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Comunità montane, vanno riunificate

 CASTEL DEL PIANO. La sopravvivenza dell’istituzione Comunità Montana dell’Amiata, che come molte altre è messa in crisi dalla proposta Lanzillotta, è da qualche tempo al centro di un dibattito a più voci sull’Amiata. C’è chi cerca e propone soluzioni alternative come l’unione di Comuni, c’è chi invoca il mantenimento dell’Ente così com’è, c’è chi vorrebbe addirittura la sopressione in modo definitivo.
 Ma nessuno ha, fino ad ora, proposto la riunificazione delle due Comunità montane (all’inizio unite) in cui l’Amiata è oggi divisa fra Grosseto e Siena.
 Prende, invece, questa posizione Michele Nannetti, per anni difensore civico della Comunità Montana Amiata Grossetana e che esprime la sua opinione definendosi “cittadino dell’Amiata”.
 Il Nannetti, dunque, torna a proporre la riunificazione delle due Comunità Montane, senese e grossetana, passando sopra al fatto che adesso l’Ente senese si è legato alla Val d’Orcia e quello grossetano ha guardato con maggiore interesse verso la Maremma.
 Due vie diverse, insomma, che sembrerebbero, al momento, rendere impossibile questa riunificazione che Nannetti, invece, caldeggia.
 «Se venissero approvati alcuni disegni di legge proposti - spiega Nannetti - in Toscana delle 20 comunità montane attualmente esistenti ne rimarrebbero dalle 2 alle 4, quella del Monte Amiata sicuramente. Sono state molte le voci di protesta su questa politica di razionalizzazione e di contenimento dei costi delle comunità montane, come quella dell’Uncem che in un suo documento ribadisce “la necessità di pieno riconoscimento dell’istituzione locale Comunità Montana”, questo anche nel rispetto della nostra Carta Costituzionale che sancisce il concetto di un’Italia “a due velocità” e fa esplicito riferimento alle zone montane ed alle loro particolari necessità».
 Quanto descritto, prosegue Nannetti: «invita a ritrovare una fattiva unione d’intenti tra tutti i Comuni della nostra montagna. Importante infatti è guardare alle necessità comuni di un territorio e della sua popolazione per giustificare il bisogno di unirsi in un ente pubblico unico più forte, che li salvaguardi dalla sopravvenuta diminuzione di finanziamenti a tutti gli enti locali.
 Del resto il significato dell’ente comunità montana, scaturito dal decentramento amministrativo era e è tutt’ora quello di sostenere il più possibile i comuni montani, che per la loro stessa natura sono sempre stati ritenuti più svantaggiati.
 La prima riunione del Consiglio della Comunità Montana del Monte Amiata si svolse il 4 novembre 1959 nella sala consiliare del Comune di Arcidosso. All’epoca era composta sia da comuni dell’Amiata grossetana (cioè Arcidosso, Castel del Piano, Seggiano, Santa Fiora, Castell’Azzara, Roccalbegna e Sorano), sia da comuni del versante senese: Abbadia San Salvatore, Radicofani, Castiglione d’Orcia e Piancastagnaio.
 Ciò lasciava intendere che i comuni montani avevano bisogno di lavorare insieme per sviluppare al meglio le risorse comuni. Tant’è che infatti lo stesso primo presidente dell’ente locale nascente, l’allora sindaco del Comune di Arcidosso, Isoliero Ragnini, nella sua relazione introduttiva, ribadì quelle che erano le aspettative riposte dalle popolazioni montane nel nuovo organismo e cioè quelle di uscire dal loro tradizionale isolamento, perseguire importanti intenti di sviluppo economico/sociale/culturale, avvicinare lo Stato alle popolazioni montane ed ai loro bisogni. Quelle medesime finalità appaiono oggi quanto mai attuali; malgrado i miglioramenti ed i progressi riscontrabili rispetto al 1959, la zona amiatina combatte ancora con molti degli stessi problemi di allora, anzi, negli ultimi anni, taluni sembrano essersi addirittura accentuati».
 E Michele Nannetti sottolinea come; «Pare infatti di assistere ad un regresso sul piano della sanità e dei servizi in genere, i giovani trovano sempre meno opportunità lavorative nel loro territorio e se ne vanno via. I comuni della Comunità Montana del Monte Amiata quindi - conclude Nannetti - potrebbero riscoprire tutti insieme, come un tempo, la loro energia, la loro efficienza ed una maggiore vivacità con uno sforzo di cooperazione che è tra l’altro una loro antica peculiarità, derivata da quei caratteri di unitarietà ed omogeneità che contraddistinguono la zona montana: l’elemento idrogeologico, economico, sociale, culturale, storico».
Fiora Bonelli

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