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Cede la casa in multiproprietà, truffato


 VIAREGGIO. In un grande albergo alle porte di Roma, tra il febbraio e il marzo del 2003, si svolge un’assemblea da kolossal: quattromila presenti, giorno dopo giorno, per fare il punto sull’operazione di vendita delle loro multiproprietà nelle località turistiche di mezzo mondo. Tutto accade nella più classica delle atmosfere da convention: ottimismo, musiche e la contagiosa euforia di chi pensa di fare brillanti affari. Peccato che buona parte di quelle vendite si rivelerà una truffa. E la stessa cosa accade per altre convention (per esempio ne risulta una a Torino), altre trattative, altre cessioni immobiliari di appartamenti di vacanza. Alla fine i raggirati, secondo i quotidiani che se ne occupano in tutta Italia, saranno 9mila. C’è anche un viareggino. È Fabrizio Antonini: abita al Terminetto, in via Farabola Est. Ieri ha letto il suo nome inserito in un elenco lunghissimo, disposto dal gip di Treviso per convocare all’udienza preliminare centinaia di “persone offese”. Cioè vittime.
 La storia. La situazione classica di questa storia nasce alla metà degli edonistici anni Ottanta: l’Italia di Paolo Rossi, il pop di Michael Jackson e dei Queen, i cartoni animati giapponesi, il Ciao, le espadrillas, internet che non esiste, il muro di Berlino che esiste. E la multiproprietà come miraggio dorato dell’italiano medio, che vede uno spiraglio per avere il suo spicchio di gloria vacanzierà a Cortina o a St Tropez. Lui, il nostro italiano medio, acquista l’appartamento sfruttando il boom del settore. Poi gli anni Ottanta declinano e fanno quello che il tempo e la matematica impongono: sfociano negli anni Novanta e nel Duemila. Arrivano i voli low-cost e le vacanze mordi e fuggi, la multiproprietà cala di moda, gli italiani tentano di vendere quei beni da residence. All’orizzonte si profila presenta un’occasione d’oro. Una società si offre di acquistare l’immobile e il prezzo è ottimo.
 Le cifre. Il cedente si impegna a vendere nel giro di qualche mese e paga subito una ricca provvigione, in due rate da 1.400 euro l’una. Ma la cambiale è garantita da una finanziaria in liquidazione. È una truffa capillare, fatta di tante piccole somme (qualcuno paga entrambe le rate, altri fanno in tempo a evitarne una), ma il totale fa impressione: 25 milioni di euro, secondo le accuse. Ieri il Gip di Treviso Umberto Donà ha fissato l’udienza preliminare (al 29 novembre) per undici imputati. Perquisizioni e interrogatori in varie città dalla Guardia di finanza e alla polizia consentono di risalire a una centrale operativa: i proprietari delle quote di appartamenti erano contattati da telefoniste per contro di una società di Treviso. E, appunto invitati a una convention in un grande albergo. Lì vengono convinti a firmare un contratto preliminare: il prezzo per una settimana di multiproprietà è di 13.500 euro, da cedere a un’altra società di Treviso. Direttamente in albergo, i truffati pagano i primi 1.400 euro. In cambio ottengono una cambiale garantita da fidejussioni che risulteranno false, emesse su carta intestata da due finanziarie, la lussemburghese Compagnie des Garanties e l’Intercontinentale Spa di Firenze. La prima non è più in possesso dell’autorizzazione dell’Ufficio italiano cambi a coprire cambiali dal marzo 2002; la seconda dal gennaio 2003, da quando è in liquidazione.
 I nomi. Le società trevigiane, perquisite dalla Finanza il 20 marzo, sono di Danilo Cornacchia, 40 anni, con precedenti per ricettazione e assegni a vuoto. È lui il primo nome degli imputati dell’udienza preliminare. Gli altri sono Giovanni Manzari (Bari, 35 anni), Claudio Toneatti (Treviso, 54 anni), Ciro De Lucia (nato a Napoli e residente a Padova, 36 anni), Alessandro Marini (Abano Terme, 44 anni), Gino Sammarco (Napoli, 61 anni), Donato Troccoli (Bari, 48 anni, residente a Parigi), Alberto Vallese (Jesolo, 40 anni), Roberto Michelotto (Monselice, 53 anni) e Claudio Giovanetti (nato in Messico e residente alla Canarie, 51 anni).
- Fabrizio Brancoli