02 ottobre 2007 —
pagina 20
sezione: Spettacolo
Q
uesta è la storia di un incontro fortunato. Iniziato quasi per caso, su Internet, e proseguito con un concerto a Livorno, durante lultima edizione di Effetto Venezia. Da una parte lamericano Dan Fante, autore di romanzi, testi teatrali, racconti, poesie, alle spalle un cognome impegnativo per chi nella vita vuole fare lo scrittore (il grande John Fante, quello di Chiedi alla polvere e Aspetta primavera, Bandini era suo padre) e una famiglia originaria di Torricella Peligna, Abruzzo.
Dallaltra il livornese Gianluca Maria Sorace, musicista, grafico specializzato in web design, mente e voce della band Hollowblue.
In mezzo una canzone, First Avenue, scritta a quattro mani (Dan è lautore dei versi, Gianluca delle musiche). E lalbum che la contiene. Si intitola Stars are crashing (in mybackyard) - la Midfinger Records lo pubblicherà a dicembre - e con sé porta tanti progetti: una tournée italiana, un cd fatto di poesie e musica da allegare ai libri che Fante sta per pubblicare nella nostra lingua, e forse un giro di concerti negli Usa che potrebbe iniziare dallArizona, lo stato dove Fante attualmente risiede.
Gianluca racconta che quando lui e Dan hanno iniziato a scambiarsi le prime mail il disco era praticamente già pronto. Poi è successo tutto in fretta. Lui ci ha provato: «Faccio sempre così, mi butto. Gli ho spiegato che il mio gruppo stava per far uscire il nuovo album, e che per noi sarebbe stato un onore avere un suo testo per una canzone. Dopo unora me ne ha mandati due. Scelsi il primo, First Avenue. Il giorno dopo avevo già scritto la musica. Alla Midfinger hanno fatto i salti mortali per inserire il pezzo nel cd. Sapevano che ne valeva la pena».
Sembra sia un segno del destino: gli incontri importanti, per Gianluca e gli Hollowblue, avvengono sempre online. Tempo fa capitò la stessa cosa con Anthony Reynolds, il musicista e cantante inglese che con i Jack, negli anni 90, ha pubblicato alcuni dei migliori album del brit pop. È stato lui a passargli la mail di Fante.
«Anthony lo conobbi nel 2004, poco prima di pubblicare What you left behind, il primo album degli Hollowblue. Lo contattai da fan, amavo la musica dei Jack. Scrissi al suo sito, allegando anche un po di materiale nostro. Che a lui piacque molto, tanto da decidere di venire in Italia e collaborare col gruppo. Lo ospitai da me, e in quel periodo scrivemmo Io bevo, che poi entrò a far parte del disco».
Praticamente lo stesso copione: un cd in uscita, una collaborazione inaspettata, una canzone scritta di getto che allultimo tuffo si aggiunge alle altre. Ed è curioso come il caso abbia fatto avvicinare per due volte (e a breve distanza di tempo, e in modo molto simile) mondi così affini.
Quelli di Sorace, Reynolds e Fante hanno molti tratti in comune: lo stesso sguardo crepuscolare, lo stesso stile scarno e febbrilmente espressivo. Gli stessi temi: il rapporto con gli altri, lamore, il senso dellesistenza. Nei loro testi, ogni frase è una pennellata, ogni periodo il tassello di un affresco in cui, come in un quadro impressionista, ognuno può andare in cerca del proprio stato danimo. Nel nuovo disco cè un brano che riassume tutto questo: si chiama We fall, Gianluca lo canta assieme alla bellissima voce di Lara Martelli, una delle autrici più interessanti tra quelle che nostro panorama musicale ci ha regalato negli ultimi anni.
«È stato Anthony a mettermi in contatto con Dan. Un giorno mi dice: Guarda, cè questo mio amico americano che ha bisogno di qualcuno che curi il suo sito internet. Sai, è il figlio di John Fante, e anche lui è scrittore.... Conoscevo bene i libri del padre, non ancora i suoi. Ho accettato volentieri di occuparmi del suo sito, e nel frattempo ho iniziato a procurarmi le sue cose, a conoscere la storia incredibile del suo percorso. La cosa che più ti sorprende di lui è come attraverso la scrittura sappia raccontare le cose più tremende, i dolori più profondi, in modo leggero, quasi distaccato. È da quella leggerezza che intuisci il suo grande amore per la vita: la forza danimo di un uomo avanti con gli anni (oggi Dan ne ha 63, ndr) che dopo unodissea privata fatta di sventure, eccessi e sconfitte riesce a rimettersi in piedi grazie al proprio talento. La sua storia è già di per sé un romanzo. Ma i primi contatti tra noi erano mail che parlavano di lavoro. Lui mi mandava aggiornamenti sulla sua attività di autore, rendendomi partecipe delle soddisfazioni che la sua carriera iniziava a riscuotere. Perché il talento di Dan non è stato scoperto da molto. I riconoscimenti importanti sono iniziati ad arrivare proprio nel periodo in cui ci siamo conosciuti. Una volta mi inviava una pagina che il New York Times gli aveva dedicato, unaltra mi scriveva per farmi sapere di un premio che aveva vinto: giorno dopo giorno ho visto cambiare la sua vita di scrittore. Alla fine gli ho chiesto un testo per noi. Ed è nata First Avenue».
Un attimo dopo è nata anche lidea di portare la canzone a Effetto Venezia, e di presentarla al pubblico attraverso la voce di chi ne aveva scritto i versi: «Ho chiesto agli organizzatori se potevamo suonare. Mentre parlavo del gruppo, ho accennato anche alla cosa di Dan. E loro: Chiediamogli di venire qua a Livorno, se accetta potreste fate il concerto insieme». Fante ha accettato subito. «Quando è arrivato e finalmente ci siamo conosciuti, mi ha colpito per la gentilezza dei suoi modi. È estremamente affettuoso. Un affabile zio dAmerica con lentusiasmo di un ragazzino che ha ancora tutto da scoprire. In Italia è arrivato da solo: la sua ultima moglie - una bellissima modella trentacinquenne di New York - e il suo ultimo figlio, Michelangelo Giovanni, un bambino di 3 anni, sono rimasti in Arizona. Ha detto che li porterà la prossima volta. Oltre a preparare il concerto, abbiamo registrato undici sue poesie: le recita lui stesso, accompagnato da Ellie Young, la nostra violoncellista (gli altri membri della band sono Marco Calderisi, Giancarlo Russo e Federico Moi, ndr). Su questa idea pensiamo di costruire un intero album. Che magari porteremo in giro nel 2008. Dan tornerà in Italia a gennaio, a Napoli mettono in scena una sua pièce, Don Giovanni, il protagonista è Toni Servillo. Ci rivedremo in quelloccasione, per parlare di tutti i progetti che abbiamo in mente: i concerti, i libri, il disco».
Niente male, per una cosa iniziata quasi per caso, su Internet, con una mail che parlava di un sito da riorganizzare.
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Andrea Lanini