Fides, la fucina di campioni

LIVORNO.Da Beppe Nadi ad Andrea Baldini. Dal 1892 ai giorni nostri. Dalla stanzetta al lume di candela nella malfamata via della Posta, al moderno circolo di via Allende. In mezzo, un'interminabile serie di successi che hanno contribuito a far diventare Livorno la città con più medaglie mondiali e olimpiche conquistate, subito dopo Mosca,
Ma quella del Fides è anche una storia di personaggi. Come il suo fondatore Beppe Nadi. Un brigadiere dei pompieri di radici pistoiesi, trapiantato a Livorno per amore di Assuntina, la figlia del custode del Comune. Beppe Nadi è un uomo "urlone", severo, intransigente soprattutto con il figlio Nedo. La sua vicenda sportiva, di gran maestro, è densa d'aneddoti e ricordi. Alcuni censurabili, come le celebri staffilate rifilate sulle gambe dei propri allievi, che avevano il solo torto di sbagliare il tempo di un attacco o di una parata. Ricordi che diventano un po' guasconi quando si parla di Aldo Nadi, il più piccolo dei suoi figli. Uno schermidore cui piacciono le donne, il gioco e ha l'opportunità di approdare anche ad Hollywood.
Come schermidore il più grande di tutti è Nedo Nadi. Alle Olimpiadi di Anversa, nel 1920, vince cinque medaglie d'oro e stimola la curiosità di re Alberto, che a fine giochi lo invita a palazzo. Il Fides è anche storia d'autentici signori delle pedane come Mario Curletto o dalla lingua arguta e tagliente come Manlio Di Rosa. Un grandissimo della scherma mondiale, dalla longevità incredibile. In grado di vincere il secondo oro olimpico a quarantadue anni suonati, a Melbourne 1956, vent'anni dopo il trionfo di Berlino. Di Rosa è livornese Doc, poco incline a sopportare ingiustizie e prevaricazioni.
Nei suoi centoquindici anni di storia il Fides sforna una miriade di grandissimi campioni. Tra loro, partendo da lontano, Oreste Puliti (quattro ori olimpici), Baldo Baldi (1 oro), Bino Bini (1 oro), Dino Urbani (due ori), Giorgio Chiavacci (un oro), Gustavo Marzi (due ori), Athos Tanzini e a cavallo delle due guerre, Aldo Montano, il nonno dell'Aldone nazionale: l'oro Olimpico di Atene 2004 e medaglia d'argento ai mondiali di San Pietroburgo qualche giorno fa. Proprio sulla bravura della dinastia Montano, si affida la scherma nazionale negli anni settanta. I cugini "Mauzzino" (babbo di Aldo), Mario Tullio (detto "Mariolone") con Rolando Rigoli e Michele Maffei nel 1972 a Monaco conquistano una medaglia olimpica nella sciabola a squadre. "Mauzzino" fa ancora di più e nel 1973 (a Goteborg) e nel 1974 a Grenoble infilza due storici ori mondiali individuali. A tenere alto il nome dei Montano sono anche Carlo (per tutti Carlino), attuale vicepresidente del Fides, e Tommaso. Prima di loro nel dopoguerra e negli anni Cinquanta e Sessanta, le fortune del Fides portano i nomi di Pier Luigi Chicca, Maurizio Vaselli, Giorgio Pellini, Ario Cantini. E soprattutto un gran maestro come Athos Perone, zio di Mario Curletto. Solo dopo la bella parentesi di Angelo Scuri (un oro olimpico a Los Angeles e due ori mondiali a squadre a Barcellona e Sofia), negli anni Ottanta, la scherma livornese attraversa un breve periodo di transizione. A far tornare a luccicare lo stellone labronico ci pensano Aldo Montano e l'attuale numero uno del ranking mondiale del fioretto, Andrea Baldini. Che in meno di un anno vince due medaglie d'argento mondiali individuali, un campionato d'Europa, uno tricolore e una Coppa del Mondo. Per uno che deve ancora spegnere la candelina dei ventidue anni pensiamo possa bastare. In rampa di lancio poi, tante stelle di prima grandezza come la bravissima Irene Vecchi.
Mario Orsini