Scalabrelli il portierone nel Piacenza da serie A

SAN MARINO. Cristiano Scalabrelli ha 37 anni e ancora voglia di schizzare da palo a palo. Mancianese, scuola Sauro, una carriera spesa a difendere le porte di mezza Italia e una nuova giovinezza nel Murata calcio a San Marino dopo due anni di beach soccer. È uno dei tanti maremmani che hanno vestito la maglia del Piacenza. Racconta: «Era la stagione 2000-2001. Avevamo uno squadrone con allenatore Walter Novellino. Una vera corrazzata costruita per andare in serie A. Con me giocavano Roma, Tramezzani, Ambrosetti, Caccia, Morrone e Lucarelli. Fu una stagione eccezionale e conquistammo la serie A».
Un campionato travolgente. Spiega: «Piacenza è una piazza che ti lascia vivere bene se sei un calciatore. Non ci sono pressioni. Quest'anno hanno avuto una partenza balbettante ma con l'arrivo in panchina di coach Somma stanno rialzando la testa e hanno ottenuto ottimi risultati, però il Grosseto...». Già, il Grosseto. «Da maremmano ho vissuto la promozione in B con grande piacere e mi piacerebbe che allo stadio andasse più gente. Credo che i biancorossi nel torneo cadetto possano fare bene e magari anche da trampolino di lancio per tanti maremmani, com'è stato per Branca e Zauli. Le due sconfitte con 4 gol subiti nelle trasferte di Trieste e Frosinone hanno un po' macchiato la stagione ma sono convinto che il Grosseto possa fare un ottimo campionato, specialmente se adesso arriveranno anche dei ritocchi». Sauro, Torino, Cuoiopelli, Napoli, Giarre, Fiorentina, Lucchese, Cosenza, Cesena, Forli: la carriera di Scalabrelli è stata lunga e impreziosita anche da tanta serie B e alcune presenze al piano di sopra. «Alla Fiorentina - sottolinea - ho giocato con Stefano Pioli: per il Grosseto lui è una vera garanzia. Era già un allenatore in campo. È una persona seria e capace. Credo che non ci saranno problemi per rimanere in categoria». Analizza: «La Maremma è diventato un bacino importante a livello calcistico. Non è un caso se le società del nord vengono a pescare giocatori da noi. Piacenza è un esempio in questo senso. Quando giocavo io da quelle parti era appena arrivato Abbate e poi subito dopo Matteassi. Nel calcio, come nella vita, è questione anche di fortuna». Quella di Scalabrelli ha un nome e cognome: «Si chiama Dino Dini: ha creduto in me fino in fondo. Mi ha mantenuto a spese sua al Sauro. E lì grazie ai consigli di Moreno Dottarelli sono cresciuto e passato al Torino. Fossi rimasto a Manciano avrei giocato al massimo in Promozione. È per questo che dico che a Grosseto la serie B è importantissima proprio per i nostri giovani talenti». Pronostici per sabato? «È una partita aperta a qualsiasi risultato. Il Grosseto non ha attaccanti di ruolo, ma può vincere. Se serve un attaccante posso darvi il numero del Condor Agostini. Ha 42 anni ma segna ancora a raffica oltre a essere il mio allenatore al Murata».
Andrea Cordovani