16 dicembre 2007 —
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Lucca
VIAREGGIO. «Vorrei anchio dire come il presule di Torino Mai più. Ma crediamo che non sia possibile». La sicurezza sul lavoro, quella che salva le vite e la salute, vista da Confindustria, nelle parole che Antonio Orazi pronuncia davanti agli intervenuti al convegno Piano mirato regionale per la cantieristica navale 2008-2010. A spiegare perché non è possibile era stato, poco prima, il segretario della Camera del lavoro, Andrea Antonioli. Denunciando, davanti al giudice Gerardo Boragine, come esistano nella realtà dei cantieri navali orgoglio e vanto di Viareggio, «piani della sicurezza che le aziende ci consegnano e risultano fatto con il copia e incolla». Piani che riportano nomi di dipendenti esatti e indirizzi sbagliati, perché sono quelli di unaltra impresa. Elencando «mezzi e strumenti di lavoro in dotazione ad unimpresa nel Piano di unaltra che ne ha altri e diversi a disposizione». E ancora, al Polo Nautico che troppi incidenti macina «a bordo di unimbarcazione di metallo dove si lavora con la corrente a 380 invece che a 48 e il rischio di fulminare tutti».
Boragine laveva appena detto, in chiusura del proprio intervento: «Rimanere inerti sul fronte della sicurezza sul lavoro significherebbe non solo non tenere nella dovuta considerazione i fondamenti reali della nostra Costituzione, ma anche trascurare quel senso di umanità, di solidarietà e - soprattutto - di rispetto della dignità delle persone che deve essere alla base di ogni convivenza civile».
Ma le persone, nel senso di coloro che tutti i giorni rischiano la vita nei cantieri navali arrivando dallalto capo del mondo o dal nostro Sud, al convegno di ieri non cerano. Lontani anni luce, così come la politica locale che sparge cordoglio a fiumi sui morti, ma perde di vista i vivi. Quegli stessi per i quali il Piano straordinario della cantieristica stanzia - solo per la Versilia - 210mila euro lanno. Con i quali la Asl ha intenzione di procedere allassunzione di due tecnici della prevenzione, incrementando lattività di vigilanza di 120 imbarcazioni in lavorazione ogni anno. Attivando anche verifiche sulle valutazioni del rischio chimico effettuate dalle aziende, sul controllo dei livelli di esposizione a solventi, sullefficienza degli impianti di aspirazione, sugli accertamenti sanitari periodici effettuati dalle aziende, e sui profili duso degli agenti chimici impiegati nella cantieristica.
«Anche la quantità della vigilanza ha un suo significato», è il nocciolo dellintervento dellassessore regionale alla sanità, Enrico Rossi, che invita a non perdere di vista la necessità di «trovare un punto di equilibrio» nel rapporto con le aziende. Che lamentano leccesso «di leggi e carte» là dove basterebbero «buon senso ed equilibrio». Equilibrio che è facile perdere stando in piedi su un ponteggio, come è accaduto al giovanissimo Joubert Thompson, nel febbraio di questanno, in un cantiere navale della Polo Nautico. Inutile chiedere a che punto siano le indagini: «Quando tutto è nelle mani della magistratura - risponde Giuliano Angotzi, che per la Asl Versilia dirige il servizio di prevenzione infortuni - perdiamo di vista il caso». Di Joubert, dalle statistiche di questanno, sappiamo solo che il suo non risulterà tra gli infortuni Inail. Era un marinaio e aveva una sua assicurazione: impossibile sapere se aveva dovuto stipularla privatamente, se era nel contratto di lavoro o se, alla fine, non ci fosse alcuna assicurazione.
Nei cantieri navali della Darsena - sono ancora i dati a parlare - questanno due persone hanno perso un occhio ciascuno. E se nel 2000 gli infortuni totali della cantieristica erano il 6,5% del totale sul territorio della Asl 12, nel primo trimestre del 2007 la percentuale era schizzata a 7,8%.
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Donatella Francesconi