare a Yokohama, il 3 gennaio del 2001, contro una selezione di assi coreani e giapponesi. Galeffi, che ha solide conoscenze nel mondo dei procuratori, accetta di buon grado. E riceve una somma di compenso iniziale per pagare la trasferta e il gettone di partecipazioni alle star del pallone. Ma l’impresa riesce soltanto a metà: perchè alcuni campioni, soprattutto quelli del nostro campionato come Zidane, Maldini e il braisiliano Leonardo, rispondono picche: la serie A infatti ripartiva subito dopo l’Epifania e un viaggio così lungo in Giappone non sarebbe stato ben visto da Juventus e Milan. Galeffi, comunque, riesce a mettere in piedi un team del tutto dignitoso: dai portieri Chilavert e Meola, ai difensori Marcio Santos, Matthaeus, Kaladze e Winter, ai centrocampisti Ortega, Roy, Trotta, Emre, Bolano e Babangida agli attaccanti Prosinecki e Cuevas: magari non il massimo che c’è, ma per promuovere il calcio nel paese dagli occhi a mandorla bastava ed avanzava. La partita si gioca regolarmente il 3 gennaio davanti a 46mila spettatori e finisce sull’1-1 (gol di Prosinecki, recitano le cronache). Ma agli organizzatori giapponesi qualcosa non va giù, ovvero la presenza di Romario che resta in tribuna per un acciaccio fisico. Setzuo contestò a Galeffi di avergli versato 60mila dollari per avere il campo Romario e altri 115mila per altre spese: in tutto proprio quei 175mila dollari che sono al centro del processo per appropriazione indebita. La querela arriva alla Procura di Milano, che però si dichiara incompetente per territorio visto che non è chiaro il luogo dove il presunto reato si è consumato: il manager infatti avrebbe preso parte dei soldi proprio il Giappone, alla vigilia della partita. Una situazione di impasse che viene risolta, secondo la legge, inviando gli atti alla Procura di residenza dell’indagato (Forte dei Marmi). Dunque sarà il giudice di Viareggio a giudicare Galeffi, a stabilire se vi sia stata l’appropriazione indebita di quei famosi 175mila dollari. Se ne riparlerà alla fine di marzo.
- Giorgio Billeri